Attila ai Chiostri di San Pietro
La Soprintendenza ammette “criticità”

di Pierluigi Ghiggini

6/10/2018 – Perché i lavori ai Chiostri di San Pietro, la cui conclusione era prevista per luglio sono ancora in alto mare? La risposta sorge spontanea: perchè qualche problema evidentemente è insorto.
Di quale natura non è dato di sapere: del resto si procede nel silenzio glaciale dell’amministrazione Vecchi, che tace anche di fronte alle critiche più documentate.
Ma che qualche problemino esista lo ha confermato, sia pure con linguaggio generico e fumoso, il ministero dei Beni Culturali in una risposta del 18 settembre a una segnalazione della senatrice Michela Montevecchi del Movimento 5 Stelle, a sua volta sollecitata dalla capogruppo in comune a Reggio Alessandra Guatteri attivatasi dopo le critiche circostanziate pronunciate in sede di commissioni dall’architetto Franca Manenti Valli, eminente studiosa dei Chiostri di San Pietro come delle “armonie segrete” di piazza dei Miracoli a Pisa.

Il cassone di cemento in costruzione a ridosso dei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia

Ecco cosa scrive il Mibac, oggi guidato dal mantovano ministro Bonisoli: «La Soprintendenza evidenzia che attualmente i lavori interessano la parte cosiddetta monumentale su cui, costantemente, effettua sopralluoghi verificando lo stato d’avanzamento del cantiere di restauro sulla base delle autorizzazioni rilasciate». Aggiunge il Mibac: «Dall’analisi dei pareri resi è così emerso che alcune delle criticità evidenziate dall’architetto Franca Manenti Valli sono già state rilevate dai nostri tecnici che hanno provveduto a superarle prevedendo precise prescrizioni».
Quali siano le «criticità» non è dato di sapere, e il Ministero non spiega neppure quali siano le «prescrizioni». Si tratta forse dell’orribile passerella di accesso all’ingresso? Dell’ingresso, che rimane nel punto sbagliato? Della posizione dell’ascensore, già criticata? Di altro genere di questioni?

Di sicuro le criticità riguardano il corpo storico del monastero benedettino di San Pietro, il più importante monumento rinascimentale di Reggio Emilia. Il ministero non accenna neppure di sfuggita al «mostro» di cemento armato ormai edificato a circa cinque metri muro esterno dei Chiostri. Su questo sconcio, una ferita senza precedenti nel centro di Reggio, gli alti funzionari non scrivono una parola e passano oltre. Ma è un silenzio clamoroso, a proposito del quale Reggio continua a chiedersi: perché?

Impressionante l’effetto del cassone di cemento che incombe a pochi metri dalle mura rinascimentali

In effetti, ciò che colpisce negativamente nella vicenda dei Chiostri, in particolare a proposito del parallelepipedo in cemento armato che deturpa il complesso, è il silenzio di chi dovrebbe far sentire la propria voce.
Tace la Curia, comunque interessata perchè l’antico monastero è addossato alla chiesa di San Pietro martire e S. Prospero vescovo. Il parroco, fra l’altro, è un eminente studioso ed è responsabile dei Beni Culturali della diocesi.
Tace anche l’ordine degli Architetti: «Succede il diluvio, e i pompieri spariscono», commenta ironicamente un professionista reggiano. E tacciono oggi anche associazioni onuste di meriti e di gloria come Italia Nostra, che in altri tempi non era rimasta ferma.
Della Soprintendenza di Bologna abbiamo scritto: è stata mossa a forza da un’iniziativa parlamentare – nata nella nuova maggioranza di governo, che a Reggio però è minoranza – ma continua a tacere sullo scempio del cassone di cemento. Viene da chiedersi in base a quale criterio sia stato possibile approvare un progetto così devastante, che ha tradito le premesse di rispetto della sacertà e dell’identità dei luoghi, anche dei suoi significati esoterici e «matematici», quando invece potevano essere recuperati con minor spesa e miglior resa gli spazi della caserma Taddei.
Non rimangono ferme invece le opposizioni in consiglio comunale. Se l’intervento del ministero è stato sollecitato dai 5 Stelle, il gruppo di Alleanza Civica tornerà nuovamente alla carica con un’interrogazione in Sala del Tricolore.
«Siamo stati noi – sottolinea la capogruppo Cinzia Rubertelli, a chiedere insieme ai 5 Stelle il dibattito in commissione, avvenuto in estate». E accusa: «Il Pd sta consumando un vero proprio stupro su uno dei beni architettonici più importanti della nostra città. Hanno usato i Chiostri per dar valore a un progetto subito finanziato e da realizzare subito: poco importa se non è utile alla città e se si compie un vero scempio».

 

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Una risposta a 1

  1. Poli Fausto Rispondi

    07/10/2018 alle 14:49

    Solitamente se non interviene un privato, i lavori non finiscono mai. Operativamente, il manager pubblico apre un dossier sull’operazione: solitamente il manager pubblico lucra (cioe’ l’ente lucra) lucra sulla concessione del lavoro: se il lavoro slitta, aumenta il prezzo. Esempio: Via emilia Bis: Taneto Pieve modolena; il lavoro da 100 che costava e” passato a 400.

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