Lavorava in nero il richiedente asilo morto nel bosco: dura requisitoria della Cgil
Lo aveva mandato lassù la coop Dimora D’Abramo?

1/10/2018Buba Darbae, il richiedente asilo gambiano di 27 anni, morto mercoledì nel tragico incidente avvenuto nel bosco di Casa Masello in comune di Casina, lavorava in nero e senza le necessarie protezioni sul piano della sicurezza. 

Lo afferma la camera del LaVoro Cgil di Reggio Emilia in un comunicato dai toni durissimi, in cui parla di datore di lavoro senza scrupoli e di “morte che si poteva evitare, avvenuta in un sistema senza regole che sfrutta il bisogno di chi si trova in condizioni difficili; più difficili di altre”.

La Cgil ne ha anche per le cooperative sociali affermando che “l’autoreferenzialità non aiuta”. Perché se Buba lavorava in nero fuori di ogni regola, è anche vero che era inserito in un progetto della cooperativa Dimora D’Abramo, che gestisce centinaia di richiedenti asilo in provincia di Reggio Emilia. Dea chiarire a questo punto, chi ha mandato Buba da quel datore di lavoro “senza scrupoli”: se la Dimora D’Abramo o qualcun altro.

Il trattore da cui è caduto il rifugiato gambiano nel bosco di Casa Masello

Il sindacato di via Roma ricorda che Buba Darbae aveva 27 anni, viveva a Felina ed è morto mentre era impegnato in operazioni di tagli della legna e di pulizia del bosco.

“Era arrivato dal Gambia fin in Italia per morire mentre lavorava in nero in un bosco della nostra montagna ingaggiato da un’impresa senza regole. Dove la questione non è solo una paga da fame e il non rispetto dei CCNL, ma la totale mancanza di ogni diritto, in primis quello alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro.

La causa della morte di questo ragazzo è il lavoro nero, infatti nella dinamica dell’infortunio mortale sono ignorate tutte le norme di sicurezza – ribadisce la Cgil –  Lavoro nero vuole dire pericolo, rischio a fascia rossa, ma anche evasione fiscale e contributiva: per questo occorre contrastare gli imprenditori che ne fanno uso.

Buba Darbae era anche un richiedente asilo e protezione internazionale in attesa di una risposta da circa due anni, che in questo lunghissimo periodo aveva cercato di integrarsi, svolgendo volontariato per la comunità e apprendendo l’italiano. Un’attesa, la sua, in cui si è trovato ad accettare anche l’offerta di un datore di lavoro senza scrupoli per poter raccogliere qualche soldo .

Per questo crediamo che la morte di Buba metta in luce alcune questioni generali:

  • che il lavoro nero è diffuso molto di più di ciò che si pensi. Ed è un problema che riguarda tutti coloro che, italiani e/o stranieri, possano essere considerati soggetti più deboli;

  • che non è possibile che continuino a proliferare aziende senza regole che ingaggiano lavoratori in nero, con paghe da fame, non rispetto dei contratti e mancanza totale di ogni diritto, in particolare, quello alla salute e sicurezza;

  • che i tempi di risposta alle richieste di asilo sono, come più volte denunciato anche dalla nostra Organizzazione, troppo lunghi. Ciò impedisce il percorso di integrazione che, a nostro parere, avviene in particolare attraverso il collocamento al lavoro tutelato con diritti e doveri;

  • che le attività svolte dalle cooperative sociali – soggetti gestori dell’accoglienza straordinaria – per favorire l’integrazione (corsi di italiano, assistenza legale, formazione sulla normativa del lavoro, formazione di base sulla sicurezza sul lavoro) non sono sufficienti se svolte senza coinvolgimento delle parti sociali. E’ necessario invece una maggior apertura a chi nel territorio opera per i diritti di tutti”.

Conclude la Cgil: “Per quanto ci riguarda – e lo diciamo anche alla cooperative sociali – siamo disponibili a collaborare nella consapevolezza che l’autoreferenzialità non aiuta. Così come continueremo ad impegnarci nel contrasto al lavoro nero segnalando agli organi ispettivi ogni irregolarità riscontrata e chiedendo alla Regione Emilia Romagna di destinare delle risorse adeguate previste per legge per rendere più frequenti le ispezioni onde evitare altri incidenti di questo tipo”.

