Fiere: dopo 6 anni creditori ancora a secco
Pagati solo liquidatrice e professionisti

di Pierluigi Ghiggini

25/8/2018 – E’ vero che le ferie finiscono solo in questi giorni, ma lascia allibiti il silenzio della politica, soprattutto del partito che governa da oltre 70 anni, sulla vicenda delle Fiere di Reggio Emilia. Neppure una rovente commissione consiliare è riuscita a smuovere il Pd, che pure nelle sue storiche declinazioni è il principale responsabile del tracolo delle fiere di Reggio, ora in mano al commissario liquidatore Tiziana Volta. Perchè porta il marchio dell’ex grande partito il colossale debito accumulato dell’immobiliare Sofiser, poi trasferito alla nuova società delle Fiere, ovviamente affondata sotto un carico insostenibile di esposizioni bancarie.

Le Fiere di Reggio nello scenario delle Vele di Calatrava

La storia è stata ampiamente raccontata, poi frettolosamente accantonata per la solita ragion di Stato, ed è bene riecheggiarla oggi quando, ben cinque anni dopo il primo concordato, la liquidazione si è decisa a bandire per questo mese di  settembre la prima asta per la vendita del complesso di via Filangieri e, contemporaneamente, la nuova gara per la gestione delle Fiere nel 2019, su cui ora è attiva la società Terminal One che, presidente il commercialista Guido Prati, riunisce numerosi imprenditori di buona volontà soprattutto di Reggio Emilia (ma anche investitori lombardi).
Nel 2017 la gestione era stata assegnata alla cooperativa la Bussola, che poi ha perso il  bando successivo: va detto che la commissaria Tiziana Volta risulta aver costituito (prima dell’appalto alla cooperativa) una società dedicata alla ricerca nelle energie rinnovabili insieme a un consigliere di amministrazione della stessa Bussola.
Nel novembre 2012, quasi sei anni fa, si aprì davanti al giudice la crisi delle Fiere, con il primo concordato “con riserva”. Poi nel 2015 la liquidazione. Ma alla vendita dei cespiti si arriva forse solo oggi, ormai alla scadenza del tempi fissati dallo stesso piano  industriale, senza che nessun creditore o quasi sia stato soddisfatto almeno in parte. In compenso sono stati pagati professionisti e i liquidatori.

Insomma, sei anni sono trascorsi inutilmente, ed è come se la bobina del film venga riavvolta al 2012. Non è una bella prova di efficienza.
La decisione della gara è finalmente arrivata dopo la commissione consiliare, dopo le proteste di Terminal One, e soprattutto dopo un vertice col giudice delegato alla liquidazione di via Filangieri
Si sono mosse la Capraia e la Gorgona, per dirla con Dante, al fine di smuovere l’immobilismo della procedura.
Terminal One, a quanto si apprende, deciderà nei prossimi giorni se partecipare alla nuova gara per la gestione e  secorrere all’asta di vendita di via Filangieri.
Ci si interroga intanto come mai  in gennaio era stata valutata in tutta fretta e in gran segreto l’offerta di una fondo estero, comunque bocciata dal comitato dei creditori.
Si parla intanto di una base d’asta di 15 milioni di euro, prendendo a riferimento la prima perizia Boliti che aveva valutato i cespiti delle fiere in 20 milioni di euro (una perizia successiva, quella di Melandri, alzò la valutazione a 39 milioni, ma è ritenuta da tutti esagerata).
La vendita dovrebbe servire a soddisfare debiti per 19 milioni 847 mila 497 euro, di cui 207 mila euro per crediti in prededuzione, 6 milioni 813 mila per ipotecari, 2 milioni 183 mila per crediti privilegiati, 10 milioni 643 mila per crediti chirografari.
Molti dubitano che la base d’asta sia realistica: e comunque deve essere chiaro che sullo sfondo c’è il cambio di destinazione d’uso del complesso, per consentire operazioni edilizie imponenti. Ma ciò decreterebbe la fine di ogni progetto fieristico  di Reggio, proprio quando la stazione Mediopadana ha aperto una nuova prospettiva della città, che di fatto è entrata direttamente nell’orizzont dell’area metropolitana e d’affari milanese. Lo vedremo meglio nei prossimi anni.

Panoramica di Mancasale e del quartiere fieristico reggiano

Intanto è bene fare qualche conto. In tutti questi anni la liquidazione non ha venduto neppure i terreni edificabili in capo alle Fiere: parliamo delle aree di Mancasale in via Gualerzi,  limitrofe al complesso di via Filangieri, di quella di via Napoli, dei terreni a Corte Tegge valutati 4 milioni 600 mila euro, di quello di Toano (quasi un milione). Viene da chiedersi come mai neppure questi siano stati messi in vendita per cominciare a pagare qualcosa ai creditori.
Di fatto in questi anni l’attività della liquidazione si è limitata ad incassare crediti verso clienti per 605 mila euro (dati del rapporto riepilogativo all’agosto 2017) e 263 mila euro da alcune transazioni. In totale, sempre a un anno fa, l’attivo era di 1 milione 95 mila euro interamente assorbito (sono rimasti solo 20 mila euro) dalle spese di procedura per 479 mila euro, comprendenti il compenso alla liquidatrice Volta, da 244 mila di compensi ai professionisti e 342 mila euro sotto la voce altre spese di procedura.
Ma ancora prima della liquidazione, in base alla la memoria integrativa (domanda di concordato) presentata al tribunale nel maggio 2013, le spese di procedura furono stimate in 2 milioni 146 mila euro, di cui 400 mila per il commissario giudiziale (sempre Volta), lo stimatore degli immobili e l’imposta di registrazione del decreto di omologazione del concordato.

Camer 2016, la fila alle casse per entrare alle Fiere di Reggio

Nel frattempo i bilanci della società Reggio Emilia Fiere in concordato e in liquidazione hanno registrato tra il 2015 e il 2017 un totale di perdite di 884 mila euro.
La sostanza è che a guadagnare, in questi anni dal primo concordato, sono stati la liquidatrice e i professionisti da essa incaricati. Gli immobili non sono andati all’asta e i creditori non hanno visto niente.
Quale sia il senso logico di una simile fregatura (per i creditori) forse qualcuno cercherà di spiegarlo razionalmente. Ciò comunque legittima il sospetto che i tempi, ancora una volta, siano quelli della politica.
Un fatto è certo: la proposta concordataria del 2014 prevedeva di pagare il 100% dei crediti chirografari (quindi gli ultimi della graduatoria) entro la fine del 2016 o «al più tardi entro il 31 dicembre 2018». Siamo arrivati a quattro mesi dalla scadenza, e non solo non è stato pagato nessuno, ma deve ancora essere bandita l’asta. Qualcuno dovrà pur spiegare perchè.

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