Il conservante nel Grana Padano c’è, ma non si dice: scandaloso favore del governo Gentiloni
Ricorso del Parmigiano Reggiano
al presidente della Repubblica

di Gabriele Corsi

20/11/2018 – Sono gli ultimi giorni di vita del Governo Gentiloni – Delrio (dimessosi il 24 marzo e rimasto in carica per i soli affari correnti fino al 1° Giugno) e – secondo un’antica abitudine tipica della Prima Repubblica –  si approvano dei provvedimenti molto di parte e per soddisfare gli appetiti degli amici politici.  E infatti il Ministero della Salute guidato in quei giorni dall’On. Beatrice Lorenzin emana l’8 maggio la nota prot. n.19335 (inviata a tutte le regioni e al consorzio del Grana Padano) dove si dichiara che il lisozima non è più un “Additivo Conservante”, ma un “Coadiuvante Tecnologico”. Permettendo così di non riportare più in etichetta sulle varie confezioni – punte, grattugiato, etc – del formaggio Dop più venduto al mondo la parola “conservante”.

Attenzione, però: ciò solo per il Grana Padano dop perché – così almeno sembra – che la ricerca scientifica abbia dimostrato che il lisozima – in codice E1105 – cessi la propria azione dopo 6/7 mesi, mentre il Grana Padano viene marchiato dopo 9 mesi.
La notizia era già stata anticipata dal presidente Baldrighi e dal direttore Berni del consorzio Grana Padano il 23 aprile in occasione della assemblea di zona del Grana Padano a Piacenza (e anche dalla Voce di Reggio nell’edizione del 5 maggio).
Sino all’anno 1990 il Grana Padano usava per la produzione del formaggio il conservante (antifermentativo) Formaldeide, che è anche un prodotto prodotto tossico-nocivo, dichiarato cancerogeno dallo Iarc di Lione.

 

Una punta di Grana Padano, prima del decreto Lorenzin, con la dichiarazione in etichetta che il Lisozima è un conservante

Una confezione di Grana Padano dopo il decreto Lorenzin: dall’etichetta è sparita la dizione CONSERVANTE

Dal 1991 il mondo del GP è passato al lisozima come conservante antibatterico, che viene ricavato dall’albume delle uova. Il lisozima, come trent’anni fa la formaldeide, serve a bloccare la proliferazione dei batteri, perché le bovine da Grana Padano sono alimentate prevalentemente con 25/35 kg di insilato-silomais/fermentato ogni giorno, che provocano il gonfiore tardivo delle forme.
Per ogni forma servono circa 12 grammi di lisozima , estratti da circa 60 uova. Considerando che nel 2017 sono state prodotte quasi 5 milioni di forme di Gp, sono state necessarie grosso modo 300 milioni di uova per garantire la produzione di Grana padano, ovvero la produzione annua di almeno un milione di galline. Ma sono davvero uova italiane? O arrivano da Paesi che non garantiscono lo stesso standard di qualità delle produzioni nostrane?
Andiamo avanti.
Stranamente, nonostante i giornali ne avessero già parlato, il Consorzio del Parmigiano Reggiano (il Re dei formaggi, è noto, viene prodotto senza conservanti a differenza del Padano) solo il 16 maggio viene a conoscenza della circolare ministeriale dell’8 maggio. Forse qualcuno condiziona e rallenta le azioni dell’Ente di tutela e salvaguardia?
Sta di fatto che solo in data 18 giugno il CdA si attiva e invia (ma inviarla un po’ prima?) una “Istanza di Accesso” al Ministero della Salute per conoscere il contenuto dei vari atti del procedimento (compreso il parere favorevole del Consiglio Superiore della Sanità alla richiesta di modificare da “conservante” a “coadiuvante tecnologico”) che ha condotto all’elaborazione della famosa nota dell’8 maggio.
Il 20 luglio il Ministero della Salute con nota risponde al Consorzio che ha “riscontrato negativamente” la richiesta di conoscere gli atti del procedimento (per problemi di tempi? di forma?…).
Il Consorzio non demorde e in settembre presenta un Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro il Ministero della Salute e nei confronti anche del Consorzio del Grana Padano (e di altri) per l’annullamento delle due note ministeriali e del parere del Consiglio superiore sanità principalmente perché gli atti sarebbero illegittimi in quanto adottati da soggetti privi dei requisiti necessari per assumerli ed emanarli validamente.
La guerra dunqe è iniziata: il Consorzio del Grana Padano e la Coldiretti (che associa oltre il 70% dei circa 4 mila 500 allevatori padani da latte per GP) non abbiano gradito la reazione a base di atti e ricorsi anche al TAR del Consorzio Parmigiano Reggiano. Infatti se il 23 aprile il direttore generale Padano dott. Stefano Berni (già direttore Coldiretti provincia di Padova e già on. Dc) a Piacenza diceva: «Dunque non si parla più di conservanti (termine che ha sempre incontrato resistenze soprattutto per il mercato estero, ma anche verso un consumatore sempre più sensibile), ma solo di coadiuvante tecnologico, e questa accezione vedremo di comunicarla adeguatamente, anche ai caseifici» . Ma il 14 settembre il direttore generale del Padano è più prudente. Con sua circolare n.139 inviata ai consorziati padanisti comunica che dovrà scomparire (da etichette, volantini,ecc..) la parola conservante e la dicitura consigliata è: «Ingredienti: latte, sale, caglio, lisozima dell’uovo» (dizione obbligatori a tutela dei consumatori con intolleranza all’uovo) sia per l’Italia che l’estero.
Tuttavia Berni aggiunge: «Si invita nel contempo a non enfatizzare nelle pubblicazioni (volantini, brochures, web, ecc..) l’assenza del conservante, limitandosi ad eliminare la parola». Un problema con l’informazione ai consumatori, evidentemente il Grana Padano ce l’ha. Intanto il risultato dello scandaloso favore del governo Gentiloni-Delrio è che oggi il Grana Padano può essere venduto senza dichiarare che l’ingrediente Lisozima è un conservante, alla faccia della trasparenza e delle tutela dei consumatori.

 

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

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2 risposte a Il conservante nel Grana Padano c’è, ma non si dice: scandaloso favore del governo Gentiloni
Ricorso del Parmigiano Reggiano
al presidente della Repubblica

  1. Alessandro Rispondi

    20/11/2018 alle 15:33

    SEMPRE PUNGENTE, BRAVO GABRIELE!

  2. Fausto Poli Rispondi

    20/11/2018 alle 20:59

    Dovete scrivere che lo stato investa.

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