Tanta uva edi ottima qualità, ma il calo dei prezzi e l’invenduto 2017 levano il sonno ai viticultori

7/8/2018 – Produzione di uva in crescita e di ottima qualità,  ma i produttori sono preoccupati per il calo dei prezzi e l’invenduto di qualità dello scorso anno. Lo denuncia Andrea Betti, presidente regionale dei viticoltori di Confagricoltura e neo presidente dell’associazione a Ravenna, a pochi giorni dall’inizio della vendemmia previsto per la settimana prossima. Secondo Betti nel 2018 si stima infatti una produzione di uva, a bacca bianca e rossa, in crescita del 25% rispetto all’anno passato.

Ottima anche la qualità sia di quest’annata, sia di quella del 2017 come dimostra il fatto che la percentuale di mosti e vini dichiarati Dop e’ passata dal 17,6% al 21,4%, in tandem con la quota raggiunta dagli Igp (circa il 28% del totale). “Tuttavia- precisa Betti- la produzione dell’anno scorso si e’ fermata a 6,6 milioni di ettolitri (-24%) e si  è tradotta in un forte incremento dei prezzi all’origine, con punte fino a 60-65 euro al quintale, lo scorso novembre.
Sicchè gli imbottigliatori europei, in primis i tedeschi, hanno preferito acquistare altrove, in Spagna e Francia”. Poi da gennaio di quest’anno e’ cominciato il trend negativo, con quotazioni in discesa. “Ora i prezzi- sottolinea il presidente dei viticoltori- si attestano mediamente sui 45 euro al quintale.
Pero’ in Europa si attende una buona produzione un po’ ovunque, quindi a fine vendemmia potremmo trovarci a vendere a 32-33 euro al quintale. Un incubo soprattutto per coloro che hanno ancora le botti piene da 12 mesi”.

Per questo “la cantina dell’Emilia-Romagna invoca azioni di marketing aggregativo per vendere di piu’ e meglio all’estero sia lo sfuso che l’imbottigliato”, conclude la presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Eugenia Bergamaschi. “Abbiamo fatto passi in avanti, ma non riusciamo a valorizzare il nostro prodotto sui mercati esteri. Stati Uniti, Canada e Cina, che sono tra i paesi piu’ performanti, chiedono numeri e qualita’: noi dobbiamo aggregare il prodotto”, esorta Bergamaschi.

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