Fatture false, Reggio trema: maxinchiesta
Primi 5 arresti, 40 indagati, sequestri per 10 milioni
Un “tesoro” nascosto nelle tapparelle di casa

11/9/2018 – Operazione Billions:  la Polizia di Stato e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Emilia, coordinati dalla Procura della Repubblica reggiana hanno eseguito una serie di arresti e perquisizioni in città e in provincia nei confronti di persone ritenute  responsabili – a vario titolo – di una pluralità di reati di natura fiscale, di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e reimpiego.

Contestualmente all’esecuzione del provvedimento cautelare personale, il Gip del Tribunale di Reggio Emilia ha disposto il sequestro preventivo per equivalente dei beni e delle disponibilità finanziarie degli indagati e di  per un ammontare complessivo di quasi 10 milioni euro; tra i beni sequestrati anche un bar della città di Reggio Emilia ritenuto oggetto di reimpiego dei proventi illeciti conseguiti dagli indagati a seguito di frodi fiscali, così “ripuliti” attraverso il reinvestimento
nell’attività commerciale fittiziamente intestata da uno degli indagati alla ex moglie.

Gli arrestati sono Salvatore Innocenti, 41 anni, nato ad Augsburg, Giuseppe Aloi anche lui nato in Germania, classe 1978, Pasquale Mazzei classe 1977 nato a Crotone,  Salvatore Ruggiero classe 1974 nato a Cutro e Giuseppe Le Rose di 45 anni, nato a Cutro. Gli indagati sono in tutto una quarantina.
Le indagini sono state avviate di iniziativa dalla Squadra Mobile di Reggio Emilia a seguito di quanto emerso in un’altra indagine, denominata House of Cards. Avendo constatato un rilevante e sistematico ricorso al fenomeno della emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti da parte del sodalizio, si decideva di costituire un pool investigativo tra Guardia di finanza e Questura coordinato dal Sostituto Procuratore della Repubblica Giacomo Forte, al fine di coniugare le esperienze e le professionalità degli uffici investigativi della Guardia di Finanza e della Questura.

“L’attività investigativa, effettuata anche con tecniche innovative prendeva avvio da un nucleo familiare reggiano dedito sistematicamente ad attività di frode fiscale e si sviluppava velocemente pervenendo al sequestro, in flagranza di reato di riciclaggio, di 120.000 euro contanti, ritenuti provento dell’attività di falsa fatturazione”.

Parte della somma è stata rinvenuta occultata negli infissi delle tapparelle di uno degli arrestati.
I successivi sviluppi investigativi consentivano di individuare negli odierni arrestati gli ulteriori
responsabili delle emissioni ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, che
venivano complessivamente quantificate in oltre 80 milioni di euro.
Le modalità operative delle “cartiere” sono state accertate dagli investigatori che hanno
ottenuto decisivi riscontri proprio dalle indagini tecniche, nel corso delle quali i “fatturieri”
dispensavano consigli anche a chi vorrebbe “lanciarsi nel business”, fornendo altresì
indicazioni in ordine ai rilevanti guadagni giornalieri realizzabili.
Lo sviluppo delle indagini finalizzate al contrasto dell’economia illegale ed a far emergere
decisivi elementi probatori, tali da pervenire alle misure cautelari personali e reali,
rappresenta il secondo step dell’operazione.
Le investigazioni sono ancora in corso e si presentano particolarmente complesse. Quanto
sino ad ora accertato – si legge inna noya congiunta “rappresenta infatti solo una piccola parte del vorticoso giro di false
fatturazioni, che dovrà essere disvelato indagando sulle ingenti movimentazioni bancarie
scoperte dagli investigatori, le quali consentono di affermare che il sistema creato sia molto
ampio, ben strutturato e radicato sul territorio, come desunto, tra l’altro, anche dalle stesse
affermazioni di alcuni dei soggetti indagati, nei confronti dei quali, in più occasioni, sono
state captate conversazioni in cui, commentando le loro attività illecite, si complimentavano
reciprocamente per la lucrosità degli affari”.

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