Quella poltrona d’oro alla Manodori e il Pd senza vergogna

DI DARIO CASELLI

Dario Caselli

9/8/2018 – Grazie alla denuncia della consigliera di Alleanza Civica- Grande Reggio, Cinzia Rubertelli e ai servizi di Reggio Report e La Voce, siamo venuti a conoscenza dell’ennesimo collocamento di un esponente del Pd, in questo caso alla direzione della Fondazione Manodori.

Riccardo Faietti, collaboratore fiduciario del sindaco Vecchi dal 2014 presso l’assessorato alla Città Internazionale e Progettazione Europea, nome altisonante per una produzione sconosciuta e dal sindaco nominato in Fondazione. Il Cda dell’Ente ha approvato una rapida modifica statutaria, per consentire ad un suo esponente di entrare come Segretario Generale, ci
auguriamo senza il voto del Faietti stesso, anche se I Nostri Eroi potrebbero sempre dirci che alla nomina hanno pensato dopo aver effettuato la modifica statutaria, anche se della cosa si parlava da mesi.

Non conoscendolo non possiamo azzardare giudizi, magari si tratta di un uomo da premio Nobel, il curriculum dice poco, se non che ha 45 anni, un diploma da perito
chimico, una laurea in scienza dell’educazione, per il resto incarichi nel giro dell’Arci, Terzo settore e appunto in Comune, ecc.. Devo dire che la cosa non stupisce, trattasi infatti di una antica consuetudine, o meglio abitudine del Pd di nominare i suoi in posizioni di potere discretamente retribuito, si parla di almeno 100.000 euro di compenso e, come diceva Mark Twain, le abitudini non si gettano dalla finestra, ma si accompagnano alla porta un gradino alla volta.

Se accompagnare il Pd e queste abitudini alla porta è un compito che spetta agli
elettori, non si può però non concordare con la Rubertelli, quando scrive che per trovare un posto è meglio frequentare i corridoi del Pd, che un Master alla Columbia University. Del resto che si tratti di una abitudine è provato dalle recenti nomine dei Bonaretti brothers al Consiglio di Stato e all’Iren, di Battini al Demanio, da parte dell’on. Delrio e prima fece scuola l’ex sindaco di Correggio, Ferrari, che passò da Presidente delle Ferrovie Regionali a dirigente. Probabilmente a questo diritto di fatto si è ispirato il Presidente della Manodori.

Ricordiamo infine il capogruppo del Pd, Rinaldi, diventato direttore prima di Istoreco, poi di Reggio Children. Messi in fila fanno un elenco telefonico, ma manca lo spazio. Tutto legittimo per carità, anche se a Roma per le nomine la Raggi è stata indagata, ma da noi le cose si fanno meglio, è appunto la forza dell’abitudine.

Certo uno può dire: conosco fior di giovani reggiani con eccellenti curriculum che lavorano in prestigiose multinazionali e che potrebbero essere chiamati, in fondo uno stipendio da centomila euro non è facile da trovare. Conoscono pure le
lingue come il Faietti, magari non il portoghese dove pare che eccella, ma spagnolo, tedesco, francese, oltre l’inglese li masticano.

Ebbene, costoro sono dei pirla, lo aveva detto il ministro del lavoro Pd, Poletti: non serve a nulla prendere dei bei voti, servono le relazioni, magari quelle coltivate giocando a bocce nei circoli della sinistra. ù

Qualcuno mi telefonerà per dirmi che gli altri partiti non sono migliori del Pd, è possibile, ma questi mi governano e su questi io scrivo, non voglio avere sulla coscienza i peccati di omissione dei tanti che tacciono per convenienza, quieto vivere o peggio, disinteresse. Certo il silenzio su questa vicenda di Lega e 5 Stelle un po’ mi ha sorpreso, ma probabilmente sono molto impegnati a salvare l’Italia, mentre Forza Italia è impegnata a salvare se stessa.

Un’ultima annotazione per quegli amici del Pd che si scandalizzano perchè Salvini assume il figlio di Foa, candidato a presiedere la Rai, prima che mi mandino i loro post, voglio ricordare loro che la virtù non si predica, ma si pratica e che il Pd ha una abitudine alla predicazione moralistica ancora più forte di quella alla pratica clientelare.

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6 risposte a Quella poltrona d’oro alla Manodori e il Pd senza vergogna

  1. Tristezza Rispondi

    10/08/2018 alle 00:08

    Laverà tristezza è che nessuno ti telefonerà per dirti un bel niente…

  2. Rosicare Rispondi

    10/08/2018 alle 00:12

    Non ho capito se il problema è il curriculum o i 100.000?
    Nel caso il Rinaldi (che non è mai stato capogruppo di niente) avrebbe anche il curriculum ma non prende nemmeno 10€ a fare il presidente dell’istituzione (che non è reggio Children)…

    • dario caselli Rispondi

      10/08/2018 alle 08:55

      Vero Rinaldi non era capogruppo, ma presidente del consiglio comunale, non cambia molto poi sui curriculum dovremmo vederli e vedere quando ed in quanto tempo si sono formati. Ovviamente l’elenco sarebbe molto più lungo ma questo lo hanno già capito anche gli elettori. Un piccolo merito credo di averlo non mi nascondo dietro l’anonimato.

  3. Pierluigi Rispondi

    10/08/2018 alle 04:10

    Eccolo lo gnorri, ne sentivamo la mancanza. Sono sicuro che hai capito benissimo: il problema è un rispettabile signore che per decisione di un clan di politicanti salta di colpo dal CDA della fondazione (organo volitivo) ad alto burocrate lautamente stipendiato del medesimo organo volitivo. Ma non senti un lieve afrore di conflitto d,’interessi? Ma che schifo è un’istituzione che maneggia i soldi dei cittadini e si comporta così, come se fosse cosa loro? In quanto al curriculum, almeno avessero bandito una selezione pubblica così si poteva vedere, se non altro, chi lo aveva migliore. Certamente Rinaldi è brava e colta persona, nondimeno la casistica dell’occupazione autoritaria e arrogante del potere è lunga come un treno. E a proposito di treni, hai già dimenticato quell’illustre pensionato saltato dal disastro del Ccpl alla logistica delle ferrovie,officiante Delrio? Più serietà, please, ma già è come parlare al muro.

  4. Allibito Rispondi

    10/08/2018 alle 09:48

    Proprio grottesco che a denunciare la pratica spartitoria degli enti da parte dei partiti, uno dei tanti paracadutati senza meriti professionali e preparazione in materia, sia peoprio un dentista assunto alla presidenza della ex cassa di risparmio poi alla fondazione. Uno degli artefici della disgraziata fusione con banca pop.Brescia… e poco importa per quale partito.
    Un poco di onesta vergogna per il proprio passato dovrebbe portarlo almeno a non scrivere.

    • dario caselli Rispondi

      10/08/2018 alle 12:01

      Sono io ad essere allibito che ci siano ancora soggetti, un po’ vili, che dietro l’anonimato scrivono falsità, su fatti già giudicati, per il resto non ho problemi a confrontarmi sul tema con chiunque abbia il coraggio. Peraltro io nella banca non c’ero a differenza del gotha della cooperazione. Per ora non si è fatto avanti nessuno, vuol provare lei signor allibito? Per inciso questo metodo intimidatorio di farmi tacere dura da 20 anni e non mi spaventa anzi, e soprattutto io mi firmo

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