Anatema di Camisasca su scandali, abusi sessuali e brama di ricchezze

30/9/2018 – Nuovo anatema del vescovo Camisasca sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Il prelato ha levato alta la sua voce in un’occasione di una festa, sabato pomeriggio, durante la messa dei 50 anni di Comunione e Liberazione a Reggio, di fronte a oltre 800 persone convenute non solo da Reggio Emilia nella chiesa di San Francesco. Camisasca, fra l’altro, ha celebrato con il calice donato da Pio IX – per la prima volta da decenni – conservato gelosamente nel tesoro della chiesa di piazza Martiri e messo a disposizione per l’occasione da don Ranza.

Il vescovo di Reggio ha preso spunto dal Vangelo del giorno, il brano del Vangelo di Marco con la celebre invettiva di Gesù: “chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare”.

Massimo Camisasca vescovo di Reggio Emilia

E’ inevitabile che avvengano scandali – ha detto il vescovo con un’altra citazione dei Vangeli – “ma dobbiamo domandare che ciò non accada e fare di tutto perché la nostra testimonianza sia integra e fedele, attraverso le strade della preghiera, dei sacramenti, attraverso l’unità tra noi e la sequela di coloro che sono le nostre guide”.

Nella sua omelia, Camisasca  ha ripercorso brevemente la storia di Cl  a Reggio Emilia, ricordando fra gli altri Giovanni Riva, Giuseppe Folloni, Giuliano Bassani  e Franco Piccinini.

E con un altro riferimento alla liturgia del giorno, una lettera di San Giacomo (“le vostre ricchezze sono marce”)  ha ammonito che “all’origine degli scandali e della rovina delle persone stanno proprio le ricchezze, cioè pensare che il frutto delle nostre mani, ciò che facciamo noi, la nostra opera e ciò che possediamo possa realmente riempire il nostro desiderio di infinito e di felicità. Questa posizione, questa umana tentazione, determina presto o tardi inevitabilmente l’ingiustizia, e di conseguenza la disunità”.

Tuttavia ciò non significa uscire dal mondo e allontanarsi dalle opere: “L’incontro con il movimento – ha aggiunto Camisasca – ci ha donato la grazia di capire che solo Cristo è la vera ricchezza della nostra vita, l’unica ricchezza che non marcisce, ma che al contrario continua a generare vita e frutti. Affermare che Cristo è l’unica ricchezza non vuol dire allontanarsi dal lavoro, dall’attività, dalle opere, dall’intervento nel mondo… Al contrario! Il rapporto con Cristo urge la testimonianza della fede, urge l’azione della carità. Non siete angeli e non volete vivere la fede in un senso spiritualistico. Questo sarebbe proprio il contrario di ciò che avete incontrato!

La vostra appartenenza al movimento sia la scoperta sempre più profonda e sempre più convinta della persona di Gesù Cristo come l’unico in grado di rendere unita la vita, di dare un senso e un fondamento alla nostra azione, l’unico amico capace di corrisponde al nostro dramma umano, l’unico in grado di donarci una gioia che non finisce”.

Camisasca, è noto, è uno dei teologi più autorevoli di Comunione e Liberazione, autore di una storia del movimento di don Giussani che fa testo. Il suo ultimo libro, del resto, realizzato con il fotografo Elio Ciol, è dedicato all’Avventura di Gioventù Studentesca. La stessa Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo, fondata dal vescovo di Reggio, può essere considerata una “costola” di Comunione e Liberazione.

Ieri pomeriggio, prima della messa, in San Francesco è andata in onda in videoconferenza un appuntamento speciale Julian Carron, presidente del Movimento nato da don Giussani e che oggi costituisce una delle ali più numerose, attive (e anche economicamente più potenti) della Chiesa cattolica in Italia.

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