Chi si ricorda di Gabriele Cagliari, “suicidato” da Mani Pulite?
La tragedia 25 anni fa
“Dedichiamogli una strada a Guastalla”

Il 20 luglio 1993, 25 anni, moriva suicida in carcere il presidente dell’Eni Gabriele Cagliari, ingegnere di Guastalla, arrestato e lasciato marcire in cella nell’ambito dell’inchiesta Mani Pulite. Il suo fu uno sconvolgente atto di protesta, per il quale nessuno pagò.

Gabriele Cagliari

di Mario Guidetti 

20/7/2018 – “Miei carissimi Bruna, Stefano, Silvano, Francesco, Ghiti ,                                                     sto per darvi un nuovo, grandissimo dolore. Ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso sopportare più a lungo questa vergogna. La criminalizzazione di comportamenti che sono stati di tutti, degli stessi magistrati, anche a Milano, ha messo fuori gioco soltanto alcuni di noi, abbandonandoci alla gogna e al rancore dell’opinione pubblica. La mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici ha fatto il resto…….                 A tutti lascio il ricordo di me che vorrei non fosse quello di una scheggia che improvvisamente sparisce senza una ragione, come se fosse impazzita. Non è così, questo è un addio al quale ho pensato e ripensato con lucidità, chiarezza e determinazione. Non ho alternative…..                                                                                                 Addio a tutti. Miei carissimi, vi abbraccio tutti insieme per l’ultima volta. Il vostro sposo, papà, nonno, fratello.”

Questi sono alcuni passaggi della lacerante e dignitosa lettera che Gabriele Cagliari scrisse ai familiari prima di fare la scelta definitiva di lasciare la vita terrena.

Gabriele Cagliari, guastallese, era un socialista. Fu anche presidente dell’ENI dal 1989 al 1993. Mal gliene incolse. Il 9 marzo 1993 fu arrestato su richiesta della Procura di Milano, accusato di avere autorizzato il pagamento di tangenti per fare aggiudicare una commessa alla Nuovo Pignone… Erano i tempi di “Mani pulite”, quando il carcere, oggettivamente, determinava una condizione atta ad “indurre l’imputato a confessare anche l’inconfessabile”.

Cagliari si suicidò il 20 luglio 1993 nel carcere di San Vittore, dove era trattenuto in custodia cautelare da quattro mesi, “illegittimamente, trattato come non-persona, come un cane ricacciato ogni volta al canile”.

Questo noi socialisti non dobbiamo, non possiamo dimenticarlo a 25 anni dalla sua morte. Il miglior modo di rendere onore ad un imputato “non giudicato colpevole dalla magistratura” (e che, nel nostro ricordo, resta persona di grande sensibilità e raffinata intelligenza) è quello di denunciare ancora una volta quel periodo oscuro per la democrazia e per la giustizia italiana. Un atto, quello di Gabriele Cagliari, che il “giustizialista principe”, avrà dimenticato?

Noi no e riteniamo sia giunto il tempo che a Gabriele Cagliari venga dedicata una strada nella sua amata Guastalla.

                                                                                                     

 

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Una risposta a 1

  1. Carlo Menozzi Rispondi

    20/07/2018 alle 15:20

    Un omicidio perpetrato da quei personaggi che costituivano il pool di mani pulite. Quelli che avevano il compito di fare piazza pulita degli avversari politici per sgomberare la strada alla sinistra. Quei magistrati che condannarono Tagliavini di Unieco per 500 milioni portati alle botteghe oscure ma non indagarono nessuno perché “non si poteva sapere chi materialmente avesse preso i soldi”. Di Pietro che interrogava Prodi mettendosi ad urlare vicino alla porta così che da fuori si potesse sentire tutti. E Prodi che piangeva …e poi andò a piangere dal capo dello stato. Si, all’ing. Cagliari andrebbe intitolata una via, parola di uno che non ha mai votato PSI, anzi …

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