Lo scempio dei Chiostri, insorge l’architetto
Franca Manenti Valli
“Quel complesso è un trattato di teologia, con i segreti della sezione aurea, e viene snaturato per sempre”

di Pierluigi Ghiggini
16/9/2018 – Fermate quello scempio. Non usa proprio questi termini l’architetto Franca Manenti Valli nei confronti del progetto di recupero e ristrutturazione dei Chiostri di San Pietro, il monumento di epoca rinascimentale più bello di Reggio Emilia, ma la sostanza del giudizio è questa. Scempio già in atto con la costruzione di un «cassone» di cemento armato a cinque metri dall’edificio storico, ma che può essere fermato o rallentato almeno per la salvaguardia del monastero benedettino.
Manenti Valli parla dall’alto di anni e anni di studi sui Chiostri: lavori, scoperte e documentazioni «regalati» in tempi non sospetti al comune di Reggio Emilia. Studi dai quali ha preso le mosse, fra l’altro, un lavoro imponente, pubblicato nel 2016 e che circola a livello internazionale, sui segreti architettonici e la numerologia medievale, come un trattato occulto di teologia, di Piazza dei Miracoli a Pisa.

L’architetto Franca Manenti Valli nel suo studio di Reggio Emilia

Il suo giudizio sul progetto di recupero dei Chiostri benedettini di Reggio è negativo su tutta la linea: «Un incarico assegnato nel 2015 senza concorso, agli stessi professionisti il cui progetto precedente era stato respinto dal Ministero che chiese “una revisione del linguaggio architettonico”. Ciò fece perdere un finanziamento di 3 milioni di euro. Ma così vanno le cose a Reggio».
Manenti Valli è una studiosa di alto profilo, ascoltata nelle università, che non ha alcun interesse personale nella vicenda. La gravità della situazione l’ha spinta a scrivere una lunga lettera al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi (il quale ha tenuto per sè anche la delega alla cultura) lettera a cui  ha risposto l’assessore all’agenda digitale Valeria Montanari. E ha lanciato il suo j’accuse anche alla commissione consiliare che ha trattato l’argomento.

Il cassone di cemento si addossa al muro dei Chiostri di San Pietro

«Per lavorare su un monumento non basta conoscerne la storia. Bisogna penetrarne il linguaggio profondo fatto di calcoli, messaggi simbolici, strutture decadute e magari dissimulate nel tempo – afferma Franca Manenti Valli – Ad esempio, i Chiostri di San Pietro sono legati da un meraviglioso rapporto della sezione aurea di Fibonacci, misurato in pertiche e braccia reggiane: l’unità di misura usata nel Cinquecento. Cinque per il chiostro piccolo, otto per il chiostro grande (visibile dai sotterranei, e sino a pochi anni fa dalle otto lunette ora scomparse) e la somma è 13. La testimonianza di una sapienza teologica eccezionale: il 5 significa l’azione dello Spirito divino, il numero 8 la vita eterna, il 13 il sacrificio di Cristo.

Il “laboratorio per l’innovazione in costruzione nel recinto dei Chiostri rinascimentali

I Chiostri sono anche un trattato di teologia arrivato sino a noi. E i costruttori ci hanno lasciato la traccia per comprenderlo, attraverso il vano di collegamento tra i due chiostri: è lungo esattamente una pertica reggiana, pari a 3,18 metri. La chiave per comprendere i messaggi simbolici contenuti nell’intera costruzione».


