Distruzione delle abetaie, ecco i nomi
Un “complotto” firmato dalle Regioni, Emilia compresa

di Maria Petronio

14/9/2018 – Hanno suscitato scalpore le immagini diffuse da Reggio Report sulla distruzione di un’abetaia a Montemiscoso, nel territorio di Ramiseto, avvenuta col taglio a raso di migliaia di abeti bianchio, abeti rossi e larici. Si parla di ventimila piante d’altro fusto , in tutto quarantamila solo nella montagna di Ventasso, considerando anche l’altra grande distruzione avvenuta lo scvorso anno (e completata di recente) sulla zona di Succiso-monte Ledo.

Il taglio dell’abetaia di Montemiscoso

Il taglio di boschi sanissimi sta avvenendo  sui versanti dell’Appennino reggiano e parmense.

Il fatto, per quanto appaia a norma di legge non può essere sottovalutato. La Pianura Padana è un’enorme camera a gas e ogni sorta di saccheggio ambientale, incendio o devastazione a danno del patrimonio boschivo equivale ad un autentico attentato alla salute.
Chi produrrà ossigeno nei prossimi sessant’anni, se questo è l’arco di tempo necessario ad un semplice bosco di faggi per riprodursi? Non di certo i camini industriali. Non gli inceneritori. Non gli impianti di compostaggio e nemmeno le centrali a biomasse.
L’aria fresca che durante la notte scende a valle per inversione termica, aprendo un varco sulla cappa di smog che soffoca i comuni della pianura, è proprio quella satura di ossigeno che arriva dai boschi dell’Appennino.
Tagliare un bosco è tagliare ossigeno.


Imponenti  campagne mediatiche per contrastare e denunciare la piaga degli incendi dolosi, che puntualmente attentano a quel che resta del prezioso patrimonio boschivo, in un’Italia sempre più cementificata ed avvelenata dalle ecomafie, e poi che cosa scopriamo? Che le Regioni, le Comunità Montane con UNCEM, L’ANCI, la CNA, FIPER federazione italiana produttori di fonti rinnovabili,  e altre decine di enti e associazioni pubbliche e private si sono accordati con ANARF per accontentare le pressanti richieste di Federlegno Arredo.
Entriamo allora nel dettaglio dell’accordo interregionale sul prelievo legnoso in ambito boschivo e sulla filiera del legno, dato che i nomi dei signori che reggono le fila del gioco sembrano proprio quelli che troviamo nell’organigramma di Anarf.

Nel 2015 si è deciso a Venezia l’accordo per il taglio del pioppo tra Friuli, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. Nel 2016 si è passati a siglare un accordo per il taglio di altri boschi pubblici e privati fino al 2022 sia in Emilia Romagna, che in Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Cos’è ANARF?  Corrisponde ad “Associazione Nazionale per le attività regionali forestali”.

Prima aveva sede a Milano poi con un atto notarile del 2009, redatto ad Agrigento,  la sede è trasferita a Palermo presso la sede del Dipartimento Regionale Aziende Foreste Demaniali. Si tratta di un’associazione che sarà attiva fino al 2025, con il fine di coordinare e promuovere attività per la conservazione e la tutela ambientale. ANARF si pone come interlocutore privilegiato nel complesso dei sistemi agro-silvo-pastorali; organizza relazioni tra enti, istituzioni, tramite convegni, corsi e conferenze in tema.
Nell’organigramma di ANARF vediamo che il consiglio direttivo è composto da personalità che rappresentano la Sicilia, il Veneto, la Basilicata e la Sardegna.

Per la Sicilia  compaiono l’ex presidente palermitano Antonino Colletti, già direttore dell’”Aziende regionali delle foreste di Sicilia”,  con la trapanese  Francesca De Luca ( processata  e assolta per 33 milioni di euro dei fondi europei destinati a lavori forestali nel trapanese, svolti solo in minima parte); per la Sardegna Antonio Casula – oggi a capo dell’ Ente Foreste Sardegna ( sul quale pendono diversi processi per frode, taglio di 35 ettari di bosco in Sardegna, danni ambientali, e altro a riguardo di un appalto pubblico); per la Basilicata Piernicola Viggiano, Vicepresidente di ANARF (beccato dai carabinieri dei ROS mentre riceveva nel suo ufficio assieme ad un suo collega  pregiudicato per falsità ideologica e abuso d’ufficio,  il capo ndrina Rucitera ed altri suoi sodali, per accordarsi riguardo il grosso appalto dell’ALSIA, per la riqualificazione delle aree boschive tra Pisticci, Policoro e  Scanzano Ionico); per il Friuli Rinaldo Comino presidente del “Gruppo foreste montane della convenzione Alpi”,  tra i fautori dell’intesa delle politiche forestali  tra la Cna di Udine e quella della Carinzia; per il Veneto il nuovo presidente ANARF Paolo Pizzolato che succede ad Antonino Colletti.


I soci di ANARF sono Veneto Agricoltura con Paolo Pizzolato, Regione Basilicata con Piernicola Viggiano, Regione Sicilia con  Dorotea Di Trapani, Ente Foreste Sardegna con Antonio Casula e Rinaldo Comino per la Regione Friuli Venzeia Giulia.
L’assemblea dell’ANARF si è riunita nella nuovissima sede romana di Federlegno Arredo presieduta dall’imprenditore edile di Sassuolo Emauele Orsini,  per pianificare le sorti del patrimonio boschivo italiano.

