“Impossibile” in via Turri: nasce la prima coop di comunità nella zona più degradata di Reggio (con i soldi della Manodori)

30/10/2018 – Il format della cooperativa di comunità, nata per rivitalizzare aree in via di abbandono, soprattutto in montagna, si sposta nel cuore della città.  Proprio una cooperativa di comunità nasce nella zona  Santa Croce-via Turri-Stazione-Mirabello, vale a dire l’area più a rischio sicurezza di Reggio Emilia, e dove l’integrazione è ancora una bella favola. Sono venti le realtà che propongono l’iniziativa, nata nell’ambito del bando WelCom promosso dalla Fondazione Manodori, che ha messo sul piano una somma complessiva di un milione di euro. Venti realtà mosse da un patto politico tutto interno al centro sinistra: principali promotori sono infatti Consorzio Quarantacinque  e Consorzio Oscar Romero (che ritroviamo insieme nell’appalto per la gestione del nuovo cassone di cemento costruito ai Chiostri di San Pietro e denominato Laboratorio Aperto, così come nel consorzio Differente per la gestione, appunto, della raccolta differenziata), la cooperativa Dimora D’Abramo, appaltatore principale dell’accoglienza dei richiedenti asilo a Reggio Emilia, la Vigna, la Quesrcia, Ravinala, Mondinsieme, l’oratorio don Bosco, per non dire di Confcooperative, Legacoop e comune di Reggio Emilia.

Da sinistra Gianni Borghi, Luca Vecchi e Matteo Caramaschi

Il progetto cooperativa di comunità si chiama significativamente “Impossibile” ed è stato presentato oggi in una conferenza stampa alla fondazione Manodori da Gianni Borghi presidente della Fondazione, Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, Matteo Caramaschi, presidente Confcooperative, Carlo Possa, Legacoop, Fulvio Bucci, presidente della cooperativa (distretto di economia solidale di Reggio Emilia).

Quella di Reggio Emilia sarà tra le prime in Italia realizzata in contesti urbani ed è stata proposta dopo “un’attenta analisi delle dinamiche sociali e delle profonde trasformazioni che in questi anni hanno caratterizzato l’area. Gli indicatori dell’ultimo Rapporto sulla Coesione Sociale di Reggio Emilia, infatti, segnalano un’elevata parcellizzazione delle relazioni, isolamento, un forte ricambio demografico e di insediamenti abitativi ed economici”. In altre parole, crescente senso di insicurezza, degrado del tessuto sociale, emarginazione, microcriminalità diffusa in una zona ad altissimo tasso di immigrazione. Questa azione ha un carattere, è complicata (e neppure i promotori hanno ben chiaro dove si andrà a parare) però è un azzardo. Il successo delle cooperative di paese nel crinale appenninico (dove sono attive due esperienze, con la sede di una scuola internazionale)  testimonia la  bontà della formula. Anche se, va aggiunto, è la prima volta che l’esperimento ha per teatro un’area densamente popolata ma fortemente degradata, e priva di denominatori comuni dal punto di vista economico.

E infatti la cooperativa di comunità –  affermano i promotori –  si chiama ‘Impossibile’ perché non è una sfida semplice, si pone l’obiettivo di coinvolgere ampie fasce di residenti, ma non solo. Si tratta di creare reti di cittadini, enti, associazioni per rinsaldare i legami sociali ed attivare nuove occasioni di imprenditorialità e di crescita culturale.

GIANNI BORGHI – “Reggio Emilia ha una forte vocazione alla solidarietà e alla coesione sociale – dice Gianni Borghi – Il bando WelCom, lanciato dalla Manodori, tende a catalizzare energie e risorse su progetti condivisi per sostenere le vulnerabilità emerse, in particolare, dopo la recente crisi economica. Si tratta di trovare risposte innovative ai bisogni rilevanti. A due anni dall’inizio del bando, siamo molto soddisfatti dei risultati che si stanno ottenendo e dell’ampia partecipazione di tutte le realtà sociali”. E’ la Manodori che mette i soldi per il decollo dell’iniziativa: centomila euro direttamente alla cooperativa e centotrentamila ai vari soci.

LUCA VECCHI – “Esistono una ricchezza di proposte e una pluralità di soggetti che da tempo agiscono in questo quadrante di città che molto spesso non trovano la giusta rappresentazione- afferma Luca Vecchi – Credo che questo nuovo interlocutore possa avere la forza e la capacità di mettere a sistema un vero e proprio ‘mondo’ che guarda ai quartieri di Santa Croce, del Mirabello e della zona stazione come chance di sviluppo, anziché come luoghi che si racchiudono in se stessi in una rappresentazione solo problematica dell’esistente. Si tratta certo di zone che vivono le loro contraddizioni, contraddizioni tipiche di ogni città in Italia. Ma, all’interno di ogni criticità, è insita al tempo stesso un’opportunità che io credo la nuova cooperativa di comunità possa far uscire in modo positivo.”

