Ammanchi milionari a Unicredit
Le storie-choc dei truffati in montagna

di Pierluigi Ghiggini
14/7/2018 – Non sono soltanto «pochi clienti» i correntisti incappati nel buco di parecchi milioni di euro (l’istituto parla di due milioni, ma è solo la cifra iniziale) provocato da una ex dirigente della filiale Unicredit di Castelnovo Monti.
In realtà i truffati sarebbero almeno diverse decine, a giudicare dalla piccola folla, settanta-ottanta persone, che mercoledì sera si è riunita al centro sociale della cittadina della Pietra su iniziativa di Federconsumatori e Adiconsum di Reggio Emilia, le stesse associazione impegnate ad assistere i clienti vittime dell’ex subagente Ina Assitalia Sergio Petroni: in quel caso i milioni spariti erano almeno dieci, senza considerare – come si sente dire – cospicue cifre versate in contanti e in nero.
All’assemblea dei clienti Unicredit sono state contate non meno di una ventina di persone truffate. Altre erano venute a cercare informazioni perchè hanno le verifiche in corso, ma molte hanno preferito restare a casa per non far sapere delle disavventura.
E’ certo che i truffati sono alcune persone facoltose (un noto commerciante avrebbe perso circa quattrocentomila euro) ma in maggioranza, famiglie normali che hanno visto sfumare migliaia e decine di migliaia di euro. Come il giovane vigile urbano di Castelnovo Monti, il primo ad accorgersi che qualcosa non andava nei sei conti correnti intestati a lui e ai famigliari, e ha avvertito la banca degli ammanchi sin dalla fine di maggio.
O come un signore di 90 anni, che vive nel ramisetano e ha voluto intervenire di persona all’assemblea per raccontare la sua storia.
«Una storia vergognosa, che mi ha veramente colpito – spiega Alessandro Davoli – Questo mio compaesano è stato convinto dalla funzionaria G. R. a investire i suoi risparmi su un fondo giapponese: saranno bloccati per cinque-sei anni, ma il capitale è garantito, così aveva spiegato l’ex dirigente. L’anziano le consegna quindicimila euro in contanti, e chiede la ricevuta. La chiede ripetutamente, ma la funzionaria la nega: «Non ce n’è bisogno», afferma alla presenza di un testimone, un altro impiegato della banca». Finisce così che la ricevuta non viene consegnata, e i soldi spariscono in un cassetto.
Sono molte le storie come questa raccontate mercoledì sera, di fronte agli avvocati delle associazioni di tutela, di una storiaccia su cui indagano i Carabinieri di Castelnovo Monti in un’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore di Reggio Emilia Stefania Pigozzi e per la quale Unicredit (che si è dichiarata «parte lesa») ha presentato denuncia a Bologna.
E che dire della pensionata di ottant’anni, sul cui conto corrente sono avvenute operazioni non autorizzate, persino con l’emissione di un bonifico in uscita per la somma di 22 mila euro con la causale “cessione auto”: ma nessuna auto è stata acquistata, e il beneficiario è un perfetto sconosciuto.
Questa signora si fidava ciecamente della bancaria, la chiamava «la mia bambina»: alla fine la figlia si è accorta di un ammanco totale di circa centotrentamila euro: Unicredit si sarebbe offerta di risarcire la bellezza di settemila euro…
Gli episodi si affastellano nel taccuino del cronista che misura per l’ennesima volta la distruzione del rapporto di fiducia, un tempo granitico, specialmente nei paesi, tra la banca e il cliente.
Una signora, compagna di scuola della famosa funzionaria, racconta di essere andata dall’amica per un prestito a favore del figlio. Conclude l’accordo e comincia a firmare i documenti che lei, impiegata in un ufficio, esamina uno ad uno. «Cos’è questo?», chiede di fronte a un foglio non previsto. «E’ l’ipoteca sulla tua casa», risponde l’impiegata. La cliente a quel punto strappa tutto e se ne va. Un impegno di quella natura, insomma, veniva fatto firmare all’amica d’infanzia senza neppure avvertirla del contenuto. Così si può credere davvero – come sostengono alcuni grossi clienti – che somme importanti siano sparite facendo firmare bonifici mai richiesti, confusi tra tanti altri documenti da regolarizzare.
Ma su come si siano formati gli ammanchi, e dove siano finiti i soldi, dovranno dare una risposta le indagini dei carabinieri. La banca le sue le ha già fatte in segreto: si sono concluse con la sostituzione di gran parte del personale della filiale e col licenziamento dell’ex dirigente, una signora molto stimata messa alla porta a quindici giorni dalla pensione. Ma la banca, più di due righe laconiche in cui dichiara di essere parte lesa e di aver presentato denuncia a Bologna, di più per il momento non dice. Con ciò alimentando il sospetto che le responsabilità possano essere ancora più in alto.
Ci si chiede se alcuni ammanchi in relatà non siano perdite delle gestione fondi (come accaduto in via Gattalupa) e qualcuno non abbiamo giocato in Borsa i soldi dei clienti, a loro insaputa, forse trattenendo i guadagni e accollando le perdite ai malcapitati. Del resto è quanto accaduto a un signore in pensione che aveva affidato un gruzzolo da centomila euro alla banca castelnovese: «Avevo chiesto esplicitamente investimenti prudenziali, come titoli di Stato, con l’assicurazione che in ogni caso mi avrebbero rimborsato tutto il capitale – racconta alla Voce – Invece ho scoperto che hanno comprato e venduto titoli azionari, col risultato che ho perso gli interessi di parecchi anni e anche una parte del capitale».
Circolano voci, anche queste oggetto di indagine, su legami non meglio specificati con il buco alla subagenzia Ina Assitalia. Il caso dei soldi presi senza ricevuta a un anziano di 90 anni e finiti forse, in un misterioso fondo giapponese, è molti più di un campanello d’allarme. Ma saranno carabinieri e magistratura a stabilire se la truffa non nasconda qualcosa di più: una gestione finanziaria illegale, a doppio fondo ed extrabancaria. Magari per iniettare liquidità in certi investimenti in perdita.
Alla fine avvocati ed esperti di Federconsumatori e Adiconsum hanno consigliato ai presenti di chiedere alla banca l’estratto di tutti i movimenti compiuti negli ultimi dieci anni, e in caso di irregolarità di reclamare il risarcimento con un accordo extragiudiziale con Unicredit. Solo di fronte a un diniego, procedere con la denuncia e una causa davanti al giudice.
All’assemblea ha partecipato il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini, che il giorno prima aveva puntato il dito sulla mancanza di controlli all’interno dell’istituto, mettendo a disposizione le strutture del Comune per assistere i concittadini truffati.
Ed era presente, appunto, anche Alessandro Davoli, candidato ufficiale della Lega alla carica di sindaco: è stato il primo a chiedere un incontro al direttore di Unicredit per avere informazioni di prima mano subito dopo l’esplosione del caso e di fronte al persistente silenzio della banca.
«Mi ha commosso il fatto alla molti dei presenti si siano avvicinati per stringermi la mano, e per ringraziarmi dei miei interventi sui giornali e presso la filiale UniCredit – afferma Davoli – Ciò detto, non è proprio il caso di strumentalizzazioni politiche: dobbiamo fare il possibile, tutti insieme, perché i truffati siano risarciti, sulla vicenda si faccia piena luce e la banca si assuma senza indugio le proprie responsabilità».
(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

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Una risposta a 1

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    14/07/2018 alle 19:13

    Ottimo articolo, molto dettagliato. Grazie al direttore Pierluigi Ghiggini per il servizio pubblico reso.

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