Abetaie distrutte: lo scandalo di quarantamila alberi tagliati in base a due relazioni-fotocopia

7/9/2018Reggio Report ha documentato lo scempio  avvenuto in questi giorni in località Sigalari, a Montemiscoso, dove un Harvester, gigantesca macchina tagliatrice in grado di abbattere, rasare e fare a pezzi un albero di alto fusto in 22 secondi, ha desertificato decine di ettari di abetaia per migliaia e migliaia di alberi: abeti rossi, abeti bianchi e larici, diventati legno pregiato per l’industria. Oggi Telereggio ha rivelato che lo scempio avvenuto l’anno scorso a Succiso (e continuato a anche quest’anno) e quello di Montemiscoso sono figli della stessa matrice “ideologica”. La distruzione della foresta appenninica nel territorio di Ramiseto, comune di Ventasso, avviene da un anno sulla base di due perizie fotocopia firmate da Govi: due perizie identiche non solo nelle motivazioni e nella forma scritta, ma persino negli errori di ortografia.

Il taglio dell’abetaia di Montemiscoso

I disboscamenti sono stati approvati dall’Unione dei comuni sulla base di due relazioni dell’agronomo Giorgio Govi, dell’Ordine di Reggio Emilia, del giugno e del luglio 2017, che risultano “eguali per interi paragrafi, compresi gli errori di ortografia”. Viene da chiedersi se l’agronomo sia stato pagato una volta sola, oppure due volte per due perizie-fotocopia.

Di fatto tra Succiso e Montemiscoso sono  stati rasi al suolo 40 mila tra abeti, pini e larici, per decine di ettari di foreste in un territorio di usi civici gestito dal consorzio Alto Appennino Reggiano, presieduto da Dario Torri che è anche il presidente della cooperativa Valle dei Cavalieri. In entrambi i casi l’appalto è andato alla società austriaca specializzata Holz Klade in partnership con Amabile Legnami, se si dice a un prezzo di 80 centesimi quintale per legno da tagliare, inferiore ai prezzi correnti per il legno pregiato destinato ai mobilifici.

La foresta tagliata

Per autorizzare il taglio, si è scoperto che l’abete rosso, piantato negli anni sessanta, non è una specie autoctona (tuttavia anticamente lo era). Inoltre il Consorzio di gestione gioisce soprattutto perchè il diradamento, per usare un eufemismo, delle foresteappenninche , favorisce la crescita dei funghi, vero business della zona. Ciò naturalmente senza considerare il problema  dell’erosione eolica, ritenuto evidentemente trascurabile.

Il taglio dell’abetaia di Montemiscoso

Nelle sue relazioni, sottolinea Telereggio, l’agronomo Govi ha scritto – fra le motivazioni che avrebbero consigliato lo scempio – il fato che le abetine di Succiso e Montemiscoso “con la loro copertura verde scuro compatta, hanno un aspetto che contrasta fortemente con il resto del paesaggio”. Chissà come sono contenti ora gli escursionisti e gli amanti della montagna nel vedere il color ocra della terra desolata, resa orfana di una foresta intera.

 

 

Scempio: un’altra abetaia rasa al suolo a Ramiseto

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11 risposte a Abetaie distrutte: lo scandalo di quarantamila alberi tagliati in base a due relazioni-fotocopia

  1. Andrea Rispondi

    10/09/2018 alle 12:21

    Si resta senza parole di fronte a questo SCEMPIO, perchè di ciò si tratta. Abbattere in questo modo e con queste motivazioni un’abetaia che aveva solo aspetti positivi sia per l’ambiente che per il turismo della zona, è da criminali. Qui siamo davanti a una cultura becera o a qualcos altro…di chi ha firmato questa strage. Se questa è l’agronomia oggi, disboscamento in montagna e pesticidi in pianura, allora sarebbe molto piu conveniente cancellarla. Questo atto farà si che molte famiglie, compresa la mia, non frequenteranno più quelle zone.

    Andrea

  2. elisabetta Rispondi

    12/09/2018 alle 11:25

    Non è il turismo che vogliono, è l’affare, fatto vendendo al prezzo definito da chi compra… siamo colonia dei governi più benestanti del nostro, lo vediamo ogni giorno, dal supermercato all’abbigliamento … e le scuse – se vuoi fare qualcosa – si trovano…

  3. gianfranco aldrovandi Rispondi

    12/09/2018 alle 20:41

    E’ tempo che si faccia valere in Tutte le Sedi la Convenzione di Aarhus
    La Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale .
    Ed è tempo altresi che si attivino i Cittadini , le Popolazioni , le Associazioni Ambientaliste a presentare gli ESPOSTI relativi alla PROCURA interessata a valere sulla Legge degli ECO-REATI del 2015 .

    COLLETTIVO NONVIOLENTO UOMO AMBIENTE della BASSA REGGIO

  4. ida attolini Rispondi

    13/09/2018 alle 10:17

    ma nn ci sono controlli, amministrativi e/o politici, per fermare questi abusi che prendono le forme di vere e proprie rapine più e meno apparentemente legalizzate ai danni della comunità?!?

