tutelare Donato Ungaro

– A Donato Ungaro vengano corrisposti tutti gli stipendi arretrati e “sia tutelata e valorizzata la sua azione di ‘whistleblower’ per aver denunciato gli illeciti illegali tra la ‘ndrangheta e l’amministrazione locale”. È quanto chiesto dai parlamentari del Movimento 5 stelle Maria Edera Spadoni, Maria Laura Mantovani e Gabriele Lanzi in un’interrogazione rivolta ai ministri di Giustizia (Alfonso Bonafede) e Interno (Matteo Salvini) sul caso dell’ex vigile urbano di Brescello, primo Comune dell’Emilia-Romagna ad essere sciolto per mafia. Ungaro -alla cui storia e’ oggi ispirato anche uno spettacolo teatrale- “oso'” nel 2002 multare la Lamborghini in divieto di sosta del boss della ‘ndrangheta Antonino Dragone e ci provo’ anche con una serie di case abusive. Inoltre come collaboratore del quotidiano la “Gazzetta di Reggio” denuncio’ gli scavi abusivi di sabbia delle imprese edili cutresi lungo il Po e si schiero’ contro il progetto di una grande centrale turbogas a cui alcuni cittadini si opponevano, ma che avrebbe potuto portare molti introiti al Comune. Troppo per il sindaco Ermes Coffrini, (padre di Marcello, sindaco nel 2016 quando l’amministrazione fu dapprima sciolta per infiltrazioni mafiose e poi commissariata) che nel 2002 licenzio’ Ungaro con la singolare motivazione che il vigile, nel suo lavoro di cronista autorizzato dall’amministrazione, avrebbe potuto violare qualche “segreto d’ufficio”.

Donato Ungaro

Dopo tre gradi di giudizio e 13 anni dopo Ungaro, che oggi lavora come autista di autobus a Bologna, ha vinto la causa per il reintegro in servizio ed e’ stato indennizzato, ma non e’ tornato al suo lavoro perche’ nel frattempo il Comune di Brescello lo ha licenziato nuovamente. I cinque stelle, dunque, chiedono “che vengano riconosciuti i diritti di Ungaro, secondo quanto stabilito da sentenze passate in giudicato” e ribadiscono che l’ex vigile “e’ vittima di un’ingiustizia”. Infine domandano ai due ministri interpellati “quali iniziative intendano adottare per contenere e definitivamente debellare le attivita’ criminose poste in essere dal clan Grande Aracri sul territorio nazionale e in particolare in Emilia-Romagna”

 

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