Ferrarini, scure sugli obbligazionisti
Proposto un rimborso del 17,5%
Nuovo cda a due con Roberto Pini e Lisa Ferrarini

28/2/2019 – Un aumento di capitale da dieci milioni di euro da parte di Ferrarini Holding (garantito dal nuovo socio di maggioranza, il gruppo Pini, e dalla sua controllata Hungary Meat Kft), la garanzia della continuità aziendale, la dismissione di asset non strategici. Ma un colpo non indifferente agli investitori in bond Ferrarini.
Questi le linee, riferite da Ferrarini spa, del piano concordatario depositato lunedì sera al tribunale fallimentare di Reggio Emilia dal commissario giudiziale Bruno Bartoli, alla scadenza della termine (prorogato) concesso dal giudice delegato.

Lisa Ferrarini


Per saperne di più sul piano industria hanno già chiesto un incontro i sindacati nazionali Fai-cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil con una lettera indirizzata a Lisa Ferrarini: «Il futuro aziendale – affermano i sindacati – non può prescindere dalla salvaguardia occupazione dei siti di Rivaltella e di Langhirano».
Ma se le dichiarazioni delle famiglie Ferrarini e Pini sono su questo fronte tranquillizzanti, non altrettanto si può dire per gli investitori in bond, ai quali viene proposta la restituzione di nemmeno un quinto del capitale e senza interessi.
Domani, venerdì 1 marzo, sono convocate le assemblee degli obbligazionisti dei due prestiti da 35,5 milioni di euro quotati all’extraMot di Borsa Italiana, emessi da Ferrarini Spa nel 2015 (per 30 milioni, con cedola del 6,375% e scadenza 2020) e nel 2019, quest’ultimo emesso a fine 2016 al tasso del 5,675% con scadenza sempre 2020. Entrambi i prestiti obbligazionari erano gestiti dalla Popolare di Vicenza, ora fallita.
Non è necessaria la sfera di cristallo per comprendere come il boccone sia difficile da trangugiare per gli obbligazionisti, che in quanto creditori chirografari sono gli ultimi nella graduatoria: la proposta di Ferrarini Spa – formalizzata dall’assemblea straordinaria che ha licenziato il piano del concordato – prevede una percentuale di pagamento del 17,5%, senza il riconoscimento di interessi e con pagamento in tre rate di pari importo, la prima entro il terzo anno dall’omologa della proposta concordataria e l’ultima entro il quinto anno.


Il piano prevede invece il pagamento integrale dei lavoratori, delle passività di natura privilegiata e prededucibile e quelle garantite da pegni e ipoteche. Una volta omologato, il concordato entrerebbe in scena il gruppo Pini di Sondrio, colosso della bresaola che ha già firmato un accordo per acquisire la maggioranza di controllo di Ferrarini, con la famiglia che resterebbe come socio di minoranza incaricato della gestione.
L’assemblea straordinaria ha già deliberato un aumento di capitale sociale sino a 10 milioni di euro da parte di Ferrarini Holding garantito, come già accennato, da Pini Italia srl e dalla sua controllata ungherese.
Allo stesso tempo, è stato azzerato il consiglio di amministrazione Ferrarini, ricostituito con due soli membri: Roberto Pini, presidente del gruppo acquirente, e Lisa Ferrarini, attuale presidente del gruppo di Rivaltella.
Il progetto di bilancio presentato al tribunale di Reggio si caratterizza per una robusta ripulitura dei conti, con una perdita di esercizio di oltre 156 milioni di euro nel 2017 e un patrimonio netto negativo di 18,9 milioni. Nel 2018, sino al 23 luglio (data di ingresso nel regime di procedura concorsuale) la perdita di esercizio era stata di 14,7 milioni con un patrimonio netto negativo di 123,6 milioni.
In questo quadro si inserisce il divorzio, avvenuto nell’ultimo week end, tra Ferrarini spa e il direttore finanziario storico i, che dall’altro venerdì non è più dipendente dell’azienda: la risoluzione del rapporto è in mano agli avvocati.
In questo quadro turbolento, la buona notizia riguarda il salumificio Vismara: nei giorni scorsi il commissario giudiziale Cadoppi ha annuncianto ufficialmente ai sindacati alimentaristi di Lecco la firma della cessione al gruppo Amadori.

La sede del gruppo Ferrarini a Rivaltella
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Una risposta a 1

  1. Antolope Cobbler Rispondi

    28/02/2019 alle 16:29

    Beh, che dire: per quanto fossero tempi non ancora sospetti, si fa per dire, il gruppo emette un Bond da 30 milioni con cedola lorda del 6,375% (in un contesto globale di tassi negativi) e, soprattutto ottimamente retato. Che istituto lo ha emesso? Chi ha retato il Bond? Cosa è quindi emerso fra tale istituto e……

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