Cemental, per il giudice l’operaio Nanetti non morì di cancro da amianto
La Procura Generale ricorre contro l’incredibile sentenza di Reggio

di Andrea Nanetti

Andrea Nanetti

16/11/2018 – Le sentenze si rispettano, ma nulla vieta di commentarle. Il 9 maggio scorso secondo il Tribunale di Reggio Emilia, mio papà non morì per mesotelioma pleurico causato dall’amianto. Con la mia famiglia e 142 iscritti all’AEAC (Associazione esposti amianto Correggio), dolorosamente, ci siamo chiesti: ma com’è possibile, visto che mio padre in Cemental dovette respirare mattino, pomeriggio e sera “polveri killer”, per 4 anni, senza quelle protezioni già allora prescritte?

Come è possibile che un giudice arrivi a questa decisione? Quando tutti i medici specialisti degli ospedali di Reggio, Correggio, Guastalla e, l’Inail, hanno scritto mesotelioma pleurico?

Oltretutto i Pm giustamente assumono periti anche per gli incidenti stradali, ma, per questo processo con malattia e morte, la Pm non incaricò nessun consulente.

Alla Cemental di Correggio l’amianto veniva trattato e spostato con disinvoltura. Un’immagine sconvolgente dello stabilimento imbiancato dalla polvere micidiale per la salute

Tralasciando poi quanto sia umanamente e istituzionalmente incredibile, che questo sia l’unico processo d’amianto in Italia in cui 2 ex sindaci di Correggio e Reggio (Claudio Ferrari e Giulio Fantuzzi) si sono schierati con un magnate dell’amianto, già condannato per omicidio colposo (Tribunale di Reggio, sentenza del 16.12.2016), piuttosto che dalla parte dei propri cittadini vittime, lavoratori e abitanti esposti. Questo la dice lunga sul perché quella fabbrica di morte rimanesse nel centro cittadino, e non in zona industriale come le fabbriche “normali”.

Per contro altri 2 ex sindaci, Marzio Iotti e Maino Marchi, si adoperarono per togliere l’azienda dal centro Correggese, riconoscendone la pericolosità e testimoniandola in udienza.

Siamo distrutti dentro. Ma non ci arrendiamo, continuiamo a lottare.

E come persone colpite da una sentenza che riteniamo ingiusta, vogliamo però ringraziare pubblicamente 3 uomini: l’avvocato Ernesto D’Andrea, che dopo aver condotto ottimamente il primo grado del processo, l’8 agosto ha presentato domanda d’appello verso la sentenza; e dall’altra parte Dr. Ignazio De Francisci e il Dr. Paolo Giovagnoli della Procura Generale della Corte d’Appello di Bologna,  che hanno accolto totalmente e rapidamente le richieste dell’avv. D’Andrea, il 16 agosto, quando normalmente tutti sono in ferie. 

Questi due valorosi magistrati hanno impugnato la sentenza del Tribunale reggiano. A loro diciamo grazie. Hanno resuscitato la speranza di giustizia nostra, ed anche per la dignità del lavoro e, degli imprenditori seri che s’impegnano per la sicurezza e l’ambiente. 

 

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Una risposta a 1

  1. Adolfo Rispondi

    19/11/2018 alle 11:48

    Che altro aggiungere sulla magistratura reggiana? Basterebbe solo ricordare una delle pagine “più autentiche di questi togati”: l’affaire del tesoretto coopservice, seppellito ancor prima di morire, con un’archiviazione fragorosissima. Ma tant’è. Eppur tutto torna: basti considerare l’epilogo della carriera della Boccassini…

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