Rapina: in manette padre e figlio sinti che terrorizzavano Cavazzoli

19/12/2018 – Con un’operazione scattata alle  prime ore di questa mattina, la Squadra Mobile di Reggio Emilia  sta eseguendo due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di due sinti, padre e figlio ” gravemente indiziati di rapina in abitazione” realizzata narcotizzando la vittima. Il figlio, un piccolo e prepotente boss di quartiere, è anche accusato di diverse,odiose  estorsioni ai danni di cittadini inermi e anche di minori.  Gli arrestati sono Degan Debarre di 21 anni e il padre Antonio Debarre, 41 anni.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, hanno preso le mosse dal furto di una motocicletta; la modalità del furto, avvenuto a seguito di un contatto con il venditore del mezzo su internet, e, soprattutto, il tentativo di estorsione con la richiesta al derubato di un riscatto di 300 euro se voleva la restituzione hanno fatto ipotizzare, specifica la Polizia,  “che la modalità delinquenziale fosse non occasionale”. A far saltare l’estorsione è stato il venditore, che ha denunciato tutto alla Polizia. 

“Le indagini, protrattesi per alcuni mesi e svolte, anche, con presidi tecnologici, hanno consentito di individuare una frenetica attività delinquenziale da parte di DEBARRE Degan, classe 1997; attività criminale di cui padre, DEBARRE Antonio, classe 1977, era costantemente informato”.

Antonio De Barre, il padre

Secondo quanto emerso dalle indagini, il figlio “era solito effettuare vari soprusi ed angherie a vicini e passanti e, in particolare, consumare dei furti pretendendo, poi, del denaro dai legittimi proprietari per restituire la refurtiva”.  Tra le vittime anche due minori di nemmeno 14 anni, sorpresi a pescare nel Crostolo, ai quali Degan Debarre ha chiesto la bellezza di duemila euro, altrrimenti li avrebbe denunciati. E come acconto ha sottratto gli smartphone ai due ragazzini terrorizzati. Teatro di estorsioni e angherie la frazione di Cavazzoli, dove i Debarre vivono in via Malatesta. 

Degan Debarre, il figlio

“A entrambi gli arrestati viene contestata la commissione di una rapina, in abitazione consumata utilizzando un narcotico per stordire la vittima e renderla incapace  di reagire.

Secondo gli investigatori “è ragionevole ritenere, infatti, che i due si siano resi responsabili di ulteriori condotte estorsive. Nel quartiere, infatti, anche in ragione della caratura criminale di Antonio Debarre, era forte il timore di ritorsione a fronte di denunce”.  Il comportamento dei due Debarre, definito “sfrontato” fa ritenere che i due fossero protetti da un clima di omertà e di complicità calato sul quartiere come una cappa di piombo. 

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