Terremoto politico per l’arresto del vice della Municipale Val d’Enza
ll sindaco Burani: “Non sapevamo niente, abbiamo collaborato al massimo alle indagini”

17/7/2018L’arresto del vicecomandante della Municipale Val d’Enza, Tito Fabbiani, e la sospensione della compagna Annalisa Pallai, per una sfilza di reati che vanno dal peculato, all’abuso di atti d’ufficio, dalla concussione al mobbing, ha generato un vero terremoto nelle amministrazioni e nella politica reggiana.

Dietro allo sdegno, di prammatica ma senza dubbio sincero, si cela anche una notevole dose d’imbarazzo: possibile, si chiedono in molti, che dal 2010 – hanno in cui sarebbero cominciati i reati – nessuno si era accorto di quello che accadeva nella sede della Municipale a Montecchio? Nessuno ha alzato le orecchie quando la stessa sede veniva definita sarcasticamente come “casa Fabbiani?”. Possibile che ci siano voluti esposti su esposti, mesi e mesi di indagini, intercettazioni telefoniche e ambientali per scoperchiare il verminaio? E ancora: qual è il livello di controlli interni della polizia locale della Val d’Enza, ma anche delle altre polizie locali? E qualcuno, dava coperture ai due indagati?

Forse è questa ultima domanda a provocare brividi prolungati in certe schiene dell’amministrazioni pubblica, sindaci compresi.

Il sindaco di Cavriago Paolo Burani con l”ex ministra Kienge

Nel frattempo proprio i sindaci hanno delegato il presidente dell’Unione Val d’Enza, Paolo Burani, che è il sindaco di Cavriago,  a parlare per tutti. 

L’imbarazzo è evidente. Burani, che è il responsabile politico numero uno,  esprime a nome di tutti “indignazione” nell’apprendere  “i capi d’accusa a carico degli operatori Fabbiani e Pallai componenti del nostro comando di Polizia municipale. La gravità delle accuse ci porta ad essere fermi nel dire che ci auguriamo che sia fatta luce su tutto, e che si proceda in modo rapido e senza sconti a nessun”o.

Perchè – aggiunge Burani – è  nell’interesse dell’Ente e della comunità fare assoluta chiarezza sull’operato delle persone coinvolte, al fine di salvaguardare il lavoro di tanti altri dipendenti pubblici dei Comuni e dell’Unione, in primo luogo gli agenti della Polizia municipale, che ogni giorno operano sul territorio con impegno e dedizione per la sicurezza delle persone, lavorando con diligenza, rispetto dei cittadini e delle Istituzioni, e in piena osservanza delle norme”

Nel concreto, “pur non essendo al corrente nel dettaglio dei capi d’accusa , gli Uffici dell’Unione hanno fornito nei mesi scorsi il massimo supporto agli organi inquirenti, al fine di fare luce su eventuali illeciti. A partire dalla fine del 2017 sono stati forniti copie di atti, fascicoli, tabulati sulle presenze, atti amministrativi, ed ogni altro documento utile a fare luce in generale sull’organizzazione del Servizio ed in particolare sul comportamento dei dipendenti in questione”.

Burani insiste: “In aprile, pur non avendo informazioni in merito alle indagini né elementi giuridicamente rilevanti per sospendere dal servizio gli Agenti in questione, ma volendo comunque adottare possibili misure cautelari, la Comandante Cristina Caggiati ha provveduto collocandoli a riposo in attesa degli sviluppi.

Successivamente, nel mese di maggio, “è pervenuta la richiesta di revocare ad entrambi i dipendenti l’arma d’ordinanza. Sempre a scopo cautelativo, non essendo il dipendente in servizio in quanto collocato a riposo come sopra esposto, la Comandante – oltre a revocare l’arma come disposto – ha predisposto nei confronti di Fabbiani la revoca di nomina quale Vicecomandante”.

“La notizia di reato appresa in mattinata – aggiunge Burani, sempre soppesando i termini – consentirà di provvedere con atti di maggiore forza per sanzionare le condotte illecite molto gravi che hanno portato all’arresto, secondo le modalità previste dal contratto di lavoro degli Enti locali, fino al possibile licenziamento.

Valuteremo inoltre la possibilità di costituirci parte civile per i danni ricevuti dall’Ente a seguito dei comportamenti illeciti perpetrati dai due dipendenti”.

E conclude con un’autoassoluzione: “L’approfondita indagine svolta dalla Magistratura e dai Carabinieri, se da un lato evidenzia condotte individuali riprovevoli, dall’altro evidenzia il funzionamento regolare di tutti i servizi ed il corretto comportamento di tutti gli altri dipendenti, ai quali va il sostegno dell’Amministrazione e l’incoraggiamento a proseguire nell’importante lavoro quotidiano a servizio della comunità”.

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Una risposta a 1

  1. Cecato Rispondi

    18/07/2018 alle 12:55

    “possibile, si chiedono in molti, che dal 2010 – hanno in cui sarebbero cominciati i reati – nessuno si era accorto di quello che accadeva nella sede della Municipale a Montecchio? Nessuno ha alzato le orecchie quando la stessa sede veniva definita sarcasticamente come “casa Fabbiani?”. Possibile che ci siano voluti esposti su esposti, mesi e mesi di indagini, intercettazioni telefoniche e ambientali per scoperchiare il verminaio? E ancora: qual è il livello di controlli interni della polizia locale della Val d’Enza, ma anche delle altre polizie locali? E qualcuno, dava coperture ai due indagati?”

    Queste cose me le chiedo anche io e credo che i sindaci della val d’enza, il comandante attuale, l’ex comandante della PM e i colleghi dei due indagati debbano dare delle risposte.

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