Killer partigiani: l’Anpi insorge contro Stella e il suo libro
L’autore rincara: “Palazzo Masdoni comprato dal Pci coi soldi delle estorsioni”

9/11/2018 – Anche l’Anpi di Reggio Emilia – che, ormai ridotto al lumicino il numero dei partigiani combattenti, è diventato un soggetto politico controllato dall’estrema sinistra – ha deciso di aderire al presidio indetta dal Pci e da Sinistra Italiana contro il libro  “Compagno Mitra”, di Gianfranco Stella che sarà presentato sabato 10 novembre alle 16 alle Notarie di via Palazzolo a Reggio Emilia. Il presidio è stato autorizzato alla stessa ora in via Farini, a pochi metri dal dibattito, e ciò ha suscitato qualche preoccupazione. L’Anpi anzi, chiama “le forze democratiche e antifasciste” alla mobilitazione.

Gianfranco Stella, autore di Compagno Mitra

Nondimeno alle Notarie è atteso il pienone: l’attesa per le rivelazioni promesse da Stella è vivissima. Il libro rivela un centinaio di nomi (con foto) di un centinaia di killer partigiani e fa luce su molti episodi ancora oscuri a distanza oltre 70 anni dalla fine della guerra. Nomi che arrivano dall’archivio di un ex-comunista, di cui Stella è venuto in possesso, e che comprede anche numerosi fascicoli di inchieste interne condotte dal Partito comunista reggiano.

Nell’edizione di domani, la Voce di Reggio Emilia pubblicherà due pagine di anticipazioni sul libro.

L’Anpi intanto, lasciando trapelare non poco allarme,  già preannuncia querele e condanna il libro, ancor prima di averlo visto, e  lancia una campagna diffamatoria nei confronti di Stella, definendolo “un dilettante”: sistema, del resto, già visto molte volte.

La locandina di presentazione di Compagno Mitra

“La storia della lotta di liberazione nella nostra provincia, e più in generale nel nostro paese  non può essere riscritta da Gianfranco Stella che va sostenendo la tesi secondo cui il movimento partigiano fu un mito e null’altro, che la resistenza non fu determinante per le sorti della guerra e che il riscatto nazionale dal fascismo da parte dei partigiani combattenti fu una invenzione a posteriori ed in definitiva un vero e proprio falso storico”, scrive l’Anpi, che definisce il lavoro di Stella come “una pericolosa e delirante azione”.
L’Anpi afferma inoltre che Gianfranco Stella “è già stato condannato in via definitiva a pagare un risarcimento al partigiano reggiano Nemesio Crotti per diffamazione avendolo accusato, senza prove, di aver organizzato la morte di don Terenziani” e “condannato a pagare un risarcimento al figlio di Arrigo Boldrini “Bulow” per aver diffamato lui e Bulow, definendo Bulow stesso il “boia di Codevigo” senza prove”. Però risulta che Stella sia stato assolto due volte nel processo intentato da Bulow contro di lui.

E infatti alle affermazioni dell’Anpi, lo studioso ha  replicato ieri sera: “Da quarant’anni studio il fenomeno della Resistenza: ho conosciuto decine e decine di ex comandanti partigiani ai quali mi presentavo sotto mentite spoglie, ovvero come ricercatore di questo e quell’Istituto Storico della Resistenza. Ho consultato Archivi di stato e anche giudiziari quando non a tutti erano accessibili. Ho avuto il privilegio di consultare a Macerata il corposo carteggio per l’eccidio dei conti Manzoni, attraverso il quale ho potuto scrivere un libro oggi introvabile… vorrei sapere- chiede Stella – come l’Anpi possa definire i mieri studi “lavori dilettantistici”. Per inciso ricordo che Pansa non avrebbe probabilmente descritto il Sangue dei vinti senza le mie pubblicazioni. gli riconosco l’onestà di avermi citato una ventina di volte”.

Palazzo Masdoni in via Toschi: sino ai primi anni 90 sontuosa sede del Pci di Reggio emilia, è stato recuperato per residenze di prestigio

Prosegue Stella: “Circa la lite col defunto Nemesio Crotti, trattavasi di causa civile e non di diffamazione, che riveste carattere penale. La presunzione derivava dal fatto che egli fosse stato capo partigiano del territorio ove viveva il prete ucciso, e l’uccisione di un sacerdote non poteva essere stabilita dalla manovalanza partigiana”.

A proposito della diffamazione di Arrigo Boldrini “durante un’affollata conferenza avevo offeso il figlio carlo definendolo “cialtrone”. Mi intentò causa civile con la richiesta di un congruo risarcimento. Nulla dunque che riguardasse la Resistenza”.

E in proposito Stella ricorda di essere stato assolto due volte nel processo intentatogli da Boldrini “che avevo accusato di essere il responsabile della strage di Codevigo (240 morti)”.

E “circa l’accusa secondo la quale denigro la resistenza, mi piace ancora una volta ricordare che essa fin dall’inizio ebbe due anime: era formata da un antifascismo cattolico, liberale, etico e intellettuale; dall’altra parte v’era quello spietato e ideologico.”.

Infine “circa il comandante partigiano che avrebbe incassato centinaia di milioni durante la sua gloriosa partecipazione patriottica, ne indico il nome, Licinio Tedeschi, al quale furono addebitati 38 omicidi prima del 25 aprile e 111 dopo la Liberazione”. E conclude con un’altra affermazione clamorosa: “Sua fu la sanguinosa serie di estorsioni a danno degli imprenditori reggiani, che avrebbe consentito al Partito Comunista di acquistare palazzo Masdoni, che divenne sede del partito”.

