“Giammaria Manghi uno e trino”: lo sfottò dei 5 Stelle dopo la nomina a sottosegretario della Giunta regionale

31/7/2018 – “Giammaria Manghi uno e trino”: è scattato lo sfottò dei 5 Stelle a carico del presidente  della Provincia di Reggio che ora non solo cumula le cariche di sindaco di Poviglio e di presidente della Unione dei comuni della Bassa, ma è stato nominato fresco fresco da Bonaccini nuovo sottosegretario della Giunta regionale al posto di Andrea Rossi, diventato deputato del Pd.

“Il Pd gioca a Tetris con le poltrone e piazza l’incastro Giammaria Manghi, in scadenza come Presidente di Provincia e da Sindaco il prossimo anno con il suo secondo mandato consecutivo”: così il deputato Davide Zanichelli insieme a Silvia Piccinini, capogruppo in Regione ed elena Mazzoni dei 5 Stelle Bassa Reggiana. .

Il presidente della Provincia Manghi col prefetto Maria Forte

“Manghi, sindaco di Poviglio, eletto nel 2009 e rieletto 2014, già presidente dell’Unione dei Comuni della Bassa reggiana da diversi anni (nonostante l’articolo 19 dello statuto dell’unione reciti che il presidente resta in carica un anno per garantire la rotazione tra i vari sindaci), già presidente della Provincia di Reggio (istituzione di oltre 500.000 abitanti) eletto indirettamente dai consiglieri della provincia nell’ottobre 2014.

E ora? Visto che dalla Regione vogliono garantire col bilancino la presenza di “un reggiano” in giunta, si sceglie qualcuno che è già “uno e trino” ma che il mandato da Sindaco in scadenza così come quello da presidente provincia: due mandati in scadenza.
E s’apprende così che probabilmente lascerà le cariche di secondo livello per questo “upgrade di poltrona”.
“Non stiamo giudicando la persona, quello che giudichiamo è la modalità della gestione delle cariche pubbliche da parte del PD – scrivono i pentastellati –  Se era già disdicevole questo cumulo di ben 3 poltrone (non necessario perchè poteva rinunciare all’Unione, come diceva lo statuto, dopo un anno, o alla Provincia, da anni), ora è ancor più deplorevole questa pratica di usare le cariche istituzionali di rappresentanza dei cittadini per equilibrare dinamiche interne di partito”.

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