Sicurezza stadi: “Guerra ai nuclei di delinquenti”
“Le società tengano d’occhio le tifoserie”
Il convegno al Mapei: “Condannare sempre i cori offensivi”

14/1/2019 – In tema di sicurezza negli stadi di calcio per il prefetto Franco Gabrielli sarebbe “fondamentale rivedere il ruolo degli steward”. Tuttavia  “non vanno attribuite a queste figure insostituibili che servono ad accogliere la gente,  funzioni di ordine pubblico che non gli sono proprie, considerandoli dei poliziotti in sedicesimo”.

Lo ha detto questa mattina il Capo della polizia Gabrielli intervenendo al convegno nazionale organizzato allo stadio Mapei-Città del Tricolore  di Reggio Emilia, da Questura, Federcalcio e Sassuolo Calcio, dedicato al “l’evoluzione” delle misure per tutelare l’incolumità dei cittadini durante le partite.

Un tema che scotta da tempo, ma soprattutto in questi giorni dopo i fatti di Santo Stefano a Milano.

Con una battuta (“quando si dovrà decidere il motto della nostra Repubblica io proporrò ‘Unicuique suum‘, a ciascuno il suo”, Gabrielli ha poi richiamato  la necessità che “anche le società sportive si facciano carico delle proprie tifoserie perchè tanto più lo faranno, tanto più aiuteranno noi ad individuare quei soggetti che con la partecipazione positiva agli eventi sportivi non hanno nulla a che fare”. Proposte, quelle di Gabrielli, a cui il questore di Reggio Emilia, Antonio Sbordone, ne ha aggiunto altre due. La prima è quella di potenziare “il ‘travaso di informazioni’ tra le autorità di pubblica sicurezza e le società sportive, che ad esempio oggi non conoscono i ‘daspati’ (i tifosi colpiti da Daspo, provvedimento di allontanamento dagli stadi, ndr) “.

Sbordone chiama poi in causa gli stessi calciatori che, rispetto alle manifestazioni di intolleranza durante le competizioni, “sembrano restare in un limbo di estraneità”. Anche secondo il questore reggiano “ruolo e competenze degli steward vanno ridefiniti” precisando che “l’intervento di un soggetto privato nella gestione dell’ordine pubblico esalta e non riduce il ruolo dell’autorità”.

Per Diego Parente, ex capo della Digos di Roma “un segnale di maturità sarebbe quello di considerare i cori e gli slogan denigratori e offensivi, se non incitanti alla violenza, non come un fatto scontato e facente parte del gioco delle parti, ma da condannare senza se e senza ma”. Aspetto su cui Gabrielli concorda, bilanciando però questo aspetto con il contesto dello stadio, che considera principalmente “un luogo di spettacolo, divertimento e coivolgimento emotivo”, usando soprattutto “il buonsenso”.
Daniela Stradiotto, presidente dell’osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, suona una nota critica, quando afferma che “per molte società sportive i costi per la sicurezza sono ancora visti come un onere pesante e la collaborazione con le istituzioni e le forze dell’ordine avviene perche’ viene chiesta, non nell’ottica di una partecipazione e condivisione delle responsabilita’”.

Giancarlo Giorgetti, sottosegretario del Governo con delega allo Sport, invita invece ad “educare” i bambini fin da piccoli, evitando che “si associno, perchè le ammirano, a tifoserie che hanno un nucleo di delinquenti, che impongono un’organizzazione e regole paramilitari sul loro territorio, cioè le curve”. La chiusura degli stadi sul modello inglese, sarebbe invece per Giorgetti “una sconfitta dello Stato”.

Tutti i relatori concordano pero’ sul fatto che le innovazioni nella normativa sulla sicurezza degli stadi, dall’impiantistica ai daspo al biglietto nominale, hanno funzionato “e il fatto che la violenza scoppi sempre piu’ lontano dagli stadi fa ben sperare”.

Per il presidente della Regione Stefano Bonaccini, “il calcio e’ un fenomeno sociale e popolare dove sarebbe sciocco pensare di poter usare solo la repressione, ma non ci possono essere zone franche”. Infine, a giudizio del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, “le partite non possono diventare una grande discarica dello sfogo per i problemi della società in cui viviamo”.

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