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8 risposte a Lavorava in nero il richiedente asilo morto nel bosco: dura requisitoria della Cgil
Lo aveva mandato lassù la coop Dimora D’Abramo?

  1. Poli Rispondi

    05/10/2018 alle 13:24

    ce ne sono un mucchio che lavorano in nero, andate a controllare nelle coop.

  2. Gino belli Rispondi

    06/10/2018 alle 13:07

    Questo ragazzo non lavorava in una coop, ed è sorprendente che un giornale insinui gratuitamente dopo ripetute precisazioni e senza alcuna accusa da parte dei sindacati. Quanto al lavoro nero, visto che le coop in Italia fanno il 7% del pil e hanno il 78% di assunti a tempo indeterminato, forse è meglio guardare altrove!

    • Pierluigi Rispondi

      06/10/2018 alle 13:15

      C’è poco da sorprendersi, caro Gino, e men che meno accusare il giornale, che solleva interrogativi legittimi, di insinuazioni gratuite. Sarebbe meglio pesare i termini prima di scrivere.
      E’ vero o no che quel povero ragazzo era inserito in un progetto della Dimora d’Abramo? E’ davvero plausibile che la Dimora d’Abramo non sapesse che andava a lavorare in nero,e dove? E la Dimora d’Abramo non ha doveri di sorveglianza, oppure il progetto d’inserimento era solo uno specchietto per le allodole? La cooperativa dia risposte convincenti, ma convincenti davvero, e Reggio Report le pubblicherà. Noi al momento non abbiamo ricevuto alcunchè.
      Pierluigi Ghiggini

    • Poli Rispondi

      08/10/2018 alle 15:46

      La prego, si informi meglio. le coop che danno lavoro alle coop piu’ cicciottelle. Come alle elementari e il gioco degli insiemi. vada a toccare con mano mìnelle stalle, nei cantieri delle logistiche di coopservice, di coopclean, di coop e il cazzo che li gestisce.

  3. Gino belli Rispondi

    06/10/2018 alle 16:33

    Sono passati più di dieci giorni dalla morte di Buba. Hai ricevuto, a suo tempo, le condoglianze della Dimora. Hai letto decine di dichiarazioni in cui si diceva che non c’era alcun programma di lavoro legato a Dimora (tu non le hai chieste, semplicemente). I giovani non sono carcerati, lo sai bene. Caro Ghiggio, le risposte e le evidenze ci sono, ma vanno viste e ascoltate

    • Pierluigi Rispondi

      06/10/2018 alle 18:31

      Caro Belli,
      se qualcuno è in grave imbarazzo, non per questo bisogna prendersela con chi pone domande e attende risposte che non arrivano. Anche noi abbiamo pubblicato le condoglianze della cooperativa, e naturalmente ti è sfuggito. Ma dalla Dimora d’Abramo non è arrivata una riga, non una, sulla posizione di Buba e le responsabilità della cooperativa nei suoi confronti.
      Tanto per essere chiari: è vero o no che, in quanto inserito in un progetto (immagino pagato da qualche ente pubblico) la Dimora aveva una responsabilità verso quel giovane? Era al corrente di dove fosse a lavorare, e in quali condizioni? Qualcuno, e c’era qualcuno che aveva il dovere di farlo, aveva avvertito le autorità che una ditta faceva lavorare quel giovane in nero?
      Discutere a posteriori è molto penoso, ma la colpa non è di chi fa domande: è di chi continua a tacere scaricandosi delle proprie responsabilità.
      Pierluigi Ghiggini

  4. Poli Rispondi

    08/10/2018 alle 15:47

    cooperativa. da risorsa per il popolo,a croce per il popolo. tutti scrivono di cooperative, il pericolo e’ tra noi.

  5. Poli Rispondi

    08/10/2018 alle 15:48

    a quella coop non gli faranno un cazzo. se io avevo a lavorare un nero, e fosse morto, mi avrebbero lapidato di denunce.

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