Evasione, riciclaggio e truffa allo Stato: 110 indagati, sequestrati beni per 234 milioni
Holding nazionale delle fatture false, nuovi guai per l’imprenditore Foroni

6/9/2018 – Dall’alba di questa mattina i militari della Guardia di Finanza di Bologna e Reggio Emilia, coordinati dal sostituto procuratore di Reggio Emilia Valentina Salvi, sono impegnati in un colossale operazione denominata Evasion Bluffing: in corso perquisizioni in tutta Italia nei confronti degli appartenenti a un presunto sodalizio criminale accusato, a vario titolo, di reati fiscali e fallimentari, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato. Tra gli indagati  spicca il nome di Maurizio Foroni e della New Line: l’imprenditore di Castelnovo Sotto, che ha 49 anni, era già stato colpito in aprile da un sequestro preventivo di beni per 15 milioni di euro. Gli inquierenti lo ritengono a capo del sodalizio al centro della maxi indagine partita da Bologna sin dal 2011 e che si è incrociata  col filone di Reggio Emilia.

La conferenza stampa del pm Valentina Salvi e dei vertici delle Fiamme Gialle di Reggio Emilia e Bologna

Per ora nessuna misura cautelare emessa. Ma gli indagati in diverse regioni sono ben  110,  mentre è in corso il sequestro preventivo di beni e società per 234 milioni, tra cui 154 immobili (fabbricati e terreni) e una moltitudine di conti correnti accesi in una quarantina di banche. Il sequestro avviene in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal Gip di Reggio Emilia.

Tra le persone coinvolte imprenditori, numerosi commercialisti, consulenti e intermediari finanziari  di Reggio Emilia, Modena e della provincia di Pesaro-Urbino, oltre una folla di prestanome.  Quindici le perquisizioni tra Reggio, Bologna Parma e Milano.  Sono almeno 24 le società coinvolte con sedi in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Liguria: una vera holding dell’evasione che ha  emesso e riciclato fatture per operazioni inesistenti equivalenti a circa 900 milioni di euro e che hanno generato, secondo gli inquirenti, falsi crediti d’imposta e false compensazioni per diverse decine di milioni di euro.

Il sodalizio  individuava società in crisi e si offriva di salvarle dal fallimento. Lo schema operativo standard prevedeva che in cambio dell’aiuto, tali società  si intestassero false fatture emesse da società  “cartiere”. In questo modo ottenevano, a seconda dei casi, o crediti di imposta fittizi, utilizzati per la compensazione con altri debiti reali (tributari, previdenziali o assistenziali) oppure, tramite il meccanismo delle “frodi carosello”, acquistavano beni senza pagare l’Iva, immettendoli sul mercato a prezzi concorrenziali.

L’operazione Evasion Bluffing è stata illustrata in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il sostituto procuratore Valentina Salvi, il comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna, il comandante provinciale delle Fiamme Gialle di Reggio Emilia Roberto Piccinini e Lello Pisani comandante nucleo polizia economica di Reggio Emilia.

Per ora nessuna misura cautelare emessa.

 

Le indagini sono state condotte su più fronti dai militari del nucleo di polizia economico-finanziaria di Reggio Emilia e di Bologna e si sono sviluppate, dall’inizio, in distinti contesti investigativi: hanno consentito di individuare e ricostruire, spiega la Gdf, una complessa struttura criminale che secondo le indagini ha operato facendo ricorso ad un numero consistente di società con sede nel centro-nord Italia.

Lo schema di frode prevedeva l’utilizzo di società “fantasma” e false fatturazioni nelle
transazioni economiche tra soggetti “comunque controllati dall’organizzazione criminale al
fine di ottenere in alcuni casi beni a prezzi più bassi rispetto a quelli di mercato, edin altri
notevoli risparmi d’imposta per effetto delle cosiddette “indebite compensazioni”.
Più nel dettaglio l’organizzazione – dopo aver individuato e acquisito il controllo di imprese
in evidenti difficoltà finanziarie – utilizzavano tali imprese “per frapporle fittiziamente nelle transazioni
tra soggetti economici controllati dagli indagati, generando, a seconda dei casi, crediti di
imposta fittizi, utilizzati per la compensazione con altri debiti (reali) tributari, previdenziali o
assistenziali, o costi parimenti fittizi, grazie ai quali l’organizzazione riusciva ad immettere
i prodotti sul mercato a prezzi decisamente bassi con i conseguenti effetti negativi sulla concorrenza”.

Le società “cartiere”  terminato il loro “ciclo vitale” della durata di qualche anno venivano
intestate a soggetti prestanome nullatenenti e trasferite di sede in paesi esteri al fine di
renderne più complessa l’individuazione in caso di eventuali controlli.
Al termine delle indagini è stato possibile quantificare il profitto del reato di tale ingente
frode fiscale e di sequestrare consistenze patrimoniali equivalenti a detto illecito profitto,
nei confronti delle persone ritenute responsabili, tra cui 114 fabbricati, 38 terreni, 48
automezzi, quote di partecipazione nelle società investigate e saldi attivi di rapporti
bancari, per ammontare complessivo di oltre 234 milioni di euro.
L’operazione sviluppata dalla Guardia di Finanza “si inquadra nelle rinnovate linee
strategiche dell’azione del Corpo, volte a rafforzare l’azione di contrasto ai fenomeni illeciti
più gravi e insidiosi, nonché a incrementare ulteriormente la qualità degli interventi ispettivi,
integrando le funzioni di polizia economico-finanziaria con le indagini di polizia giudiziaria
e garantendo il perseguimento degli obiettivi di aggressione dei patrimoni dei soggetti
dediti ad attività criminose criminose, al fine di assicurare l’effettivo recupero delle somme frutto,
oggetto o provento delle condotte illecite”.
In tale contesto, la lotta alle frodi fiscali costituisce l’ambito di intervento dove meglio si
esprime la valenza dell’azione della Guardia di Finanza, cui sono contestualmente
attribuite – com’è noto – le funzioni di polizia giudiziaria e di polizia economico finanziaria.
L’organizzazione criminale scoperta, in effetti, si è dimostrata particolarmente pericolosa
non solo per l’entità delle imposte evase alla collettività e ai cittadini onesti, ma soprattutto
per le modalità attuative concretamente poste in essere, fondate sull’utilizzo di
documentazione falsa e, in quanto tale, espressiva di condotte criminali fortemente
aggressive.

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