  5. Gina Rispondi

    13/09/2018 alle 13:42

    Il tema del destino dei rimboschimenti artificiali attuati nel secolo scorso è molto dibattuto in selvicoltura, anche la decisione di effettuare un taglio raso con successivo reimpianto di specie autoctone può avere un senso. Questo considerato soprattutto il destino cui vanno incontro questi boschi che sono di proprietà di privati e quindi destinati a non essere sottoposti a nessun intervento che non abbia anche un risvolto economico. L’evoluzione naturale di questi impianti è quella di deperire lentamente senza rinnovarsi. Se qualcuno si è fatto un giro avrà notato, nelle zone non tagliate (perché non è stato raso al suolo tutto, ci sono zone sottoposte a taglio e altre destinate a diradamento) che non c’è praticamente sottobosco né rinnovazione. È una situazione che si trova in molti di questi rimboschimenti. Affermazioni tipo : “l’abete rosso in antichità c’era” sono veramente di un’ approssimazione imbarazzante. C’è ancora l’abete rosso, su alcuni testi si trova indicato che un piccolo nucleo al cerreto è autoctono, come quello dell’ Abetone. Questo però non significa che si possano creare popolamenti ovunque in zona con buon esito. Comunque il discorso è veramente molto complesso per ridurlo ad un semplice commento. Dico solo che capisco che l’ impatto visivo sia a dir poco forte e che lo scoramento nel vedere stravolto il paesaggio sia davvero tanto, al punto di far pensare male, ma penso che chi ha autorizzato il taglio e chi ha scritto la relazione abbia in realtà tenuto conto di molti aspetti e abbia fatto un pensiero alla lunga e non relativo solo al momento presente. La selvicoltura funziona su tempi molto lunghi. Aggiungo solo che guardando gli assortimenti ritraibili dal taglio mi domando se davvero ci guadagneranno così tanto, io di legame da mobilificio non ne vedo, magari fosse tutto legname di pregio. Perché dove c’è valore si fanno sicuramente gli interventi di cui c’è bisogno. Quindi ripeto, magari fosse così, ci sarebbe stata più possibilità di scelta. Sarebbe piaciuto di più a tutti vedere un bel diradamento fatto bene quando era l’ ora e poi magari un taglio a buche o tagli successivi, ma sono tagli che si fanno per favorire la rinnovazione naturale del bosco, che in questo caso è assente, probabilmente si sarebbero insediate nel tempo (lungo) specie autoctone (le stesse che si useranno per il rimboschimento e non a caso). Ma chi avrebbe pagato questi interventi in questo caso antieconomici? Sfido chiunque ad essere disposto a perdere dei soldi! Sono boschi di privati, non ricadono in aree protette…purtroppo le scelte sono limitate.

    • Pierluigi Rispondi

      13/09/2018 alle 14:12

      La prossima volta la prego di firmarsi col suo nome. Le ricordo comunque che la distruzione delle abetaie è stata autorizzata sulla base di due relazioni IDENTICHE per interi paragrafi.

      • Gina Rispondi

        13/09/2018 alle 15:17

        Ma, io non ci vedo niente celato dietro una mossa del genere, se non la comodità per situazioni molto simili e per esprimere i medesimi concetti di usare il copia incolla. Io capisco benissimo il sentimento che si prova vedendo un taglio di bosco effettuato con le macchine (una rarità da noi), anche io recandomi sul posto sono rimasta un attimo turbata, però non mi piace che passi sempre il concetto che dietro ci siano chissà che tipo di interessi. Avendo qualche nozione in materia ho pensato fosse giusto far sapere che su queste cose ci sono ragionamenti che sono molto distanti da quelli che si possono fare senza avere competenze specifiche.

        • Pierluigi Rispondi

          13/09/2018 alle 15:29

          allora la prossima volta facciamo anche il copia incolla del bonifico,m visto che qualcuno è stato pagato due volte per lo stesso lavoro. Lei è d’accordo? Cose come queste ne ho visto sin troppe (famoso il caso del piano di risanamentoo dell’Acna di Cengio, che era il copia incolla di quello di Seveso) e dico che è l’ora di finirla.

          • Pierluigi

            13/09/2018 alle 15:30

            Allora la prossima volta facciamo anche il copia incolla del bonifico, visto che qualcuno è stato pagato due volte per lo stesso lavoro. Lei è d’accordo? Cose come queste ne ho viste sin troppe (famoso il caso del piano di risanamento dell’Acna di Cengio, che era il copia incolla di quello di Seveso) e dico che è l’ora di finirla.

          • Gina

            13/09/2018 alle 15:59

            Il copia incolla di alcune parti di un documento non sostituisce il sopralluogo le valutazioni e tutto il lavoro che c’è da fare prima di scrivere, alleggerisce solo i tempi per quanto riguarda la parte scritta, nel caso in cui si debba scrivere le medesime cose. A me non sorprende, ho girato tutti e due i tratti di bosco e non mi sorprende che le valutazioni siano le stesse.

  6. Paolo Gelati Rispondi

    06/10/2018 alle 18:42

    Non conoscevo la zona del passo della scalucchia, e nell’estate del 2017, passai in bicicletta proprio da quella meravigliosa pineta che ora non esiste più, mi accorsi di 2 macchinari enormi jonndeear parcheggiati, ho subito pensato fossero sproporzionati per il nostro appennino, arrivando alla conclusione immediata che sarebbe avvenuto da lì a poco uno scempio…. Quello che ricordo era il fresco, l’ombra e il cinguettare meraviglioso di centinaia di uccellini. Tutto questo passando in questa estate non esiste più, il caldo è assoluto il rumore delle cicale assordante e la desolazione assurda. Ovviamente quei macchinari non Sn stati portati sull’Appennino per un solo disastro, ed infatti eccoli all’opera in zona ventasso in estate 2018(non conosco purtroppo i nomi delle località), la certezza è che finito Anke qui si trasferiranno poco lontano e nessuno le fermerà più, troppi interessi troppa ignoranza ambientale. Spero solo che un giorno i figli dei responsabili,che non vedranno più abetaie, possano rinfacciare tutto e far sentire queste persone quello che sono in realtà :PICCOLI ESSERI SCHIFOSI

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