Punto nascite, riparte la lotta
Nuovo appello dei Comitati, che sparano sull’ipocrisia dei politici

8/6/2018 – I comitati Salviamo le Cicogne e Dinamo lanciano questa sera, venerdì 8 giugno, nel corso di un’assemblea a Castelnovo Monti, un nuovo appello per la riapertura del Sant’Anna di Castelnovo Monti, e chiedono agli eletti dei comuni dell’appennino di firmarlo. Le donne dei comitati denunciano di essere state lasciate  sole e anzi di subire il boicottaggio di partiti (in particolare del Pd)  e istituzioni, sino al punto di essere escluse dal tavolo provinciale.

“Ci hanno promesso di appoggiare una istanza di revisione a Roma tramite richiesta dei consigli comunali alla Regione, ma poi non l’hanno presentata o hanno votato contro, hanno lasciato scadere i termini per un ricorso al TAR, e nel frattempo l’AUSL ci ha tolto anche Ginecologia H24”.

Salviamo le Cicogne e Dinamo puntano il dito sui politici: “Hanno fatto nascere comitati di donne di partito che andassero per la montagna a parlare di altro, ci hanno illuso che avremmo seguito progetti speciali per il nostro ospedale e poi ci hanno escluso dal tavolo provinciale, per evitare di turbare lo spirito costruttivo.
Ci hanno invitato alla iniziativa dell’8 giugno con le forze politiche solo dopo aver detto pubblicamente che se non lo facevano loro l’incontro di stasera lo avremmo fatto noi e siamo dovuti andar noi in delegazione a richiederlo”.
E ora  “ci vogliono screditare dicendo che siamo i Comitati delle altre forze politiche, che adesso noi difendiamo Roma perché il Governo è cambiato, che vogliamo solo attaccare Bologna alla vigilia delle prossime elezioni.
Allora è bene che si sappia che noi non staremo zitte per paura di chi ci attacca e non ci faremo etichettare dagli altri”.
“Noi saremo sempre disponibili a lavorare su tutti i livelli per cambiare la logica dei tagli lineari dei punti nascita sulla base del numero dei parti/anno, saremo sempre disponibili a pensare una diversa organizzazione che consenta di nascere nel modo più naturale e sicuro in montagna senza diventare prodotti medicalizzati spediti a km di distanza come pacchi postali, e sempre ci batteremo per riportare al centro della visione e delle scelte politiche le donne, i nuovi nati, il territorio, la comunità.

Manifestazione per il punto nascite del Sant’Anna

” Nessuno dica che pretendiamo la luna quando affermiamo che quel che ci è stato tolto lo rivogliamo, subito e senza sconti, perché la Regione può farlo e lo deve fare ora che ha visto quali pericoli e quanta precarietà ha creato chiudendo i Punti Nascita.
Quindi nessuno strumentalizzi il nostro appello affinché la Regione Emilia Romagna riapra subito i Punti Nascita in Appennino, in particolare quello di Castelnovo Monti che aveva tutte le carte in regola per ottenere la deroga.
Chiediamo con forza che chi ha chiuso ora il Punto Nascita lo riapra e chiediamo che la stessa forza e lo stesso coraggio ce l’abbiano gli amministratori di questo territorio nel chiederlo, rompendo, loro sì, il cordone ombelicale con i diktat di partito.
Chiediamo che tutti gli amministratori eletti in montagna firmino l’appello che presenteremo all’incontro di questa sera a Castelnovo Monti, senza se e senza ma”.

L’APPELLO ALLA REGIONE 

APPELLO PUBBLICO
CHIEDIAMO CHE LA REGIONE EMILIA ROMAGNA RIAPRA I PUNTI NASCITA CHE HA
CHIUSO IN APPENNINO E IN PARTICOLARE IL SANT’ANNA DI CASTELNOVO MONTI
OBIETTIVI
Con questo pubblico appello i Comitati Salviamo le Cicogne e Di.Na.Mo. intendono:
– Far conoscere la verità ai cittadini, compresi quelli residenti in pianura, sulla chiusura dei Punti Nascita di montagna deliberata dalla
Regione Emilia Romagna
– Chiedere il sostegno degli amministratori eletti perché si facciano carico di portare in Consiglio regionale istanza di riapertura dei Punti
Nascita chiusi assicurandone anche la messa a norma rispetto ai parametri sanitari previsti
– Far sottoscrivere alle forze politiche che sostengono la causa dei Comitati, l’impegno che continueranno anche nella prossima legislatura
regionale a lavorare per la riapertura dei Punti Nascita qualora l’attuale Consiglio non intenda accogliere l’istanza in oggetto.


