Dimora d’Abramo aderisce alla piattaforma StartRefugies per dare lavoro ai richiedenti asilo

30/11/2018 – La cooperativa sociale reggiana Dimora d’Abramo mette in atto nuove iniziative  per i richiedenti asilo, e aderisce a StartRefugies, prima piattaforma italiana on line creata per l’integrazione lavorativa dei richiedenti asilo (immigrati entrati irregolarmente in Italia,  in attesa di verifica della loro posizione) e dei rifugiati “attraverso una relazione del tutto nuova con l’offerta di lavoro – anche occasionale, per periodi più o meno lunghi – proveniente da singoli, aziende o famiglie”. 

La Dimora d’Abramo, capofila con la Caritas a Reggio nell’accoglienza dei richiedenti asilo, con i progetti andati avanti nel 2017 ha attivato 445 percorsi professionalizzanti, 244 tirocini lavorativi, 464 esperienze di volontariato e lavoro socialmente utile e 84 contratti di lavoro”. 
Con la piattaforma StartRefugies, nata alcuni mesi fa in Liguria, c’è da attendersi un incremento dell’attività di inserimento.

L’assessore Serena Foracchia e il presidente della Dimora d’Abramo, Luigi Codeluppi

“Insieme all’apprendimento della lingua – sottolinea Luigi Codeluppi, presidente  della cooperativa di via Normandia – la questione del lavoro è assolutamente prioritaria nell’ambito di un percorso di integrazione, anche temporaneo, all’interno delle comunità locali, perché si traduce in maggiore autonomia economica, impegno per la collettività, maggiori relazioni sociali, legalità e sicurezza”.
“Da qui – prosegue Codeluppi – un investimento che va ad arricchire non solo le possibilità di inserimento al lavoro dei richiedenti asilo, ma contrastano decisamente anche i possibili fenomeni di lavoro irregolare, sommerso, sottopagato e fonte di evasione cui i migranti possono essere esposti”.

La piattaforma – di fatto – agisce come facilitatore di contatti tra domanda e offerta di lavoro: da un lato le cooperative e i consorzi che accolgono migranti  caricano i curricula delle persone che ritengono idonee al lavoro e delle quali si fanno garanti;  dall’altro, i potenziali datori di lavoro possono accedere a queste informazioni per valutare i diversi profili e scegliere tra quelli  che ritengono adeguati  quella più adeguata alle proprie esigenze.
Una volta eseguita la ricerca e analizzati i diversi profili, le persone, le imprese e le famiglie che abbiano necessità di prestazioni occasionali (dal tinteggio al giardinaggio, alle manutenzioni, alla produzione di beni) debbono registrarsi sulla piattaforma per entrare in contatto con la struttura (in questo caso la Dimora d’Abramo) che metterà a disposizione la forza lavoro scelta.
E’ la stessa cooperativa, peraltro, a compiere la selezione dei profili da inserire su StartRefugees sulla base di una serie di parametri che includono – sottolinea il responsabile del Servizio di accoglienza straordinaria della Dimora d’Abramo, Marco Aicardi – “il profilo di legalità, competenze professionali, conoscenza della lingua italiana, motivazioni e idoneità al lavoro, capacità relazionali e affidabilità”. “Ad oggi – osserva il presidente della Dimora d’Abramo, Luigi Codeluppi – abbiamo già inserito oltre 100 profili sulla piattaforma, e al lavoro di selezione che ci ha lungamente impegnato aggiungiamo un accompagnamento che ci consente di verificare, caso per caso e nelle diverse situazioni, il buon funzionamento del rapporto lavorativo e della relazione tra i due soggetti in causa”.

Il pagamento della prestazione del richiedente asilo è regolato, sostanzialmente, da tre forme alternative di retribuzione che dipendono dalla natura e/o discrezione del committente: in particolare, si tratta di “Job on call” (contratto di lavoro collettivo a tempo determinato per aziende con più di 4 dipendenti), “Libretto Famiglia” (libretto nominativo prefinanziato, composto da titoli di pagamento del valore nominale di 10 euro lordi orari) e “PrestO”, contratto di prestazione occasionale che si rivolge a singoli o piccole aziende (sotto i 5 dipendenti) e prevede un minimo di 4 ore lavorative.

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Una risposta a 1

  1. Alessandro Davoli Rispondi

    01/12/2018 alle 11:23

    Non ho capito bene: per il povero Buba Darbae, il lavoro nero nel bosco, faceva parte di un progetto di legalità e integrazione seguito dalla Dimora d’Abramo ?
    Saluti,
    Alessandro Davoli

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