Petizione contro l’antenna telefonica vicina alle scuole di via Gran Sasso: “Io sto con il quartiere”

di Francesco Fantuzzi*

E’ di ieri la notizia dell’avvio di una raccolta di firme per richiedere un incontro pubblico dove presentare il progetto dell’antenna per telefonia mobile, alta 33 metri, che sta per essere costruita in via Gran Sasso d’Italia, a fianco del centro diurno Melograno e a poca distanza da una scuola elementare e da un asilo.

Ebbene, mi dichiaro non esperto, come qualsiasi altro cittadino, ma non ho dubbi nello schierarmi al fianco degli abitanti del quartiere e dei bambini e anziani che usufruiscono delle strutture.

Il promotore precisa che “da un punto di vista puramente tecnico la Wind ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie per cui non è attaccabile formalmente”, ma “da un punto di vista dell’impatto che ha sui residenti si deve considerare che i limiti di emissione, sulla base dei quali sono state concesse queste autorizzazioni, si riferiscono a normative le più recenti delle quali risalgono al 2003”.

Lo riconosco: viviamo immersi nelle onde elettromagnetiche e siamo sempre al cellulare, indisponibili a rinunciare ai suoi servigi.

Proprio per questo, tuttavia, occorrerebbe anzitutto applicare un criterio di prudenza, trattandosi di un’antenna di 33 metri vicina, troppo vicina, a soggetti più deboli come anziani e soprattutto bambini.

Se gli effetti dei campi elettromagnetici che ci circondano sono ancora controversi (e, non casualmente, pochi spingono per approfondirli), non si può presumere che siano innocui.

Non è la prima volta che lo invoco: quando si parla di opere pubbliche di interesse generale occorre un dibattito pubblico con i territori interessati PRIMA che le opere si realizzino.

Le esperienze condotte, soprattutto in Francia, dimostrano che raramente i lavori si interrompono, mentre spesso cittadine e cittadini portano un contributo migliorativo.

Allora perchè temere un dibattito aperto e trasparente?

Intendo peraltro precisare che non sosterrò iniziative che puntano a spostare un problema da un quartiere all’altro: ogni opera di interesse generale riguarda tutta la città.

Ma va discussa prima e richiede prudenza e scrupolo, principi che spesso non fanno parte del modus operandi di questa amministrazione.

L’ambiente, in senso ampio, è la priorità per il futuro nostro e dei nostri figli.

 

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