Tra le prime iniziative messe in campo,  un ‘mercato internazionale di quartiere’, che tiene conto della diversità etnica espressa nell’area interessata, per sperimentare attività imprenditoriali solidali e auto-sostenibili. Il mercato prevede anche un servizio di consegna della spesa a domicilio per tutta la città.

Sul versante educativo, partiranno laboratori per i giovani della ‘Stazione Educativa’ dell’oratorio Don Bosco e dello ‘Spazio Raga’ di via Turri. Verranno inoltre sollecitati gli abitanti di Santa Croce, Stazione e Mirabello per proporre percorsi per incentivare la bellezza e rendere più vivibili i loro quartieri.

MATTEO CARAMASCHI  sottolinea “l’innovazione e la grande attualità di questo progetto che incrocia competenze e strumenti della cooperazione di comunità con quelli della rigenerazione dei tessuti urbani. La  cooperativa di comunità urbana a Reggio Emilia, proprio nei quartieri più sensibili a percezioni di insicurezza e disagio, testimonia questa urgenza e la propone lì come opportunità di tenuta e sviluppo comunitario”. 

CARLO POSSA – “Con il progetto delle cooperativa ‘Impossibile’ – spiega Carlo Possa – si vuole reinventare una esperienza, quella delle cooperative di comunità, che ha radici profondamente reggiane, in un ambito del tutto nuovo, sia dal punto di vista territoriale che dei problemi sociali ed economici. Se quanto hanno fatto le cooperative di comunità dell’Appennino reggiano partiva per risolvere problemi di spopolamento, di abbandono dei paesi da parte dei giovani, di ricreare economia, con Impossibile il campo d’azione è del tutto diverso, ma molto stimolante e avvincente. Creare comunità non in un piccolo borgo appenninico, ma in quartieri cittadini con problemi molto complessi e con tantissima ed eterogenea popolazione è sicuramente una bella sfida. Provare a sfidare l’impossibile è nella natura della cooperazione, e quindi è possibile’.

FULVIO BUCCI,  neo presidente della cooperativa di Reggio Emilia ha spiegato: “Prima di tutto siamo ‘andati a scuola’ per imparare da chi è più esperto e da chi ci ha preceduto. Ed è l’inizio di una sfida non semplice, ma affascinante, per diventare motore e anima di iniziative economiche a impatto comunitario in ambito urbano. Allo stesso modo ora siamo pronti ad andare a scuola dalla comunità che abita i quartieri e i territori dove viviamo e operiamo per crescere insieme e lavorare per creare piccole economie comunitarie e solidali. Consapevoli che si tratta di sperimentare scenari nuovi e disponibili a mettere a disposizione il nostro operato a servizio della comunità che vorremmo contribuire a sostenere e ri-creare”. 

La Cooperativa di Comunità ‘Impossibile’ avrà sede in via Terrachini 18/O presso La Polveriera.

I partecipanti al bando WelCom della Fondazione Manodori, da cui è nato il progetto della cooperativa di comunità per Reggio Emilia

  • consorzio cooperative sociali Oscar Romero

  • consorzio cooperative Sociali Quarantacinque

  • comune di Reggio Emilia

  • Azienda Usl

  • Confcooperative Reggio Emilia

  • Legacoop Emilia Ovest

  • Adiconsum

  • accademia di quartiere – AccQua

  • associazione Ca’ Luogo d’arte

  • centro Teatrale Mamimò

  • Sinonimia Teatro Cultura Bellezza

  • coop. sociale Accento

  • coop. sociale Dimora d’Abramo

  • coop. agricola e sociale La Quercia
  • coop. sociale La Vigna
  • coop. sociale Ravinala
  • coop. sociale San Giovanni Bosco
  • Fondazione Mondinsieme
  • Rtm Reggio Terzo Mondo
  • Impact Hub Reggio Emilia
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2 risposte a “Impossibile” in via Turri: nasce la prima coop di comunità nella zona più degradata di Reggio (con i soldi della Manodori)

  1. Valentina Iannuccelli Rispondi

    31/10/2018 alle 07:34

    Tutto chiaro: per decenni non si sono applicate leggi e regolamenti per poter usare quello che chiamano degrado o percezione di insicurezza (invece di anarchia voluta) per spartire soldi alle solite cooperative in inziative inutili

  2. janvier Rispondi

    31/10/2018 alle 15:34

    Sarebbe stato meglio mettere ” Possibile”, anziché impossibile. Almeno sarebbe stata più benaugurante. Spero che non sia nata per arraffare euro un milione, poi divenire il solito carrozzone per occupare qualche politico disoccupato.

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