La cacciata di don Ranza: si è dimesso in blocco il consiglio pastorale della parrocchia di S. Francesco
Dissenso col vescovo, sullo sfondo una pratica per contributi terremoto

18/9/2018 – La vicenda di don Franco Ranza, il sacerdote che per vent’anni ha retto la parrocchia di San Francesco e San Nicolò, nel centro di Reggio Emilia, e in giugno è stato  sollevato dall’incarico dal vescovo Massimo Camisasca, non ha ancora trovato una soluzione. Anzi, si è fatta ancora più ingarbugliata. Sta di fatto che don Ranza, “sparrocchiato” più di tre mesi fa, non ha ancora una destinazione. Non solo: ha ritirato le dimissioni, che Camisasca aveva accettato nel giro di sole  48 ore per nominare subito dopo in San Francesco don Maurizio Pirola, titolare di San Giacomo. Si è creata dunque una situazione inedita di stallo.

Don Ranza con una copia del suo libro: “Trenta denari? no grazie!)

Il vescovo Camisasca in Seminario, durante l’ostensione del drappo della beatificazione di Rolando Rivi

Intanto è palpabile il malumore che serpeggia tra i fedeli per la cacciata di don Ranza, il prete che dodici anni fa portò Reggio Emilia in processione ai giardini pubblici infestati da delinquenti e spacciatori. Sulla scrivania del vescovo si sono accumulate le lettere dei parrocchiani, e a tutti Camisasca ha risposto spiegando di aver deciso così dopo che per tre volte don Ranza aveva rassegnato le dimissioni.

Ma dalle proteste sommesse e individuali si è approdati in questi giorni a una crisi in piena regola, forse senza  precedenti nella Chiesa reggiana: tutti i membri del consiglio parrocchiale, una ventina di laici, hanno presentato le loro dimissioni esprimendo stima nei confronti di don Ranza, ma anche in  evidente contestazione, che se non apertamente dichiarata,  della scelta compiuta da monsignor Camisasca.

E’ stato don Ranza stesso a dare la notizia ai fedeli del centro di Reggio, durante una messa.

Ora si attende una decisione sulla destinazione dell’ex parroco di San Francesco. Camisasca gli aveva offerto un ruolo come canonico della Cattedrale, ma don Ranza ha rifiutato avanzando proprie controproposte. Le dimissioni dell’intero Consiglio pastorale hanno reso evidente l’esistenza da una frattura tra i fedeli e la Curia, e non sarà facile rimettere le cose a posto.

E non è una delle solite situazioni transitorie che si vengono a creare quando un parroco viene trasferito o mandato in pensione.

Nel caso della rimozione di don Ranza la situazione è più complicata. Perchè di mezzo c’è anche e soprattutto il vil denaro.

L’ex parroco di San Francesco, infatti, si è rifiutato di firmare una pratica edilizia “Mude” per i restauri di San Nicolò, un gioiello nel cuore dell’esagono,  contenente una richiesta di contributo pubblico per i danni provocati dal terremoto del 2012. Pratica che non ha convinto don Ranza per un insieme di motivi, e per tale ragione si è dimesso. Dimissioni accettate in un lampo, con la conseguenza che la richiesta di contributo è stata firmata da un amministratore diocesano ed è stata presentata in Regione.

Se le cose stanno così, per non poche persone don Ranza non doveva essere sollevato dalla parrocchia, ma anzi l’intera pratica San Nicolò doveva essere rivista. Le dimissioni del consiglio pastorale sono significative non solo di un disagio reale, ma anche di un dissenso nei confronti della Curia e portano in sè una richiesta di totale trasparenza.

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