Il caso lisozima: partono le denunce al Garante, al Nas di Parma e all’Ispettorato antifrodi
“Chi protegge il Grana Padano al ministero?”

di Pierluigi Ghiggini

27/12/2018 – Ormai è rivolta per il caso lisozima, vale a dire il favore concesso al Grana Padano dal governo Gentiloni che, con una circolare del ministero della Salute del maggio scorso, ha permesso di non usare più la dizione CONSERVANTE fra gli ingredienti dichiarati del formaggio Grana Padano. E ciò nonostante che il lisozima sia effettivamente un conservante , senza molti riguardi per il diritto dei consumatori a una  informazione completa.
Il favore del precedente governo vale oro per i produttori di GP, ma costituisce un danno evidente per il Parmigiano Reggiano, formaggio del tutto naturale e privo di conservanti.
Dopo le ripetute denunce di Reggio Report e della  Voce di Reggio, è  scattata una raffica di interrogazioni in Parlamento e in Regione,  quindi i sindaci del reggiano hanno scritto al nuovo ministro della salute, Giulia Grillo, perchè revochi la circolare emanata in maggio sotto il governo Gentiloni-Delrio. Sulla questione, infine, il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha finalmente depositato un ricorso al Tar del Lazio.

Ma la rivolta è soprattutto fra gli agricoltori, gli allevatori e i produttori di Parmigiano Reggiano, che non si spiegano il persistente silenzio delle associazioni professionali reggiane (Cia, Coldiretti, Confagricoltura, la stessa Unindustria) su una questione di tale portata, tanto più che il presidente del Consorzio di via Kennedy, Bertinelli, è anche il presidente regionale (e vicepresidente nazionale) di Coldiretti.
Ma se nessuno appareappare di a difenderli tra le associazioni di categoria (e sorge legittima la domanda: perché tanta reticenza?), i produttori e gli imprenditori del settore hanno deciso di non farsi più prendere per il naso.
A conferma di ciò la clamorosa denuncia di Lorenzo Fanticini, noto imprenditore agricolo e uno dei primi a prendere posizione contro il trucco del conservante “svanito”: Fanticini  ha inviato esposti al vetriolo, ben documentati, al Nas dei carabinieri di Parma, all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi e all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

La confezione di Grana Padano senza la dizione “conservante”, da cui hanno preso le mosse gli esposti-denuncia dell’imprenditore agricolo Lorenzo Fanticini

Fra le violazioni rilevate da Fanticini, quelle riguardanti le disposizioni Ue sulle pratiche leali d’informazione e tutela del consumatore: «Si suppone che la mancata indicazione del lisozima quale conservante non sia frutto di un banale errore o di un’iniziativa estemporanea, ma piuttosto di una campagna di disinformazione orchestrata e diretta dal consorzio per la tutela del formaggio Grana Padano», scrive Fanticini, che cita in proposito la circolare del 14 settembre in cui il direttore del consorzio Gp «dispone – in modo perentorio – che “nelle etichette delle confezioni di Grana Padano e nelle note (volantini, bruchures, etc.) dovrà scomparire… la parola CONSERVANTE».
Fanticini è implacabile nel chiedere indagini, accertamenti e sanzioni, e alla Voce spiega perchè: «Domenica sono stato a fare la spesa. Per la prima volta in vita mia ho acquistato un pezzo di Grana Padano Dop all’Ipercoop Baragalla di Reggio Emilia : sull’etichetta non c’era la dicitura CONSERVANTE per il lisozima.
Visto che è ancora un oggli un obbligo di legge, sebbene qualche solenrte funzionario non la pensi così, questa mattina  ho inviato la mia denunci al Nas, al Garante della concorrenza e all’Ispettorato centrale repressione frodi»
Fantincini rileva che «il silenzio su tutta la questione è stato quasi totale da maggio a dicembre. Ora anche la Provincia di Reggio Emilia e i sindaci hanno scoperto la questione (ben svegliati!). Restano in silenzio ufficiale, sinistro e immotivato, le associazioni di categoria agricole: non ho ancora sentito un solo fiato in merito da parte di nessuno. Mi auguro che questo mio atto possa scuoterle un pochino: sarebbe ora!».

Una confezione di Lisozima, conservante battericida essenziale per la maturazione del Grana Padano

Il firmatario degli esposti si augura che «non resti impunita l’arroganza di chi, forte soltanto di un parere, consiglia ai propri consorziati di dar «scomparire» informazioni importanti per i consumatori». Soprattutto Fanticini è convinto «di aver aiutato anche il ministro giulia Grillo a far luce su chi, all’interno del Ministero, ha deciso di garantire difesa e protezione al Consorzio del Grana Padano».
L’esposto, va da sè, elenca le varie normative europee in base alle quali il lisozima va dichiarato come conservante, e contesta alla radice la circolare del ministero, rilevando come le norme in vigore (tra cui il regolamento Ue 1169 del 2011) impongono che la denominazione del lisozima come conservante sia riportata in etichetta. Qualcuno dovrà spiegare perchè il ministero ha forzato le norme in vigore a favore del Grana Padano.

