L’export reggiano vola a 5,5 miliardi: +7% nel primo semestre

12/9/2018 – La ripresa dell’economia reggiana continua. E lo confermano le cifre diffuse da Unindustria sulle esportazioni, che continuano a macinare ordini su ordini.

Nel periodo gennaio-giugno 2018 le esportazioni della provincia di Reggio Emilia si attestano a 5,5 miliardi di euro con un incremento di 356 miliardi rispetto al primo semestre del 2017, pari al +7,0%, e con saldo della bilancia commerciale di 3,3 miliardi. Un dato sopra la media emiliano-romagnola (+5,9%) e italiana (+3,7%). Bene anche l’import che in sei mesi è cresciuto del 7,9%.

Tra i settori più importanti per valore assoluto delle esportazioni, risultano in crescita i macchinari (2.146 milioni con un incremento dell’8,2% sul primo semestre del 2017), l’abbigliamento (829 milioni, +9,8%), i prodotti in metallo (659 milioni, +12,1%), gli apparecchi elettrici (319 milioni, +5,1%), i prodotti in metallo (309 milioni, +8,1%) i mezzi di trasporto (155 milioni, +17,1%), gli apparecchi elettronici (132 milioni, +10,8%).

Fabio Storchi

Stazionarie le esportazioni di piastrelle in ceramica (586 milioni, +0,4%). In calo le esportazioni di prodotti alimentari (-1,8%) e i prodotti in gomma e materie plastiche (-3,4%).

La Germania resta il principale mercato di sbocco con esportazioni (754 milioni) in crescita del’8,2%, seguita per valori assoluti dalla Francia (675 milioni) con variazione del +3,0%. In aumento le esportazioni destinate al Regno Unito (359 milioni, +11,9%), agli USA (491 milioni, +17,8%), alla Cina (162 milioni, +18,7%) e al Canada (54 milioni, +17,7%). Stabili gli scambi con la Russia (130 milioni, 0,0%).

Gli imprenditori reggiani considerano l’internazionalizzazione una leva sempre più importante per la crescita e lo sviluppo della propria azienda – ha dichiarato Fabio Storchi, Presidente di Unindustria Reggio Emilia – Nonostante il mutevole scenario globale abbia ridisegnato alcune tratte del commercio estero e modificato dinamiche consolidate, permangono tratti distintivi, come l’innovazione e la qualità del prodotto, che permettono alle nostre aziende di essere protagoniste sia nei mercati tradizionali che in quelli emergenti nei quali stanno rafforzando il proprio posizionamento.

Se l’export è un driver della crescita, i rischi di rallentamento provengono dal contesto internazionale, sempre più incerto, caratterizzato dalle politiche protezionistiche dell’amministrazione statunitense e dalle possibili ritorsioni da parte degli altri Paesi, via barriere tariffarie e svalutazioni competitive, che rischiano di avere ricadute negative sul commercio internazionale, di cui si cominciano a intravedere alcuni segnali.

Negli ultimi mesi i giudizi degli imprenditori sono peggiorati, e  sono già uscite le stime da parte della UE che confermano un rallentamento dell’economia dei principali paesi europei.”

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