LA STORIA
I vari Decreti Ministeriali e l’Accordo della Conferenza Stato-Regioni del 16 dicembre 2010 inerenti alla materia Punti Nascita chiariscono bene
alcune questioni:
– La competenza di organizzare la copertura sanitaria e la decisione di aprire o chiudere Punti Nascita spetta alle Regioni, mentre tutte le
indicazioni contenute nell’Accordo Stato-Regioni sono solo “Linee di indirizzo” da cui derivano “Raccomandazioni”
– Tutto l’impianto dell’Accordo Stato-Regioni prende a pretesto la crescita vertiginosa dei Tagli Cesarei in Italia rispetto all’Europa, in
particolare nei piccoli punti Nascita. I Tagli Cesarei sono ritenuti costosi e più pericolosi. Per ridurre i Tagli Cesarei hanno disposto il taglio
lineare dei Punti Nascita sotto i 500 parti anno!
– Il Ministero della Salute, con l’intento di dare indirizzi sul mantenimento in deroga dei Punti Nascita al di sotto dei 500 parti, ha istituito un
Comitato Percorso Nascita Nazionale che esprime un PARERE CONSULTIVO, e quindi NON VINCOLANTE. L’opzione della deroga è prevista
proprio per i casi in cui si vengono a creare un disagio ed un pericolo dovuti alle distanze, e si basa sul “Protocollo Metodologico per la
valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti/annui E in CONDIZIONI
OROGEOGRAFICHE DIFFICILI (art. 1 D.M. 11/11/2015)”
LA VERITA’
– In realtà l’Accordo afferma che solo il 10% dei parti avviene nei Punti Nascita sotto i 500 parti, quindi la loro chiusura non riporterebbe
l’Italia ai valori medi europei di Tagli Cesarei.
– Appare invece molto più interessante per lo Stato e le Regioni il risparmio economico che deriva dalla chiusura dei Punti Nascita sotto i 500
parti perché essi rappresentano il 30% dei Punti Nascita italiani. La feroce riorganizzazione va a svantaggio dei cittadini e del territorio, e
grava con una maggior concentrazione di lavoro sulle spalle degli operatori sanitari sempre meno rimpiazzati
– La Regione Emilia Romagna nel 2017, sentito il parere del Comitato Percorso Nascita Nazionale e dopo aver fatto richiesta di deroga con
documentazione imprecisa, ha deliberato la CHIUSURA DI TUTTI, E SOLO, I TRE PUNTI NASCITA DELLA MONTAGNA, ovvero quelli con
evidenti condizioni orogeografiche difficili.
Per la provincia di Reggio Emilia significa aver chiuso l’unico Punto Nascita di un territorio di 800 kmq, particolarmente difficile da
attraversare. La Regione invece ha mantenuto aperti i tre Punti Nascita di pianura con meno di 500 parti che NON HANNO condizioni
orogeografiche difficili ma che rappresentano un bacino elettorale interessante. E’ il caso del Punto Nascita di Scandiano, con meno di
500 parti, che dista 12 km e 17 minuti dall’ospedale di Reggio e 14 km e 19 minuti da quello di Sassuolo
– Questa decisione ha reso problematico, confuso e potenzialmente più pericoloso il periodo della gestazione e il momento del parto delle
donne montanare che vivono in territori vastissimi, difficili e a rischio abbandono. A seguito di ciò è inoltre stato soppresso il servizio di
Ginecologia H24, rendendo ulteriormente difficile la diagnosi e l’intervento d’urgenza non solo per le partorienti ma per tutte le donne
della montagna
– Le ragioni della sicurezza, ripetute da Regione e AUSL su tutti i mezzi d’informazione e supportate anche con toni non dialoganti, non
reggono alla prova dei ripetuti casi di emergenza con esito drammatico, di mancata assistenza dell’elisoccorso per indisponibilità del
mezzo, di parti in autoambulanza, e sono risibili rispetto al maggior rischio derivante dall’imprevedibilità dei tempi di trasporto e del
momento del parto
– La giustificazione che i politici ed i dirigenti sanitari hanno usato per motivare la chiusura dei Punti Nascita, ovvero 500 parti minimi come
garanzia di sicurezza per avere una manualità esperta del personale sanitario, non ha alcun valore nel contesto del Sant’Anna di
Castelnovo Monti, poiché il personale e l’intera struttura fanno parte e dipendono dall’Azienda USL di Reggio Emilia, comprensiva
dell’ospedale Santa Maria, con possibilità di rotazione interna. E ciò già da prima del parere ministeriale e della delibera di chiusura della
Regione!
– Da una Regione che vanta grandi numeri riferiti ai bilanci della sanità ci si aspetta ben altra considerazione verso le minoranze territoriali,
soprattutto perché esse sono comunque costituite da donne e nuovi nati, anziché scelte inappropriate, compensate con promesse di
finanziamenti
LE RICHIESTE
– Chiediamo che la Regione Emilia Romagna si prenda carico del problema che si è creato e faccia ciò che le spetta, che è anche quello che la
normativa per la deroga prevede per le condizioni orogeografiche difficili: la riapertura immediata dei Punti Nascita e la loro messa a
norma nel rispetto dei parametri sanitari richiesti, che nel caso del Sant’Anna prevedeva solo la istituzione del servizio di pediatria H24
– Chiediamo che i dirigenti dell’AUSL facciano il loro dovere garantendo il servizio sanitario ai cittadini e reintegrando il normale turn-over
del personale
– Chiediamo che gli amministratori e le forze politiche concretizzino le strategie ed i progetti sulle aree interne appoggiando senza riserva
la nostra battaglia già in questa legislatura regionale e comunque anche nella prossima che verrà dopo le elezioni 2019, impegnandosi sia
in maggioranza che all’opposizione a favore dei cittadini per la riapertura del Punto Nascita.
I Comitati Salviamo le Cicogne e Di.Na.Mo 

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