Affare diamanti, sequestri per 700 milioni
Tra i grandi truffati anche Vasco Rossi
Il giallo del “suicidio” di Giacobazzi, presidente Idb

20/2/2019 – Si allarga a dismisura la truffa dei diamanti da investimento, piazzati a migliaia di risparmiatori agli sportelli di banche importanti, ma a un costo di fatto doppio del valore reale. Una truffa cresciuta a dismisura a tra Milano e Reggio Emilia, rapidamente estesa a mezza Italia, e che aveva per epicentro la Intermarketing Diamond Business, la società milanesed uidata da Claudio Giacobazzi, il manager reggiano, nato a Rubiera ma che viveva con la famiglia a Vezzano sul Crostolo, stato trovato morto il 14 maggio scorso con un sacchetto di plastica stretto intorno alla testa nella camera di un hotel vicino al casello autostradale di Reggio Emilia.

Una cascata di diamanti

L’indagine della procura di Milano, coordinata dalla pm Grazia Colacicco e dal procuratore aggiunto Riccardo Targhetti ha portato in questi giorni a sequestro preventivi per ben 700 milioni di euro, di cui oltre 84 milioni a carico del solo Banco Bpm di Milano, a riprova delle dimensioni colossali dell’affaire diamanti.

Sono coinvolti 75 indagati – tra cui lo stesso Direttore generale di Bpm Maurizio Faroni che risulta sotto inchiesta per concorso in truffa, autoriciclaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza. – e cinque banche del calibro appunto di Bpm e Banca Aletti, Unicredit, Mps (che ha già concluso gli accordi con le associazioni di tutela per il risarcimento degli investitori) e Intesa San Paolo. A Mps e Intesa si appoggiava la Diamond Private Investiment Spa di Roma.

Claudio Giacobazzi

Sono migliaia, dicevamo, gli investitori truffati, buona parte dei quali tra Reggio Emilia, Modena e Parma: per lo più avevano comprato diamanti per poche decine di migliaia di euro, però è lungo anche l’elenco dei grandi investitori. Ad esempio, scrive oggi il Corriere della Sera, Vasco Rossi avrebbe messo nelle pietre preziose la bazzecola di 2,5 milioni di euro. Diana Bracco, famosa e ricchissima imprenditrice farmaceutica, avrebbe investito 1,3 milioni, mentre la conduttrice Federica Panicucci si sarebbe accontentata di 55 mila euro. Soldi in gran parte svaniti nelle commissioni alla Idb, alle banche e nel trucco delle supervalutazioni, soldi inghiottiti dalla società di cui Giacobazzi era presidente e amministratore delegato: la Idb è stata dichiarata fallita dal tribunale di Milano , ma ai tempi d’oro macinava decine di milioni di utili ogni anno. Del resto, lo scandalo è esploso, prima ancora di un inchiesta di Report del 2016 (in sella c’era ancora Milena Gabanelli), quando un investitore che aveva versato ben 400 mila euro, scoprì da una perizia gemmologica che le pietre valevano forse il 20% di quanto le aveva pagate.

La manifestazione degli investitori in diamanti davanti al Banco Bpm di Reggio Emilia

Perchè le banche sono coinvolte direttamente nei sequestri e con decine di funzionari sotto inchiesta? Perchè gli accordi con la Idb e la Diamond Private prevedevano che le filiali mettessero a disposizione dei clienti solo i depliant e i prospetti delle due società, mentre le indagini della Procura condotte dalla Guardia di Finanza milanese, avrebbero accertato che direttori e consulenti proponevano di loro iniziativa l’investimento ai clienti, presentando i diamanti come bene rifugio che avrebbe garantito un rendimento costante del 3-4% all’anno, però con una rappresentazione “parziale, ingannevole e fuorviante” dell’investimento, come ha scritto il gip Natalia Imarisio nell’ordinanza che ha autorizzato il maxi sequestro preventivo.

Il meccanismo era semplice: le quotazioni venivano pubblicate su un giornale economico, ma a pagamento e nelle pagine delle quotazioni di Borsa, in modo da trarre in inganno i clienti per lo più distratti o inesperti. Le vittime, scrive il giudice Imarisio, non erano assolutamente in grado di capire che metà dei loro soldi se ne andava tra Iva, commissioni delle banche e profitto della società. Inoltre uscire dall’investimento avrebbe significato perdere un altro 10%. Secondo l’ordinanza era direttori e consulenti a convincere la clientela che si fidava di loro e che garantivano “l’intrinseca genuinità dell’investimento e l’affidabilità delle due società”.
Tuttavia è difficile credere che i piani alti degli istituti non fossero consapevoli di quello che accadeva agli sportelli: il procedimento, anzi, dovrà stabilire se e in quale misura proprio i vertici, che oggi si difendono affermando di essersi limitate a segnalare la possibilità di investimento, peraltro con guadagni del tutto marginali, non solo abbiano tollerato, ma addirittura incoraggiato la pratica truffaldina. Sospetto autorizzato dal contenuto di una telefonata, intercettata dagli inquirenti, in cui un dipendente Bpm parla di un cliente “che compra 100 e vale 44, perché se legge non lo compra”. E va inteso “se legge bene il prospetto informativo ” dell’investimento in diamanti.

A Reggio Emilia, dove a fine maggio si era svolta una manifestazione di protesta davanti alla sede del San Geminiano San Prospero – Bpm, la sola Federconsumatori tutela oltre settecento posizioni per un importo complessivo superiori ai dieci milioni di euro (in parte già rimborsati attraverso il riacquisto dei diamanti al prezzo di collocamento). a questi si aggiungono i risparmiatori che si sono rivolti a Confconsumatori (che ha anche presentato un esposto alla Procura nei confronti di Mps), Adiconsum Codacons e a vari avvocati. Federconsumatori ha chiarito che gli investitori che non lo hanno ancora fatto potranno tornare in possesso agevolmente dei loro diamanti, perchè la curatrice fallimentare ha chiarito che, non essendo di proprietà della Idb, le pietre restano fuori dallo stato passivo. Intanto si parla di class action con l’adesione di migliaia di truffati. E sullo sfondo della vicenda resta l’ombra pesante della morte in circostanze drammatiche, e non del tutto chiare, del manager reggiano Claudio Giacobazzi .

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Una risposta a 1

  1. Alessandro Rispondi

    20/02/2019 alle 12:55

    Ho sempre sostenuto che investire in covered warrant fosse meno rischioso….

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