Stu Reggiane: perdita di 5,3 milioni e capitale sociale dimezzato

12/5/2018 – La Stu Reggiane, la società di riqualificazione urbana incaricata della trasformazione dell’are ex Reggiane in parco innovazione – società al 70%  del Comune e al 30% di Iren Rinnovabili – ha chiuso il 2017 con 5,3 milioni di perdite, dopo aver ripianato altri 10 milioni di “buco”. Le cifre sono emerse  questa sera nel corso dell’audizione nella prima commissione del consiglio comunale di Reggio nella quale i consiglieri hanno “interrogato” l’amministratore delegato Luca Torri, il presidente Giulio Santagata (già ministro con Prodi) e l’assessore al bilancio Daniele Marchi.

La commissione è stata convocata per analizzare il bilancio 2017 e il piano economico finanziario della Stu. Tuttavia la consigliera Cinzia Rubertelli ha contestato il  metodo e il merito della riunione in quanto  indetta “senza che ai consiglieri venisse prima consegnato alcun tipo di materiale” e contrassegnata “da una totale e inaccettabile mancanza di trasparenza”.

Luca Torri

I conti di Stu Reggiane  espongono anche un capitale sociale cospicuo (10 milioni di euro, ma già dimezzato rispetto ai 20,4 milioni registrati nell’assemblea straordinaria del 21 maggio),  un patrimonio netto di 4,7 milioni, perciò inferiore alla perdita, debiti bancari per 1,7 milioni e verso fornitori per 5,4 milioni, oltre a rimanenze per lavori in corso di 9,1 milioni di euro.

La Stu si occupa anche di realizzare (utilizzando i fondi della Regione e del ministero dei Trasporti) anche alcune opere pubbliche come la bonifica di piazzale europa, viale Ramazzini etc.

Il Tecnopolo, Arch. Andrea Oliva

Il presidente Torri ha spiegato che la perdita è sostanzialmente “cartolare”, vale a dire solo contabile e non sostanziale, a causa della scelta di iniettare i contributi pubblici nella società attraverso il meccanismo degli aumenti di capitale mano a mano che arrivano i bonifici. Una spiegazione che comunque non ha rassicurato i membri di minoranza della commissione (Rubertelli, Bellentani, Bertucci, Vaccari) i quali  hanno fra l’altro sollevato dubbi sulla qualità del socio di minoranza Iren Rinnovabili.

E’ chiaro che la Stu è una società anomala, perché è sostanzialmente pubblica ma con finalità miste, pubbliche e private,. La differenza temporale tra gli impegni per realizzare il Parco innovazione (il capannone 18 sarà consegnato in estate, e già sette società hanno opzionato gli spazi) e la disponibilità dei contributi pubblici determina uno sbilancio senza dubbio pesante.

Nondimeno va rilevato che il 21 maggio scorso per fronteggiare la perdita, il capitale sociale è stato abbattuto da 20,4 milioni di euro, di cui versati 10,2 milioni, agli attuali 10 milioni. Di conseguenza, se  sono rimasti da ripianare altri 5,3 milioni di perdite da portare a nuovo,  la situazione di bilancio non è sana, e i problemi sono solo rinviati di un anno.  Senza considerare che il capitale sociale residuo è sottoscritto, ma non ancora versato. Insomma, resta un’opacità di fondo nei conti, anche perché non è stato specificato a quanto ammontava la perdita complessiva di Stu prima dell’abbattimento di capitale deliberato il 21 maggio.  Una somma non certo inferiore ai 15 milioni di euro.

I 35 milioni di costi previsti per le varie opere – ha però spiegato l’a.d. – sono coperti da 22 milioni di ricavi e 13 milioni di finanziamenti pubblici assegnati dal ministero delle Infrastrutture attraverso il bando del Piano Nazionale Città, e dalla Regione. Le entrate della Stu derivano poi da due principali canali: le quote che le aziende private  pagano per gli spazi e, appunto i finanziamenti statali trasferiti al Comune di Reggio Emilia che li “gira” alla Stu, sotto forma di aumento di capitale. Da qui lo sbilanciamento tra costi e ricavi . Resta il fatto, per Cinzia Rubertelli che la perdita non è cartolare, bensì “reale”.

Stu Reggiane, inoltre,  entra nella Fondazione Rei (Reggio Emilia Innovazione). La partecipazione – hanno spiegato Torri e Santagata –  della Stu in questa società è in particolare di 200.000 euro ed è finalizzata ad attrarre, attraverso Rei, aziende ad alto tasso tecnologico per insediarsi nell’area ex Reggiane.

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