Richiedenti asilo ospiti della Dimora D’Abramo come vigilantes nei grandi concerti
Documenti falsi, società di security nella bufera, arrestati due “reclutatori” napoletani

28/1/2018 – Nelle prime ore di questa mattina i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Emilia con la collaborazione Nucleo Carabinieri Ispettorato Lavoro hanno condotto l’operazione “Security Danger” culminata con l’esecuzione di 4 ordinanze cautelari emesse dal Tribunale di Reggio Emilia su richiesta della Procura della Repubblica reggiana – Sostituto Valentina Salvi titolare dell’indagine –, in ordine ai reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e false attestazione a pubblico ufficiale. La vicenda, dai contorni incredibili, riguarda l’utilizzo di decine di richiedenti asilo ospitati a Reggio nei servizi di sicurezza dei grandi concerti e anche come buttafuori nelle discoteche del nord. Il tutto sulla base false attestazioni della prefettura di Napoli, e senza che nessuno abbia ma i controllati i richiedenti asilo, sfruttati anche per quindici ore al giorno, nel corso dei concerti. Col rischio altissimo di infiltrazioni di tipo terroristico. 

Il colonnello Cristiano Desideri, comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio Emilia

I provvedimenti cautelari, per i quali sono tuttora in corso perquisizioni domiciliari e societarie, sono stati emessi nei confronti di un uomo di 38 anni del  modenese e e di uno di 63 anni abitante a Bologna, titolari di 2 importanti società di sicurezza operanti sul territorio nazionale, a quali è stato interdetto l’esercizio di attività imprenditoriali, nonché di due pregiudicati campani con base nel reggiano, Leone Damiano  di 30 anni e la madre Franca Ceglia di 50 anni, che ora si trovano in carcere.

I richiedenti asilo coinvolti erano tutti ospitati a Reggio Emilia in strutture della cooperativa Dimora D’Abramo, numero 1 del sistema di accoglienza profughi e richiedenti asilo in provincia.

Le società di security coinvolte invece sono la Sg Investigation  di Imolae All Areas di Modena. Quest’ultimo è un istituto di vigilanza privata non armata, che esercita in base alla licenza prefettizia  numero 133842013.

Giovanni Palermiti, amministratore unico SG investigation di Imola

In oltre vent’anni All Areas Modena ha fornito servizi a circa 2.000 eventi, tra i quali il concerto di Ligabue del 19 settembre 2015 al Campo Volo di Reggio Emilia e al mega concerto di Vasco Rossi, oltre 200 mila partecipanti, del 2017 a Modena.

Anche la S.G Investigation era al concerto di Ligabue  del 2015, al Campo Volo di Reggio, con 35 operatori: la licenza prefettizia in base alla quale la S.G può svolgere servizi di investigazione è intestata all’amministratore unico Giovanni Palermiti,  “una onorata carriera – si legge nel sito istituzionale –  nella Guardia di Finanza, Nucleo Polizia Tributaria, G.I.C.O. Bologna”. S.G. Investigation è una costola della cooperativa Scorpion Group,  sempre di Imola, fondata e guidata da Claudio Mantellini.

Nel corso delle indagini i carabinieri hanno passato al setaccio numerosi grandi eventi tenutisi in diverse province del nord Italia nel 2017, tra i quali i concerti dei Guns’N Roses a  Imola del 10 giugno 2017, dei Depeche Mode a Milano del 28 giugno 2017, il concerto record di Vasco Rossi a Modena del primo luglio 2017,  e inoltre quelli di David Guetta a Padova del 28 luglio 2017, del DJ Salmo del 9 settembre 2017 e dei Rolling Stones a  Lucca del 23 settembre 2017.

Damiano Leone

Franca Ceglia

I carabinieri reggiani hanno accertato che i due arrestati, attraverso il paravento di ua ditta di “portierato”, con la complicità di almeno due società di sicurezza – formalmente titolari dei contratti di appalto o subappalto stipulati con gli organizzatori degli eventi -, hanno reclutato un centinaio di persone, tra le quali profughi richiedenti asilo, sbarcati in Italia dalla Libia da pochi mesi dopo essere stati salvati in mare, nonché nomadi e pregiudicati, senza alcun titolo nè autorizzazioni, dotandoli a poche ore dai singoli eventi di tesserini di riconoscimento con iscrizioni prefettizie della Prefettura di Napoli falsamente attestanti la pubblica certificazione di addetti alla sicurezza di cui alla L. 94/2009, su cui, solo al momento dell’inizio dell’evento musicale, venivano incollate le fototessere degli interessati.

Con queste falsificazioni gli  “addetti alla sicurezza” battezzati sul momento,  senza essere sottoposti ad alcuna forma di controllo, venivano fatti accedere nell’area dei concerti, alcuni anche sin sotto il palco per svolgere il filtraggio del pubblico, il controllo degli effetti personali (borse, marsupi, zaini etc..) e dei biglietti, la vigilanza degli ingressi nonché di quelli riservati all’accesso delle Forze di Polizia e dei mezzi di soccorso.

Il tutto, evidentemente, secondo un meccanismo collaudato e reiterato che di fatto ha esposto decine di migliaia di persone ad un rischio di eccezionali proporzioni in termini di sicurezza, e ciò in un periodo di elevata sensibilità ed attenzione in tema di potenziali attentati terroristici, nonostante le norme in tema di gestione di sicurezza in occasione dei cosiddetti “grandi eventi” adottate dopo pochi giorni dai tragici fatti di Piazza San Carlo a Torino del 3 giugno 2017. 

