Droga alle ex-Reggiane, 27 arresti
Il boss viveva nel palazzo incendiato

12/12/2018 – Da questa notte personale della Squadra Mobile di Reggio Emilia sta dando esecuzione a ventisette misure cautelari (diciannove in carcere, quattro ai domiciliari e quattro dell’obbligo di dimora e presentazione della P.G., per un totale di 888 capi di imputazione) emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Emilia a carico di altrettanti soggetti gravemente indiziati di traffico di sostanza stupefacente tipo cocaina ed eroina. Gli arrestati sono quasi tutti magrebini (tunisini e marocchini) salvo un albanese, il trafficante principale, e due italiani, uno di Reggio e l’altro di Matera (ma viveva a Reggio alla fine del 2014). Coinvolte anche due donne magrebine, una ai domiciliari e l’altra con obbligo di dimora che avevano sostituito i compagni, già arrestati,  nella gestione dei traffici. Sequestrati questa notte anche dieci chili di eroina, due di cocaina e seimila euro in contanti.

Il procuratore Marco Mescolini e il questore Antonio Sbordone durante la conferenza stampa in questura

L’operazione Rexit è il risultato di un lavoro colossale portato avanti da anni dalla Squadra Mobile, con il coordinamento del sostituto procuratore Giacomo Forte,  che ha permesso di ricostruire la mappa dei traffici di droga a Reggio Emilia, dallo spaccio di strada al commercio all’ingrosso, e di smantellare – si spera definitivamente – la rete criminale  che aveva il suo centro nei capannoni abbandonati delle ex-Reggiane. Un’indagine prolungata nel tempo – fatta di lavoro in strada e dall’esame di ben 144 mila intercettazioni –  che, più per il metodo che per gli aspetti quantitativi, è destinata a fare scuola.

L’operazione è stata illustrata in una conferenza stampa in questura  dal Procuratore della Repubblica Marco Mescolini, dal Questore Antonio Sbordone e dal capo della Mobile Guglielmo Battisti.

Clamorosa la circostanza che il boss albanese arrestato, primo anello della catena del traffico di eroina a Reggio – uno che l’eroina la comprava e vendeva a chili –  viveva nel palazzo di di via Turri 33 andato a fuoco nella notte tra il 9 e il 10 dicembre, dove sono morti asfissiati due coniugi marocchini.

E’ stato lo stesso procuratore Marco Mescolini a dare la notizia, precisando tuttavia che al momento “non possiamo fare assolutamente alcun collegamento tra l’incendio e la presenza dell’albanese nel palazzo”. Tuttavia il fatto è sconcertante: ciò forse spiega  perchè le indagini procedono con particolare cautela ed è stato chiesto l’intervento di specialisti della Scientifica da Bologna e Roma, già al lavoro da questa mattina. E anche perchè al momento l’ipotesi del rogo doloso – di cui ha parlato il vicesindaco Matteo Sassi in Sala del Tricolore – non è stata ancora esclusa. In ogni caso è la conferma che via Turri era diventata una sorta di centro direzionale dei traffici di droga che venivano concretamente realizzati nelle ex-Reggiane.

Secondo il questore Sbordone, questa inchiesta e il lavoro encomiabile della Squadra Mobile hanno messo un punto fermo e “hanno cambiato la storia dello spaccio in città: anche se i problemi non mancano, ora le ex-Reggiane non sono più il luogo del male”.

Il palazzo di via Turri 33 dopo l’incendio: qui viveva il boss albanese dell’eroina

LE INDAGINI 

Le indagini, avviate nel novembre 2015, coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, sono un proseguito dell’operazione “Exit” partita dalle segnalazioni dei cittadini su un traffico di eroina nell’area delle c.d. “Ex Reggiane” che, nel giugno 2017, aveva già portato alla esecuzione di 11 misure cautelari per traffico di droga.

Lo sviluppo delle indagini ha permesso di accertare, ancora, un’attività di spaccio ad appannaggio di soggetti magrebini all’interno dell’area delle Ex Reggiane: l’area, enorme, infatti, consente di effettuare cessioni dalla cancellata e di occultare, ovunque, lo stupefacente.

Nel corso delle indagini sono state documentate centinaia di cessioni, quotidiane, a decine e decine di assuntori. Nel corso dell’operazione si è proceduto a trarre in arresto 34 persone ed al sequestro di rilevanti quantitativi di stupefacente (nove chili di eroina, due chili di cocaina, un chilo e mezzo di hashish, un chilo di marijuana e 119 piantine di marijuana).

Le indagini, avviate dalla zona delle ex Reggiane, estese a varie parti della città, in particolare la zona stazione e dello stadio Mirabello, sono giunte presso il Parco Ottavi, con riguardo al traffico di eroina, ed a Modena con riguardo al traffico di cocaina.

L’attività investigativa ha permesso di risalire la catena dello spaccio sia di eroina, gestita, a Reggio Emilia, da un cittadino albanese in grado di cedere, settimanalmente, chili di stupefacente ai pusher magrebini operanti, in particolare, nell’area di Parco Ottavi. Per acquistare lo stupefacente, in Reggio, a capodanno del 2015, vennero due persone dalla Provincia di Matera che aveva concordato l’acquisto di un chilo di stupefacente dai trafficanti “reggiani”; entrambi i corrieri erano stati arrestati in flagranza di reato e, oggi, si è data esecuzione della misura emessa dal G.i.p. a carico degli organizzatori dell’affare illecito.

Il traffico di cocaina, invece, ha condotto gli investigatori alla città di Modena ove era domiciliato un presunto trafficante di rilevanti quantitativi di cocaina di ottima qualità (97% il grado di purezza riscontrato sul principio attivo).

“L’indagine svolta dalla Squadra Mobile – sottolinea una nota della Questura – rappresenta un ulteriore seguito nella lotta al traffico di stupefacente poiché consente, come effettuato nell’operazione “Exit”, di dare un respiro, ampio, alle indagini di contrasto al traffico di stupefacente in un’ottica unitaria e non atomistica limitata a singoli episodi di “micro” spaccio; i soggetti intercettati, infatti, spesso gravati da precedenti specifici, si curavano di trasportare, con sé, minime quantità di droga per effettuare le singole cessioni in modo, poi, di poter facilmente giustificarne il possesso con uso personale o invocare l’attenuante del fatto di lieve entità. Anche l’acquisto di stupefacente era quotidiano in modo, così, da trasportare la sola quantità necessaria per l’effettuazione delle cessioni giornaliere e non incorrere nel rischio di essere bloccato con quantativi rilevanti di stupefacente”.

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