Affare Lagocastello: assolti a Roma dopo 4 anni l’ex senatore Bonferroni e Tarcisio Zobbi

18/2/2019 – Si è chiuso nei giorni scorsi con sette assoluzioni in primo grado di fronte al Gup del tribunale di Roma, Roberto Saulino, il processo per la lottizzazione Lagocastello, cominciato a Brescia come propaggine del processo Pesci (ramo mantovano di Aemilia, sulle infiltrazioni della cosca di ndrangheta Grande Aracri nella bassa Lombardia) e approdato nella capitale per competenza territoriale. Sono stati così assolti l’ex senatore reggiano Franco Bonferroni e
Tarcisio Zobbi, già consigliere comunale a Reggio Emilia, dopo quattro anni di tritacarne mediatico e giudiziario con l’ombra della ndrangheta sulla vicenda Lagocastello (ombra comunque spazzata via presto con il trasferimento di questo ramo del processo Pesci).

Franco Bonferroni

Il principale imputato era l’ex sindaco di Mantova Nicola Sodano (Forza Italia): con lui stati assolti, oltre a Bonferroni e Zobbi, l’imprenditore delle costruzioni Antonio Muto, di Mantova – già prosciolto in Cassazione nel giugno scorso dall’accusa di aver fiancheggiato il clan di Nicolino Grande Aracri – l’ex senatore spezzino di Forza Italia Luigi Grillo, l’ex presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise e il commercialista Attilio Fanini: tutti accusati a vario titolo di aver esercitato pressioni su ministero e Consiglio di Stato per aggiustare la pratica Lagocastello, relativa a una lottizzazione per 200 villette e un hotel su un’area di 400mila metri quadrati.

Tarcisio Zobbi con Carlo Giovanardi

Il processo si è chiuso prima ancora di cominciare, vale a dire in sede di udienza preliminare: il giudice Saulino ha fra l’altro dichiarato che un processo del genere sarebbe stato del tutto inutile per la pressoché totale assenza di prove d’accusa.

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Amaro il commento dell’ex sindaco di Mantova: “E’ la parola fine su tante pagine di odio di falsità, la fine di 1.478 giorni di sofferenza che hanno cambiato la storia politica di Mantova, perché quell’avviso di garanzia era arrivato nel pieno della campagna per il mio secondo mandato. L’avevo giurato sulla tomba di mio padre che questa faccenda doveva finire con giustizia e così è stato. Ora penso sia il momento di riflettere”.

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