Emanuele Orsini

Vale la pena rimarcare il ruolo di Rinaldo Comino, dato che l’accordo per il taglio del pioppo nasce proprio per un’iniziativa della azienda forestale friulana.

Nei convegni organizzati da Anarf nell’ambito dell’Euregio, (Il Gect Euregio Senza Confini, al quale aderiscono le Regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia e il Land austriaco della Carinzia, è stato costituito nel 2012 per favorire e promuovere la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale nell’ambito dell’Unione europea) viene rimarcata la sinergia delle politiche forestali, tant’è che non a caso la ditta Amabile Gianni che gestisce il taglio dei boschi sul Monte Ledo  è di Udine, mentre effettivamente i lavori sono effettuati dal potente gruppo austriaco della Carinzia  Holz Klade Gmbh di Wolfsberg  (con filiali anche a Udine e in Slovacchia.

L’assessore regionale Paola Gazzolo

C’è un accordo tra la Camera di commercio della Carinzia e La CNA di Udine che riguarda proprio gli interventi di manutenzione delle aree boschive, e lo stesso Reinhard Klade del gruppo Klade , è membro della camera di commercio della Carinzia. Quindi a quanto pare il taglio dei boschi sul nostro Appennino non è meramente una faccenda privata, ma si fonda sulla sinergia della Camera di Commercio della Carinzia, le Regioni, ANARF,  la CNA, le Comunità Montana, ecc…
Infine a sottoscrivere  l’accordo del 2016  per il prelievo legnoso in Emilia Romagna fino al 2022, senza definire né dove, come, né le quantità, per l’assessore all’Ambiente Paola Gazzolo firma Enzo Valbonese.


E’ chiaro quindi che, nonostante l’alto indice di franosità dei suoli e la mancanza di aria sana, i boschi continueranno ad essere tranquillamente tagliati anche in Emilia, fino al 2022; e dopo aver  tagliato i faggi  e gli abeti definiti non autoctoni, sarà presto la volta delle querce, dei larici, degli olmi, dei tigli… finché a  farci ombra resteranno solo le antenne della telefonia mobile.
Stendo  un velo pietoso sul sistema di rotazione, piantumazione e ricrescita,  dato che  persino un bambino riesce a capire che  sessant’anni valgono una vita intera, mentre invece urgerebbe indagare sulle evidenti speculazioni, sia per l’accaparramento dei  fondi europei, che per la produzione internazionale  di pellet.

 

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5 risposte a Distruzione delle abetaie, ecco i nomi
Un “complotto” firmato dalle Regioni, Emilia compresa

  1. Alessandro Davoli Rispondi

    14/09/2018 alle 15:06

    Tutta la mia stima e i miei complimenti per l’eccezionale articolo a Maria Petronio. Dire brava è poco!
    Ora chiedo se il presidente del Consorzio Alto Appennino, geometra Dario Torri, e il suo supporter politico, il presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, l’ex senatore PD Fausto Giovannelli, vorranno intervenire per giustificare la distruzione delle abetaie di Monte Ledo, Succiso, e Cigalari (Sgaler) a Monte Miscoso, Ramiseto, comune di Ventasso.
    Continueranno a parlare di alberi non “autoctoni” oppure come la consulente del Parco Nazionale, Rachele Grassi, avranno la supponenza di affermare che d’inverno il verde scuro delle pinete “stona” con il bruno dei boschi di faggio? Mai sentita una idiozia più palese, ma poiché lo dice una “esperta” va bene così, per i nostri quotidiani cartacei.
    Mah?! E non un giornalista che abbia fatto notare alla signora l’enorme castroneria proferita senza pudore.
    Con tutto l’apparato politico sussidiario e gregario, i dieci sindaci dell’Unione dei comuni Montani “muti”, dietro la firma all’abbattimento, siglata da Enrico Bini, presidente.
    Dopo le prossime elezioni i taglialegna austriaci potranno tornarsene ai loro boschi: qui non taglieranno più neanche un cespuglio, e quei sindaci, Bini in testa, a casa!
    Saluti,
    Alessandro Raniero Davoli
    Candidato sindaco Lega a Castelnovo Monti

  2. Umberto Rispondi

    14/09/2018 alle 18:59

    Maria Petronio, grazie per questo articolo così puntuale e ricco di particolare. Giornalismo con la maiuscola, giornalismo d’altri tempi,d’altre “penne”. Grazie

  3. paolo debernardi Rispondi

    16/09/2018 alle 10:56

    Un grazie anche dal Piemonte dove la gestioen forestale si sta allineando ai “principi” ANARF!

  4. Luciano D'Incà Rispondi

    23/09/2018 alle 21:04

    anche nell’alto appennino bolognese. Sono stato ampiamente criticato per aver preso posizione su questa pagina di Facebook https://www.facebook.com/groups/390267817783891/permalink/1388117721332224/?comment_id=1419244361552893
    dove potrete leggere l’intera sequenza della vicenda.

  5. carlo baldi Rispondi

    05/11/2018 alle 03:24

    Pazzie od irresponsabilità di casa nostra. Anziché un piano rotativo, con piante da abbattere appositamente scelte per vetustà e/o malattia, si opera un disboscamento assurdo e , direi, delinquenziale, col consenso ( ??!!!) delle autorità.
    Da noi non è necessario il vento a 150 km l’ora per abbattere i boschi ! Spero almeno che si voglia approfondire sui responsabili di questa devastazione.

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