Conservante lisozima e Grana Padano, il presidente Baldrighi perde le staffe: “Noi trasparenti, chiederemo ingenti risarcimenti”

27/12/2018 – Caso lisozima “no conservante” : il presidente del Consorzio Grana Padano rompe il silenzio e, a seguito della sollevazione registrata tra Parma e Reggio Emilia (ma nel persistente silenzio delle associazioni del settore agricolo) reagisce minacciando cause e querele contro chi ha denunciato il favore d’oro (perchè di questo si tratta) di cui sta beneficiando il Grana Padano grazie a una circolare del ministero della Salute del maggio 2018, che ha eliminato l’obbligo di riportare in etichetta la presenza del conservante lisozima nello stesso Grana Padano, che ora viene citato solo come derivato dall’uovo.

Nicola Cesare Baldrighi ha perso le staffe al punto di denunciare “falsità e insensate illazioni”, e una discussione “grave, offensiva e fuorviante” rispetto a una vicenda in cui, naturalmente la posizione del Consorzio Grana Padano apparirebbe chiara e cristallina. Baldrighi annuncia la richiesta di “danni ingenti”, ma non lo sfiora neppure il dubbio che potrebbe essere lui ad esser chiamato a rispondere di una vicenda quanto meno opaca, anche alla luce delle motivazioni contenute nella circolare del ministero.

Cesare Baldrighi

Grave e offensivo parlare in questi termini di Grana Padano – tuona il presidente da Desenzano  – Una polemica inutile e strumentale che vuole mettere in cattiva luce un intero sistema da sempre impegnato, in Italia e nel mondo, per la tutela del consumatore e che fa della trasparenza assoluta una mission concreta, a prova di smentita”.

Con queste parole  il presidente del Consorzio di tutela del Grana Padano interviene  in risposta alle polemiche comparse, in particolare sulla stampa emiliana, in relazione al caso “lisozima no conservante”.

“Una discussione fuorviante, – così si legge in una nota diffusa in serata – nata dopo la decisione degli uffici tecnico scientifici del Ministero di non classificare più la proteina naturale in questione fra i conservanti, alimentata da falsità e insensate illazioni provenienti da soggetti pubblici e privati – non certo dal Consorzio Parmigiano Reggiano o dai suoi vertici – che hanno danneggiato e stanno danneggiando pesantemente il Grana Padano, costringendolo a tutelarsi in tutte le sedi, chiedendo danni ingenti circa affermazioni tanto diffamatorie quanto ingiustificate”.

Una polemica, inoltre, a dir poco tardiva arrivata a sette mesi dalla scelta del Ministero della Salute – continua  Baldrighi – divulgata dal Consorzio a tutti in Assemblea il 27 aprile scorso, che ha accolto il parere scientifico proveniente dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Consiglio Superiore di Sanità, derivato dalle rispettive e opportune analisi. Esami che, inoltre, hanno reputato legittima e scientificamente fondata la richiesta di un Consorzio da sempre attento al rispetto della verità nei confronti dei consumatori”.

Prima di tutto – aggiunge  – ci preme specificare cosa è il lisozima: si tratta di una proteina naturale presente nelle uova, estratta tal quale con metodi meccanici ed utilizzata sia nella nostra produzione che in quella di altri prodotti. In secondo luogo, come accade per altre molecole che hanno più di una classificazione, lo stesso lisozima può assumere un ruolo e un comportamento diverso a seconda della situazione e delle modalità del suo utilizzo. Perciò, una sua diversa definizione è scientificamente giustificata, come dimostrano per altro diversi studi, ed è la motivazione che ha portato il Ministero della Salute alla decisione di classificare la proteina quale coadiuvante tecnologico”.

 E qui l’affondo: “Taluni hanno insinuato che Grana Padano si fosse prostrato alla politica per ottenere tale sedicente regalo. Ebbene, il Consorzio mai si è rivolto ad esponenti politici nazionali, né tanto meno locali, in relazione all’ argomento in questione e non riusciamo dunque a capire su quali basi si fondi questa accusa tanto assurda quanto falsa e denigrante, che ci ha indotto a chiedere la rilevante refusione dei danni che sicuramente otterremo da chi l’ha profferita”.

Baldrighi continua su questa falsariga: “Su alcuni giornali locali, inoltre, è apparsa la tanto infondata quanto falsa affermazione secondo la quale il Consorzio abbia agito con l’intenzione e la volontà di confondere il consumatore attraverso la nuova dicitura “lisozima da uovo” sulle etichette  Una calunnia che viene smentita storicamente da virtuosi e lungimiranti comportamenti volti ad aumentare la trasparenza dell’azione del Consorzio Grana Padano”.

Al di là dell’illegittimità e della colpevolezza di tali affermazioni che, pure queste, verranno giudicate dai tribunali competenti – prosegue sulla questione il Presidente – il Consorzio è da sempre attento al benessere e all’informazione del consumatore. Infatti, è stato il primo ad introdurre la vigilanza fissa nelle operazioni di confezionamento senza crosta; il primo ad introdurre le verifiche di tracciabilità documentale sulla stagionatura e sull’esclusivo utilizzo della DOP nelle confezioni; il primo a richiedere la distinzioni sugli scaffali della GDO tra i prodotti DOP e loro simili o cloni; il primo a chiedere l’evidenza sui menù dei ristoranti degli ingredienti utilizzati in cucina e tutto ciò per la massima lealtà verso il consumatore. Per questi motivi le accuse mosse verso Grana Padano sono per lo più affermazioni sconclusionate, prive di qualsivoglia fondamento e meritevoli di cospicui risarcimenti”.

Inoltre, ci risulta difficile capire – aggiunge infine –  quale danno possa aver subito il Parmigiano Reggiano dalla diversa dicitura relativa alla classificazione del lisozima, in quanto sulle etichette del formaggio DOP più consumato al mondo resterà comunque la scritta ‘lisozima da uovo’ fino quando verrà utilizzato. Tanto più che, da maggio ad oggi, ovvero il periodo seguente alla decisione del Ministero, il Parmigiano non solo non ha subito alcun danno ma, come ben sanno tutti gli operatori, ha ulteriormente migliorato le sue performances”.

Per il nostro Consorzio il problema non è mai stato e mai sarà il Parmigiano Reggiano e in relazione alla questione lisozima, sarà il TAR a decidere se il Ministero abbia sbagliato nell’accogliere il parere del Consiglio Superiore di Sanità. Guardiamo a questo pronunciamento con grande fiducia, in quanto saranno scienziati e tecnici, non la politica, a stabilire se la proteina naturale in questione abbia o meno la funzione di conservante nel Grana Padano”.

La fragorosa insistenza di Baldrighi sulle richieste risarcitorie vuole significare intimidazione nei confronti dei media e di chi chiede chiarezza? chiarezza, comunque, deve essere fatta: il lisozima è classificato come conservante, e non si spiega perchè ai consumatori tale caratteristica debba essere taciuta, a maggior ragione sulla base di una circolare che non può, per sua natura, modificare i regolamenti europei. 

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