Tragico il silenzio sulla repressione in Turchia
“Ma io mi ribello”

DI CARLO BALDI

Carlo Baldi

Caro Direttore,
Non mi richiamo a Trotskij , che credeva nella rivoluzione mondiale, né tanto meno al Manifesto di Marx col suo “ Lavoratori di tutto il mondo unitevi”, ma non posso restare indifferente alle gravi decisioni di Erdogan in Turchia, col licenziamento di oltre 18.000 dipendenti pubblici e con oltre 50.000 ( o 500.000) persone incarcerate. Il tutto “ per reprimere il dissenso”. Con queste azioni si sta superando di gran lunga il Maccartismo di americana memoria. Ma mentre in quel periodo i sindacati, i lavoratori di tutto il mondo ed i partiti di sinistra si ribellavano giustamente con manifestazioni oceaniche ed interventi durissimi, ora tutto è silenzio.

Tayyip Erdogan

Non è tollerabile. In questa situazione tutto può passare e le sistematiche “ salvinate” sono poca cosa rispetto a questa situazione dittatoriale. L’aspetto più grave è il silenzio di tutto il mondo. Anche il nostro Paese, mentre si perde a subire le sparate su facebook dell’uno e dell’altro e fa plausi per Ronaldo, nulla promuove , nulla dice, se non timide dichiarazioni individuali, per ciò che avviene in Turchia. Ed ancor più grave che non si muova alcun partito, né alcun sindacato. Non si tratta di risvegliare Marx o Troskj, ma la dittatura è alle porte e migliaia di cittadini soffrono gli arbitrii di un dittatore che cancella i principi più elementari della democrazia. Turchia non è un paese recondito dell’Africa, con le inevitabili crisi evolutive, ma una nazione industrializzata che ha raggiunto un buon grado di civiltà e di PIL.
Tragico questo silenzio anche italiano. Però personalmente mi ribello.

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Una risposta a 1

  1. Marco Rispondi

    11/07/2018 alle 10:18

    Assurdo!!

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