Manenti Valli è un fiume in piena, sente l’urgenza di rendere consapevole la città non solo della sue ricerche, ma del disastro architettonico incombente.
«Lei mi chiede qualche esempio, e li ho scritti anche nella mia risposta all’assessore Montanari – afferma – Era un’occasione per fare del monastero benedettino una pausa verde nel centro storico, invece i 1.100 metri quadrati del chiostro grande saranno pavimentati a calcestre: un materiale povero, polveroso, di scarse capacità drenanti, utilizzato in genere per i parcheggi. Materiale che sarà esteso a tutte le aree esterne per altri 2 mila metri quadrati: senza disegno alcuno, senza arredo urbano, senza variazioni e solo qualche albero».
Nel chiostro piccolo invece si lasciano i sassi: proprio quel luogo che dovrebbe essere immagine del giardino-paradiso, con il prato e il taglio a croce a indicare i quattro angoli delle terra e le proporzione della Gerusalemme celeste, qui perfettamente rispettate».
Non è risolto il problema dell’accesso ai disabili, dopo che la Soprintendenza ha respinto la rampa unica di 26 metri. L’ascensore è collocato in un punto che «impedirà» il razionale utilizzo dei percorsi. Assolutamente sbagliato, poi,  mantenere l’ingresso nella posizione attuale.
«E che dire della caserma Taddei – scrive ancora l’architetto – dove si è eseguita un’operazione di facciata con il tinteggio dei fronti, e si lasciano invece inagibili i vani al terzo piano? Anche qui non ci sono soldi». Invece «opportunamente ristrutturata, e coperto a vetri il cortile centrale, avrebbe reso disponibile una superfice di oltre 1.300 metri quadrati, ben superiore a quella che si sta ora realizzando nell’edificio nuovo».

Il cassone di cemento destino a ospitare il laboratorio per l’innovazione

Persa completamente l’idea di realizzare una cavea sotterranea, idea che era piaciuta a Claudio Abbado, e che avrebbe permesso di fare del complesso una città della bellezza e dell’armonia.
In definitiva, Franca Manenti Valli lancia un appello al sindaco Vecchi: «Se purtroppo è ormai avviata l’inopportuna realizzazione del Laboratorio, chiedo almeno la salvaguardia dei chiostri». Perchè il corpo monumentale ha sopportato nei secoli interventi pesanti che non possono essere considerati «testimonianza storica». Mantenerli così «sarebbe solo conservazione del degrado».

La Madonnina dei Chiostri in via Emilia San Pietro

Invece bisogna recuperare la magnificenza immateriale del monumento, fatta di calcoli e di sapienza teologica, per comprenderne e viverne in modo autentico lo stesso splendore materiale. Un messaggio che oggi rischia di essere perduto per sempre.

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4 risposte a Lo scempio dei Chiostri, insorge l’architetto
Franca Manenti Valli
“Quel complesso è un trattato di teologia, con i segreti della sezione aurea, e viene snaturato per sempre”

  1. Italo Paglia Rispondi

    19/09/2018 alle 16:40

    continua lo scempio di Reggio iniziato dal dopoguerra

  2. Teresita Panizzi Rispondi

    24/09/2018 alle 17:36

    Troppo tardi per una raccolta di firme?

    • Nightfighter Rispondi

      28/09/2018 alle 19:46

      Concordo, Cristina non bisogna scoraggiarsi.
      Nella Città delle Persone ci sono state già delle raccolte di oltre 10.000 firme, in pochi giorni, LETTERALMENTE IGNORATE, da chi per suoi interessi aveva già preso le sue belle decisioni ed oggi si vedono i bei risultati, dopo 5 anni

  3. Roberta Strucchi Rispondi

    16/10/2018 alle 16:30

    È vero, continua lo scempio di Reggio dal dopoguerra in poi. O si demolisce, costruendo edifici contemporanei non di qualità o si ristruttura male. Esempi come Palazzo da Mosto e i Chiostri di San Pietro sono sotto gli occhi di tutti i cittadini che sono disinformati a chi si assegnano i lavori di esecuzione e se sono rispettate le competenze in materia. E poi con il nuovo di qualità, come stazione Alta Velocità, la manutenzione lascia a desiderare. Non esiste un parcheggio custodito, degno di tale bellezza architettonica. Insomma i vicini ci criticano a ragione. Tanti cantieri avviati anche ora ovunque, troppi a scapito della qualità.

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