Il calice da messa di Pio IX e padre Angelo Secchi
Ritrovato il tesoro segreto di Reggio

di Pierluigi Ghiggini

E’ un tesoro segreto di Reggio Emilia: il  calice da Messa donato da Papa Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti, alla chiesa dell’Immacolata Concezione di Reggio Emilia (oggi San Francesco) in data 7 agosto 1877, quando l’ultimo Papa Re era detronizzato da 7 anni e viveva come prigioniero tra le mura leonine.Quella che pubblichiamo sono le prime fotografie del calice, sino a pochi giorni fa rimasto chiuso per decenni in un armadio blindato settecentesco della parrocchia di s, Francesco,  e dell’iscrizione dedicatoria incisa nel fondo, dalla quale si evince che  arrivò a Reggio Emilia attraverso il grande astronomo Angelo Secchi.

Il calice donato da Pio IX alla chiesa di S. Francesco di Reggio Emilia, “intercedente” lo scienziato Angelo Secchi, padre gesuita (ph. Pierluigi Ghiggini)

E’ un oggetto importante di oreficeria antica, lavorato a sbalzo in oro e argento, decorato con grappoli d’uva e spighe di grano a simboleggiare il sacrificio del Corpo e Sangue di Gesù, a prima vista molto precedente la data della donazione. Ma è grande soprattutto il suo valore simbolico e storico, perchè il legame tra il calice e Reggio Emilia è più stretto di quanto non appaia a prima vista.
Non fu un regalo “convenzionale”, per così dire di routine. Tutt’altro. Nell’epigrafe dedicatoria incisa sotto la base che attesta l’elargizione di Pio IX alla chiesa reggiana (“praecibus” il prevosto Lusetti), si legge che a ottenere il calice dal Papa fu proprio padre Angelo Secchi, uno dei figli più illustri di Reggio Emilia, scienziato di fama mondiale e fondatore della moderna spettrografia astronomica: «Clarissimo Angelo Secchi SJ intercedente».

L’epigrafe dedicatoria nel fondo del calice (ph. Pierluigi Ghiggini)

Non vi è dubbio che il dono arrivò attraverso il grande astronomo, all’epoca direttore dell’osservatorio del Collegio Romano, tenuto in grande considerazione da Pio IX.

Papa Pio IX Mastai Ferretti

Padre Angelo Secchi

Il Papa e padre Secchi morirono pochi mesi più tardi, a qualche giorno di distanza l’uno dall’altro: Mastai Ferretti il 7 febbraio, lo scienziato gesuita il 26 febbraio.
Di questo calice reggiano si era ormai persa anche la memoria. Di certo non è stato utilizzato perdecenni, e nessuno lo aveva più visto. E’ stato il parroco uscente di S. Francesco e San Nicolò,  don Franco Ranza, a tirarlo fuori da una antica cassaforte in occasione della messa celebrata dal vescovo Massimo Camisasca per i 50 anni di Comunione e Liberazione a Reggio.
Un omaggio, un segno che deve avere molto colpito il prelato, perchè proprio attraverso il calice di Pio IX i rapporti con don Ranza, molto tesi dall’estate – da quando cioè il vescovo lo aveva sollevato dalla carica di parroco di San Francesco, dopo che il sacerdote più famoso di Reggio aveva rifiutato di firmare una richiesta di contributo pubblico per la chiesa di San Nicolò – si sono improvvisamente distesi.
Il calice ha fatto la sua seconda comparsa domenica scorsa proprio in San Nicolò nella messa di insediamento del nuovo parroco don Maurizio Pirola, di fronte a una comunità che per don Ranza era arrivata alle dimissioni in blocco del Consiglio Pastorale.
Vale la pena soffermarsi su quel momento, a conferma della potenza di certi simboli. Nell’occasione, don Pirola ha annunciato ufficialmente che don Ranza resterà nella parrocchia come collaboratore. Ha espresso gratitudine per il lavoro svolto in vent’anni («Non ho certo la sua fama in città») e ha rimarcato: «Lui lavorerà con me e io lavorerò con lui, e cammineremo insieme».
Nel suo commiato davanti alla comunità, don Ranza ha citato il cardinal Lercaro: «Mi hanno detto viene e sono venuto, oggi mi dicono vai e vado». «Oggi tocca a me, prete e parroco libero in una chiesa libera, cedere il passo al carissimo don Maurizio… I sentimenti oggi sono tanti, ma anche un’inquietitudine pastorale e sacerdotale che segna il quotidiano e crea dubbi sui progetti sibillini degli uomini».
E ancora: «Questa collaborazione pastorale e questa continuità pastorale con don Maurizio certamente esige riflessione, generosità e una particolare sensibilità parrocchiale. Cercherò vicino a tutti con gratitudine e rispetto».
Alla fine della vicenda, don Ranza resta nella sua parrocchia, anche se con un «passo di lato» che tuttavia non gli impedisce di perseguire nuovi progetti. Il calice, volendo un tantinello esagerare, il suo «miracolo» di pacificazione lo ha fatto, e ora è tornato in un posto sicuro. Nondimeno è cominciata una nuova storia: questo dono di Pio IX, «intercedente» lo scienziato Angelo Secchi, merita di essere studiato, ammirato e di prendere parte a tante altre messe reggiane. E’per tutti, credenti e non credenti, un pezzo di storia ritrovata di Reggio: l’unica testimonianza tangibile  dello stretto rapporto mantenuto da Angelo Secchi con Reggio Emilia, che pure aveva lasciato la città natale per Roma a soli 15 anni.

Il calice donato da Pio IX alla chiesa di S. Francesco di Reggio Emilia, “intercedente” lo scienziato Angelo Secchi, padre gesuita (ph. Pierluigi Ghiggini)

 

 

 

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Una risposta a 1

  1. carlo baldi Rispondi

    15/10/2018 alle 09:33

    Bravo Ghiggini, che oltre al quotidiano, sa valorizzare la città per ricerche specifiche e di alta qualità.

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