Lo scandalo dei richiedenti asilo vigilantes: per il vicesindaco in fondo la colpa è di Salvini
Leggere qui per credere

28/1/2019 – “Lo smantellamento dell’organizzazione che ingaggiava e sfruttava persone, comprese tra queste richiedenti asilo, facendole lavorare come addetti alla sicurezza in eventi e spettacoli di grande richiamo, ci spinge a due considerazioni.

La prima è constatare l’efficacia dell’indagine condotta da procura della Repubblica e Carabinieri, a cui va il nostro plauso.

La seconda è il valore di ‘monito’, che l’emersione di questa vicenda fa risaltare in tutta la sua importanza e drammaticità, in particolare rispetto al destino delle persone titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari, dopo la progressiva attuazione del decreto 113 del 2018, il ‘decreto Salvini’.

Vicende di questo tipo – generate dalla rete infernale dello sfruttamento di lavoratori in nero, assai radicata nei settori dell’agricoltura, dei servizi a basso valore aggiunto, del commercio, dei trasporti – non sono nuove e la solerzia delle attività preventive e repressive non di rado ne ha avuto ragione.

Il vicesindaco Matteo Sassi parla al poligono di tiro, alla commemorazione dei fratelli Cervi e di Quarto Camurri

Il punto però oggi è un altro. E’ evenienza molto concreta e quanto mai allarmate che l’applicazione progressiva delle nuove misure sull’immigrazione contenute nel decreto 113 acuisca notevolmente situazioni di irregolarità, quindi di ulteriore fragilità e di aumento della quantità di ingaggi lavorativi fuori legge soprattutto verso persone private di status giuridico, trasformando queste situazioni da fatti isolati a ricorrenti e producendo paradossalmente illegalità e insicurezza.

Per di più, apprendiamo stamani che lo sfruttamento del lavoro nero può avvenire in ambiti economici nuovi come quello della cultura e dello spettacolo, che si aggiunge a quelli più tradizionali, con il coinvolgimento di personale occasionale, non preparato ad attività delicate, come il contribuire alla sicurezza di un evento pubblico di grande richiamo, a totale discapito non solo dei lavoratori stessi, ma dell’intera comunità.

La ‘gemmazione’ di questi casi avverrà perché, per legge, ovvero con la cancellazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, viene impedita di fatto ai cosiddetti rifugiati la possibilità di un lavoro regolare. Tutto questo rischia dunque di essere il portato ricorrente e amplificato del decreto Salvini.

Siamo certi che tale aspetto, così evidente e di così forte impatto sociale, non sia sfuggito al governo che ha presentato il decreto al Parlamento, per la sua, poi avvenuta, conversione in legge. E per questo auspichiamo una correzione di tiro.

Respingiamo intanto sin da ora certa propaganda, che associa la parola migrazione a quelle di illegalità e insicurezza, ricordando i fatti veri, cioè che le organizzazioni a cui afferiscono i lavoratori in nero (migranti e non migranti) sono solitamente controllate da italiani e dispongono di ingenti quantità di denaro; i richiedenti asilo vengono ridotti in condizioni di ulteriore fragilità, anche economica, per arricchire chi li sfrutta; il confine tra economia legale e illegale è labile e non di rado il piano dell’economia legale è congiunto a quello dell’economia illegale.

La vera soluzione è la legalità, la vera legalità, data da un lavoro regolare, che inserisce il lavoratore in un’economia emersa e trasparente; che dà a chiunque, compreso il cittadino richiedente asilo, una piena dignità; e che costituisce un’iniezione di sicurezza autentica. In un vero stato democratico e di diritto, la sicurezza non è uno slogan e non la si raggiunge con la sola e necessaria repressione, ma con la costruzione e il mantenimento di presupposti di legalità diffusi nel tessuto della società e dell’economia”. Matteo Sassi, vicesindaco di Reggio Emilia con delega al Welfare

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Una risposta a 1

  1. luisa Rispondi

    29/01/2019 alle 14:03

    dopo che ha dato del leghista a francesco fantuzzi stiamo ancora ad ascoltarlo?

    tra l’altro alcuni dei concerti “incriminati” sono del 2017…le elezioni sono del 2018.

    così, tanto per dire

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