Le attività investigative, durate diversi mesi, sono state avviate quasi casualmente, a seguito di una perquisizione domiciliare eseguita nel corso di altra indagine nell’abitazione dei due congiunti arrestati, dove sono stati trovati numerosi tesserini di riconoscimento plastificati riportanti le generalità di cittadini stranieri (poi identificati in profughi richiedenti asilo – specificano i carabinieri – “attualmente ospitati presso un noto centro di accoglienza reggiano”, con l’avvenuta attestazione della relativa decretazione rilasciata dal Prefetto di Napoli quali “addetti ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi”  di cui alla L. 94 del 15 luglio 2009.

I tesserini, come tutti quelli poi rintracciati dai Carabinieri, sono risultati completamente falsi.

“L’approfondimento della normativa di settore – specificano i Carabinieri di Reggio Emilia – “ha consentito di verificare che, in assenza di appositi protocolli tra le competenti Prefetture e le associazioni di categoria, gli unici soggetti a poter essere utilizzati quali addetti alla sicurezza da parte delle relative società in occasione dei cosiddetti “grandi eventi” erano appunto solo quelli cosiddetti “decretati”, ossia titolari dell’iscrizione prefettizia rilasciata a seguito della rigorosa verifica dei requisiti soggettivi nonché a seguito della frequentazione di apposito corso di formazione”.

Nel dettaglio è stato accettato che in tutti gli eventi musicali, ed in particolare nel noto concerto di Vasco Rossi tenutosi al Modena Park di Modena l’1.7.2017, a cui parteciparono ben 220 mila persone, furono utilizzati numerosi soggetti privi di alcuna decretazione nonché quelli appositamente reclutati da e madre e figlio in possesso di falsa iscrizione.

Uno dei falsi tesserini rilasciati ai richiedenti asilo

I Carabinieri hanno accertato che l’utilizzo di tali soggetti, quasi tutti provenienti dal Senegal e sbarcati in Italia come richiedenti asilo, è dunque “sfuggito” sia ai controlli preliminari rispetto agli eventi (ossia le comunicazioni effettuate dalle due compiacenti società che comunicarono alle competenti Questure e Prefetture i falsi codici prefettizi dei relativi addetti) sia, evidentemente, anche in occasione dello svolgimento del singolo evento musicale.

Questa una delle dichiarazioni maggiormente significative raccolte durante le indagini da parte di uno dei tanti richiedenti asilo reclutati e utilizzati dagli indagati: “Sono giunto in Italia clandestinamente nel giugno 2016 dopo essere stato salvato in mare da una nave ONG durante il mio trasporto, su uno dei tanti barconi, proveniente dalla Libia….. Una volta a Modena da quando abbiamo cominciato il lavoro a quando lo abbiamo terminato nessuno, né di alcuna società né delle forze dell’ordine mi ha mai chiesto alcun documento ovvero effettuato alcun controllo sul mio cartellino, né tanto meno sono stato oggetto di filtraggio con metal detector o di altro tipo, nemmeno visivo o sul contenuto delle mie tasche o degli effetti che portavo con me. Io mi ritengo una brava persona ma di fatto trovai strana l’assenza di controllo poiché se io fossi stato un terrorista avrei potuto fare qualsiasi cosa”..

Tutti gli “addetti alla sicurezza” stranieri, incapaci di parlare e comprendere la lingua italiana, dopo essere stati agganciati tramite annunci online pubblicati dai napoletani, si recavano di volta in volta a casa loro dove portavano una propria fototessera: E la sera del concerto gli indagati le incollavano sui tesserini, nel frattempo predisposti dalle due società compiacenti.  

Le persone così reclutate, tramite dei furgoncini, venivano quindi accompagnate sui luoghi dei singoli concerti e “affidati” a ignari referenti delle citate società per il relativo impiego. La dotazione del semplice tesserino bastava quindi per consentire agli interessati di accedere  all’area del concerto per poi essere collocati nel punto prescelto per la relativa attività “di sicurezza”.

Ai richiedenti asilo venivano imposti “turni di lavoro massacranti anche di 15 ore giornaliere, privi di pause e cambi di alcun tipo, senza poter assentarsi per il pranzo o per la cena. In molte situazioni non veniva saldata neanche la paga concordata, di soli 6 euro l’ora, costringendo così i disgraziati ad accettare un ulteriore lavoro per un secondo concerto nella speranza di vedersi versare anche la modesta somma concordata e già maturata”.

“I medesimi soggetti inoltre, privi di alcuna formazione e preparazione e sempre attraverso le false decretazioni apparentemente emesse dalla Prefettura di Napoli, venivano utilizzati dal L.D. e dalla madre C.F. anche quali cosiddetti buttafuori in numerose discoteche del nord Italia. Ciò con tutti i potenziali rischi conseguenti, come purtroppo si è visto nella tragedia di Corinaldo e in altri casi. 

L’attività condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia “sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica reggiana evidenzia come l’ordine e la sicurezza pubblica nei grandi eventi, pur regolamentata da un proprio quadro normativo di riferimento, tra l’altro di recente rafforzato dopo i tragici eventi di Torino di cui si è detto, rappresentino, nonostante tutto, un contesto ancora permeabile al concreto rischio di infiltrazioni criminose di ogni genere ivi comprese, seppur fortunatamente non avvenuto nei fatti sopra esposti, quelle di tipo eversivo – terroristico”.

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