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6 risposte a Killer partigiani: l’Anpi insorge contro Stella e il suo libro
L’autore rincara: “Palazzo Masdoni comprato dal Pci coi soldi delle estorsioni”

  1. Franci Rispondi

    13/11/2018 alle 14:43

    porci rossi di sempre

  2. Adelio Rispondi

    15/12/2018 alle 16:57

    “Stella aveva diffamato nel corso di una conferenza pubblica sia il padre Arrigo Boldrini sia il figlio, che lo ha portato in Tribunale e vinto la causa”
    Carlo Boldrini vince la causa contro Gianfranco Stella per le affermazioni di quest’ultimo nei confronti di Arrigo Bolfdrini. “L’avvocato Riccardo Sabadini, mio difensore, mi comunica che il Tribunale di Ravenna, nella persona del Giudice dott. Alessia Vicini, con sentenza n. 357/2017 resa pubblica il 4 Aprile u.s. ha condannato il giornalista Gianfranco Stella a risarcire a mio favore la somma di € 15000/00 e a rifondere le spese complessive di lite” scrive Carlo Boldrini in una sua nota.

    “Avevo citato in giudizio il giornalista Stella per le sue affermazioni rese note nel corso di una conferenza tenutasi il 19 Febbraio 2015 presso la sala polifunzionale “Mariani” in Ravenna e per quanto da lui scritto alla pagina 74 del suo libro “I grandi killer della liberazione “. – continua Carlo Boldrini – Nello specifico, nella sua conferenza – alla quale non ero presente – aveva apostrofato mio padre Arrigo Boldrini, deceduto il 22 Gennaio 2008, “boia di Codevigo”, e contro di me aveva proferito l’epiteto offensivo “cialtrone”; mentre nel suo libro aveva scritto ed erroneamente attribuito a me un trattamento di favore da parte della Regione Emila-Romagna tramite un’assunzione da parte di essa poichè figlio di partigiano. Orbene la sentenza di cui trattasi afferma che a proposito dell’appellativo “boia di Codevigo” non è stata fornita da parte dello Stella “nessuna prova a riguardo” e che si tratta di “una dichiarazione scorretta ed offensiva dell’altrui reputazione ed onore” (cioè di Arrigo Boldrini).”

    “Pertanto non ricorre la scriminante del diritto di critica storica che invece presuppone un metodo scientifico di indagine, la raccolta esaustiva del materiale utilizzabile e lo studio di tali fonti, nonchè l’assenza di voluti attacchi personali o polemici per non costituire diffamazione. – scrive ancora Carlo Boldrini – Per quanto riguarda l’attribuzione dell’epiteto offensivo “cialtrone” e del trattamento di favore da parte della Regione E.R. dallo Stella erroneamente assegnato a Carlo Boldrini, la sentenza evidenzia che ”appare evidente la valenza offensiva sulla reputazione ai danni di Carlo Boldrini insita nel termine di cialtrone pubblicamente proferito da Stella Gianfranco nonché della descrizione del Boldrini quale raccomandato presso le Amministrazioni rosse in quanto figlio di partigiano, contenuta nel libro del medesimo Stella”.

    Infine, conclude la nota del figlio di Arrigo Boldrini: “In sede istruttoria – prosegue la sentenza – è inoltre emersa la falsità di questa affermazione” per la dichiarazione del teste Paolo Di Giusto, responsabile del servizio amministrazione e gestione della Regione E.R. che “ha escluso la esistenza di rapporti di lavoro fra la Regione E.R. e Carlo Boldrini”. Afferma poi la sentenza che ”deve ritenersi quindi che le dichiarazioni proferite dallo Stella nella conferenza del 19 Febbraio 2015 e la contestata frase contenuta nel libro “I grandi killer della liberazione” in esame presentino carattere diffamatorio e siano pertanto lesive del diritto personalissimo alla reputazione ed onore dell’attore” (cioè Carlo Boldrini).”

  3. Gino Guidi Rispondi

    09/01/2019 alle 17:08

    Già il buon Pansa mi aveva aperto gli occhi.Con l’opera di Stella mi
    sono fermato a pagina 67;non sono riuscito a proseguire nella lettura,il disgusto e l’orrore me lo hanno impedito.
    Provo pena per i discendenti dei disumani individui citati dall’eccellente storico.

  4. Roberto Barricalla Rispondi

    29/01/2019 alle 22:39

    Insomma, Pansa e Stella vogliono riscrivere tutta la storia della Resistenza italiana? Che lascino perdere o che portino prove a sostegno della loro tesi.

  5. Roberto Barricalla Rispondi

    29/01/2019 alle 22:40

    Insomma, Pansa e Stella vogliono riscrivere tutta la storia della Resistenza italiana, forse sarebbe meglio che portassero prove a sostegno della loro tesi.

  6. Luigi Casanovi Rispondi

    16/03/2019 alle 09:50

    Mi sembra che non si tratti di “riscrivere”, ma di “scrivere” la storia della resistenza italiana, che fino ad oggi ci è stata propinata come è parso e piaciuto ai “vincitori”.
    Ho letto il libro di Stella “Compagno Mitra” e mi sembra che di documenti e prove a sostegno delle sue tesi ce ne siano (purtroppo !) in abbondanza.
    E’ l’ora di farla finita con le impossibili giustificazioni dell’operato di assassini seriali che fino a oggi l’anno fatta franca solo perché hanno sventolato una bandiera rossa al momento opportuno.
    A 74 anni dalla fine della guerra, come ha detto qualcuno che certe cose le conosceva bene per averle vissute di prima persona, è giunto il momento del “chi sa, parli”.

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