Attila ai Chiostri di San Pietro: colata di cemento sull’antico monastero benedettino

di Pierluigi Ghiggini
16/9/2018 – Procedono spediti – anche se in ritardo sulla tabella di marcia, secondo cui dovevano finire in luglio – i lavori di «recupero» dei chiostri di San Pietro, nel cuore di Reggio Emilia, realizzati per conto del Comune di Reggio da un’Associazione temporanea d’imprese guidata dalla cooperativa Tecton, sulla base del progetto firmato dallo  studio Zamboni Associati.
Progetto al centro di discussione  per la eccessiva disinvoltura (lo stesso studio ha ottenuto dal Comune di Reggio l’incarico senza gara, in via diretta, dopo che un suo primo disegno del 2005 era stato bocciato dal ministero, con la conseguente perdita di un contributo di oltre 3 milioni di euro) e criticato per lo scarso rispetto «filologico» del complesso monumentale fondato come monastero dai Benedettini e che nei secoli ha subito molte vicissitudini e trasformazioni.

lL cassone di cemento che si allunga sui chiostri di San Pietro

Ebbene, bisogna dire che alla luce di quanto è già visibile dall’esterno del cantiere, le critiche registrate sino ad oggi appaiono persino benevole, comunque moderate rispetto allo scempio in atto.
Abbiamo visto più volte la realtà superare la fantasia, ma un intervento di cementificazione così pesante nel contesto di un complesso cinquecentesco come i Chiostri sampietrini reggiani, merita il premio Attila.
Le fotografie  sono eloquenti, eppure come tutte le immagini non rendono pienamente conto della realtà.

Il cassone di cemento destino a ospitare il laboratorio per l’innovazione

Un cassone di cemento armato è sorto  nel lato nord dei Chiostri, in faccia al palazzo Ausl di via Monte San Michele, e si allunga spaventosamente verso il muro del monastero fermandosi a soli cinque metri (forse meno) da esso: un metro per ogni secolo che  divide la nostra epoca dalla costruzione dei Chiostri.
Forse gli «stracci della decorazione» riusciranno a mitigare l’impatto, nondimeno il risultato lascia stupefatti.


Come abbiano potuto esperti, responsabili, persone competenti, soprintendenze e dipartimenti di ogni genere, autorizzare un orrore simile, resta un mistero. Che però qualcuno dovrebbe avere la bontà di spiegare.
Contro il delitto architettonico, che ormai si è consumato, sono insorte poche persone, prime fra tutte l’architetto Franca Manenti Valli, una studiosa che ha dedicato anni allo studio dei Chiostri penetrandone gli enigmi più reconditi e ricostruendone, ispezionando i sotterranei, la pianta originaria (le cui ultime testimonianze con questo progetto andranno perdute, salvo ripensamenti).

Con lei qualcun altro ha levato la voce, come Gianfranco Tirelli che ha scritto al sindaco e all’assessora Valeria Montanari, come ha fatto Gianfranco Tirelli.

Ma a parte pochi dissidenti, le sorti dei Chiostri non sembrano interessare nessuno: men che meno ai politici. Quelli di maggioranza ben contenti di spendere milioni e milioni in betoniere, calcestruzzo e opere «che si vedono» in vista delle elezioni, quelli di opposizione per distrazione o forse perchè poco informati. Naturalmente non manca qualche voce clamante nel deserto, tuttavia la sensazione resta deprimente. Neanche preti e frati, a quanto pare, hanno avuto da ridire.

I Chiostri di San Pietro visti dalla via Emilia

E tuttavia gli intellettuali e i tutori  bellezza e del patrimonio pubblico dovranno prima o poi rendere conto alla città di questo strappo violento che si compie nel cuore stesso dell’esagono.


Il cassone in cemento con i suoi grandi lucernari è destinato, nei voleri dell’amministrazione Vecchi, a diventare un «laboratorio di innovazione» non meglio definito. Un luogo adatto a far crescere giovani cervelli al riparo dell’aria condizionata. Arriveranno forse tante buone idee, ma il senso profondo della storia e delle antiche mura è compromesso. Ma è vera innovazione, o sono i nuovi barbari?

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

Il rendering con la passerella per accedere ai Chiostri: un altro capolavoro del “recupero”

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2 risposte a Attila ai Chiostri di San Pietro: colata di cemento sull’antico monastero benedettino

  1. Erno Ferri Rispondi

    18/09/2018 alle 15:30

    Sarebbe stato interessante avere il parere dei tanti esperti che spesso e lodevolmente si mobilitano, ma anche un semplice cittadino dalle foto pubblicate resta sconvolto . Perchè deturpare una costruzione come i chiostri?

  2. Italo Paglia Rispondi

    18/09/2018 alle 20:14

    Fantozzi direbbe: è una cagata pazzesca!!!!

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