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4 risposte a Il caso lisozima: partono le denunce al Garante, al Nas di Parma e all’Ispettorato antifrodi
“Chi protegge il Grana Padano al ministero?”

  1. Guido Claudio Rispondi

    28/12/2018 alle 10:52

    Mi fa ribrezzo la presadi posizione del signore. Se un allevatore del comrensorio grana padano segnalasse ai nas i stabilimenti non perfettamente in regola del parmigiano reggiano e sul benessere animale cosa succederebbe?
    Da quando euscita la circolare il parmigiano reggiano è aumentato di 1,5 euro circa. Quindi dove sta il danno

    • Lorenzo Fanticini Rispondi

      28/12/2018 alle 18:04

      Se vado ai 190 km/h in autostrada e non ammazzo nessuno non significa che io potessi farlo o che sia giusto farlo.
      Stesso discorso vale per l’ etichettatura del Grana Padano.
      Cordialità.

  2. Bianco Alessandro Rispondi

    28/12/2018 alle 14:33

    Ribrezzo inutile, se qualcuno non sta alle regole, che produca Grana, REGGIANO o Pecorino, va denunciato punto e basta. Fanticini ha fatto non bene, BENISSIMO!

  3. Luigi Lucchi Rispondi

    29/12/2018 alle 08:48

    Signor direttore,
    leggo stamane una notizia raccapricciante pubblicata, giustamente, in prima pagina, dalla Gazzetta: Il caso Un “regalo” al Padano danneggia il Parmigiano. E’ il declassamento del lisozima, un enzima alimentare utilizzato nella produzione del Grana Padano, da conservante a coadiuvante tecnologico. Lo ha deciso il nostro Ministero della Salute. Ora il Grana Padano può figurare, al pari del Parmigiano Reggiano come un prodotto senza conservanti. Come Sindaco di un Comune, ricompreso nell’area di produzione del Parmigiano Reggiano, ho già chiesto al Prof. Marcello Cecchetti, docente a Sassari, di guidarci nel costituirci parte civile nella causa che il consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano vuole intentare, giustamente, al Tar del Lazio. Chiedo a tutti i miei colleghi sindaci di fare altrettanto e invito a farlo anche le associazioni dei consumatori. Lo chiedo al Presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano: sen Fausto Giovannelli, fautore dell’area Mab Unesco. Area che è stata concessa, dall’Unesco, anche grazie alla naturalità dei nostri prodotti che ci invita a mantenere tali insieme al paesaggio e alla biosfera. La naturalità, la salubrità, la tradizione, costano molta fatica e hanno valore per questo.
    Se sono legittimato a bleffare, imbrogliare, avvalendomi di conservanti chimici si verifica l’assunto: “la moneta cattiva scaccia quella buona”. Questo vuol significare, soprattutto per le Terre Alte, la completa fine di qualsiasi forma di agricoltura. Vuol significare, inoltre, come danno sommo, che le terre in montagna resteranno totalmente abbandonate. Vuol anche significare che ai consumatori sarà sempre piu’ impedito di conoscere, acquistare e alimentarsi con prodotti buoni e naturali.
    Chi avrebbe, infatti, interesse a sottostare a regole, regolamenti, disciplinari che aumentano i costi di produzione e riducono, giustamente, la produzione stessa?
    Lavorare di piu’ e seriamente per guadagnare meno. Può sembrare la scelta di un Ministro alla Salute sprovveduto e incapace. Temo, invece, che siano azioni da sicario per distruggere, ulteriormente, l’economia italiana, l’agricoltura italiana, i buoni prodotti italiani, per favorire il desiderio massimo dei neoliberisti, in campo alimentare: propinare, come cibo, materiale asettico che possa togliere lo stimolo della fame e renderci obesi e malati permanenti per propinarci, subito dopo, una buona razione di farmaci giornalieri.
    Come appassionato di politica, da decenni, combatto tutto questo e ho sempre chiesto, come chiedo, anche ai consorzi di tutela di restringere i disciplinari, di operare per ottenere cibi di alta qualità e di diffondere una profonda educazione alimentare. Piu’ vengono pretesi cibi naturali e buoni e piu’ la “mia” montagna ha motivi per essere abitata e coltivata. Non possiamo perdere questa battaglia sarebbe, infatti, foriera di altre sconfitte. Luigi Lucchi Sindaco di Berceto (PR)

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