La resa di Francesco Amato: evitato l’intervento delle teste di cuoio. Cronaca di 8 ore da incubo

I Carabinieri prendono in custodia Francesco Amato a Pieve Modolena (ph. Ansa/ Elisabetta Baracchi)

5/11/2018 – L’incubo è finito. Alle 16,43 Francesco Amato, condannato a 19 anni e un mese nel processo Aemilia, irreperibile dalle ore successive alla sentenza, si è arreso dopo otto ore ai carabinieri dopo una lunga trattativa e dopo l’arrivo di un reparto speciale del Gis, pronto a intervenire. Ha rilasciato i quattro dipendenti dell’ufficio postale e si è consegnato alle forze dell’ordine. E’ stato accolto da applausi ironici da parte di numerosi parenti ed esponenti della comunità calabrese di Reggio che hanno gridato: “Bravo Francesco, bravi voi che avete sconfitto la ‘ndrangheta”.

I reparti speciali dei carabinieri nell’ufficio postale

Gli uomini del Gis erano arrivati da Pisa già prima delle 14. Tutto era pronto per un’irruzione, comunque molto rischiosa, perché col passare del tempo aumentavano in misura esponenziale le possibilità di un colpo di testa da parte di Amato. Per fortuna non c’è stato bisogno del blitz: i negoziatori dei carabinieri reggiani e poi del Già hanno  continuato a parlare con Amato per ore (dapprima attraverso una dipendente in ostaggio, poi per telefono) sino a quando, venti minuti prima delle 17 sono riusciti a convincerlo che la soluzione migliore anche per lui sarebbe stata la liberazione degli ostaggi e la resa.

Carabinieri prendono in custodia Francesco Amato

Quando sono usciti gli ostaggi, Alfredo Amato si è lasciato ammanettare ed è stato portato immediatamente in carcere. Una nipote, presente sul posto, ha cercato di difenderlo davanti ai microfoni e alla telecamere: “Non è un uomo cattivo, ma 19 anni di carcere sono 19 anni. E’ ingiusta una condanna a 19 anni per due telefonate”.

“Direi che è un lieto fine – ha commentato il colonnello Cristiano Desideri, comandante provinciale dei Carabinieri – Sono bastati il tempo e la pazienza, con una volonta’ ostinata di farlo riflettere sulla inutilita’ di un gesto del genere e di fargli prendere atto di quello che è stata una sentenza di primo grado da cui difendersi nelle sedi processuali. Alla fine Amato ha deciso  di liberare gli ostaggi e di consegnarsi,  direi che e’ un bel lieto fine”.

Questa mattina Francesco Amato, alle 8,30, si era barricato, armato di un coltello, all’interno dell’ufficio postale di Pieve Modolena. I militari erano pronti a un atto di forma con  all’intervento del reparto del Gis – arrivato – nel primo pomeriggio da una base del centro Italia –  “ma alla fine ha vinto la diplomazia”, ha detto il comandante provinciale Cristiano Desideri, che ha coordinato l’operazione.

Militari del Gis appostati nel retro dell’ufficio postale

5/11/2018 – Massima allerta del Viminale che segue da vicino gli sviluppi della situazione a Modolena, Reggio Emilia, dove il latitante Francesco Amato, sfuggito al carcere dopo la condanna nel maxiprocesso Aemilia, tiene in ostaggio quattro persone nell’ufficio postale. Amato chiede di poter parlare con il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Anche il sottosegretario alla giustizia Vittorio Ferraresi segue “con preoccupazione e apprensione gli sviluppi della vicenda. Sono vicino agli ostaggi, alle famiglie e alle forze dell’ordine impegnate nella difficile operazione di trattativa”, scrive Ferraresi sui social.

Il primo ostaggio liberato, Annalisa Coluzzi

5/11/2018 – Terrore all’ufficio postale di Pieve Modolena: alle 8, 30 di questa mattina Francesco Amato, uno dei condannati per concorso in associazione mafiosa al processo Aemilia, si  è barricato nell’ufficio postale di Pieve Modolena è armato con  un coltello e tiene in ostaggio i dipendenti dell’ufficio: la direttrice e quattro impiegate. Ha minacciato di ucciderli in caso di irruzione delle forze dell’ordine.  I sette clienti che si trovavano all’interno  dell’ufficio sono usciti.

La polizia davanti alle Poste di Pieve Modolena

L’edificio è circondato da polizia e carabinieri, che hanno chiuso la via Emilia per motivi di sicurezza. Sul posto è arrivato un negoziatore dei Carabinieri. “Voglio parlare con Salvini” ha fatto sapere Amato.

Alle 11,45 una dipendente tenuta in ostaggio, Annalisa Caluzzi di 54 anni, é uscita dall’ufficio postale ed è svenuta. Ora si è ripresa. Francesco Amato continua a comunicare col negoziatore dei carabinieri con una delle quattro impiegate rimaste nell’ufficio.

Nel processo di primo grado col rito ordinario, concluso mercoledì scorso, Francesco Amato è stato condannato a 19 anni e un mese. Doveva essere condotto in carcere nella giornata stessa con altri 14 condannati ritenuti elementi di spicco dell’organizzazione ndranghestita, ma si era reso irreperibile.

 

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2 risposte a La resa di Francesco Amato: evitato l’intervento delle teste di cuoio. Cronaca di 8 ore da incubo

  1. che schifo Rispondi

    05/11/2018 alle 12:09

    la terra dei cachi..

  2. Flash Rispondi

    07/11/2018 alle 10:50

    Dalla Reggio bene alla Reggio pene.

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