La Coop taglia 752 impiegati, riassetto-choc in Alleanza 3.0
A Reggio 150 esuberi?

11/1/2019 – La scure di Paolo Alemagna, il nuovo direttore generale di Alleanza 3.0 – entrato nel colosso cooperativo ad agosto con pieni poteri per raddrizzare la barca della gestione che fa acqua da tempo – si è abbattuta sulla rete di sedi direzioni e uffici di cui è costellata la più grande cooperativa di consumatori d’Europa, nata due anni fa dalla fusione di Nordest di Reggio, Adriatica di Casalecchio e Estense di Modena.

Paolo Alemagna

Nella giornata di mercoledì, in un incontro a Bologna, Alleanza 3.0 ha presentato ai sindacati un piano di riassetto molto pesante con ben 752 esuberi tra gli impiegati, la metà dei 1.500 impiegati, quadri e manager in forza nelle tre direzioni di Bologna, Modena e di via ragazzi del ’99 a Reggio Emilia e negli uffici di Milano, Ravenna, Pordenone, Venezia e Mirano. La maggioranza dei tagli colpirà le sedi emiliane: non è ancora chiaro quanto e cosa resterà del direzionale ex Nord Est, ma secondo alcune valutazioni circolate ieri a Reggio Emilia sarebbero in esubero più di cento dipendenti amministrativi: c’è chi parla anche di 150 e persino di 200.

La nascita di Alleanza 3.0: a sinistra Paolo Cattabiani

I vertici della cooperativa hanno precisato che non sarà licenziato nessuno: la ristrutturazione dovrebbe avvenire a “impatto occupazionale zero”, vale a dire con esodi volontari incentivati o prepensionamenti. Comunque la ristrutturazione non risparmia neppure gli alti gradi: proprio il primo gennaio è andato in pensione Paolo Cattabiani, ultimo presidente di Coop Nordest, uno degli artefici della fusione e amministratore delegato di Alleanza 3.0.

La ristrutturazione era nelle cose, alla luce dei conti non brillanti colosso coop, che ha un elevato indebitamento (con circa 4 miliardi di prestito da soci a fine 2017) ma una bassa redditività, soprattutto se confrontata con i gruppi concorrenti. Secondo un’analisi di Marco Nora (lapressa.it) mentre la perdita di bilancio negli ultimi due esercizi è stata di 50 milioni, grazie alla gestione finanziarie, la perdita della gestione ordinaria (vale a dire il core business degli iper e supermercati) è stata di ben 310 milioni, mentre nel solo 2017 il gruppo Esselunga ha guadagnato ben 410 milioni nella gestione ordinaria e  298 milioni come utile di bilancio.

Se dunque i tagli erano attesi, nondimeno i sindacati sono stati colti di sorpresa dall’ampiezza dell’operazione.

“La dismissione di diverse sedi era stata annunciata nei mesi scorsi, ma un numero cosi’ alto di popolazione lavorativa e di sedi considerate esuberi ci ha negativamente sorpresi”, ha commentato il sindacato del commercio Fiscascat della Cisl Emilia Centrale (Modena e Reggio).

“L’azienda, in seguito all’accorpamento di Coop Estense, Coop Adriatica e Coop Consumatori Nordest, si e’ trovata a gestire una situazione con più-  persone che svolgono la stessa mansione. In diversi casi questo e’ stato valutato come un dispendio eccessivo di costi- spiega il segretario generale  Fisascat Cisl Emilia Centrale Enrico Gobbi– pertanto è stato quantificato l’esubero nel numero di circa 700 persone full time equivalenti. Abbiamo stigmatizzato i mesi di silenzio dell’azienda e sollecitato una stagione di nuove relazioni sindacali. Abbiamo chiesto di aprire tutte le strade possibili per far si’ che l’impatto occupazionale sia uguale a zero”. In questa fase “nessun lavoratore deve essere lasciato solo. Devono essere attivati tutti i percorsi di protezione sociale”.

Dal canto Laura Petrillo, nuova segretaria della Filcams-Cigl, giudica  negativamente “la dimensione degli esuberi annunciati e la tempistica, col 60% degli esuberi previsto già nell’anno in corso”. “Dopo la fusione – osserva la sindacalista – abbiamo assistito ad un netto peggioramento delle relazioni sindacali, in particolare con il quasi assoluto superamento delle relazioni a livello di punto vendita. Negli ipermercati e supermercati abbiamo denunciato una condizione negativa in termini di carichi di lavoro, di abusi sulla gestione degli orari individuali di lavoro, di problemi di relazione tra lavoratori e gruppi dirigenti E’ indispensabile tornare ad un livello di relazioni fortemente decentrato, a partire da supermercati ed ipermercati. Anche la complessa vertenza  sugli esuberi deve essere un’occasione per recuperare una significativa dimensione territoriale di confronto”. Lunedì è convocata un’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori delle sedi amministrative di Modena. ,

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Una risposta a 1

  1. don Egizio Rispondi

    13/01/2019 alle 20:25

    mi spiace ripetermi… è un’altra coop (ma non sono solidali tra loro?)
    però (oltre Artoni, messa male) Coopsette… è difficoltà ma finanzia una Fondazione bolognese?.. e anche manutencoop, Coopservice. Dare invece una mano alle altre coop (e ai soci prestatori) no? Per la FSCIRE bastano Fondazione Carimodena, Regione E.R., ENI, SNAM, ENEL (a controllo pubblico e bollette e benzina private), B.ca d’Italia, CEI (8 x mille?), Unicredit, Intesa, B.P. Milano, Cattolica ass. (e le commissioni?), ministeri, regioni, comuni e provincie (non erano abolite? e le tasse?):
    http://www.fscire.it/index.php/it/donors-4-2/

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