“Canaglia gang”: sei arresti in città
Boom di ragazzi che rapinano ragazzi

Era “Canaglia gang” il nome scelto dal branco di giovanissimi, autore a Reggio Emilia da settembre del 2017 di tre rapine (piu’ altre due tentate) ai danni di coetanei, a volte anche minorenni, presi di mira e derubati con  violenza di pochi spiccioli e telefoni cellulari.

Veri e propri reati e non “atti di bullismo e nemmeno  ragazzate”, sottolinea la Questura reggiana, commessi da un gruppo a composizione variabile -dalle cinque alle otto persone- formato sia da italiani che da stranieri. Una banda ai cui crimini, “preoccupanti perche’ in crescendo fino ad arrivare all’uso di un coltello nell’ultimo episodio” e commessi “solo per dimostrare di esserne in grado e affermarsi come padroni del territorio”, ha messo oggi fine la Squadra Mobile della Polizia.

Il sostituto procuratore Claudio Santangelo

Dopo gli arresti in flagranza avvenuti il 28 maggio scorso (nei confronti di tre soggetti, di cui due minori, appartenenti al gruppo che da tempo era monitorato), sono infatti state eseguite oggi altre tre ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del tribunale di Reggio Emilia Luca Ramponi su richiesta del sostituto procuratore Claudio Santangelo. In carcere sono finiti Milklad Rrapi, 19enne nato in Albania e considerato il capo, e Sebastien Delcea, rumeno di 20 anni. Per Anghel Petru, nato in Moldavia 19 anni fa, e’ stata disposta invece la misura degli arresti domiciliari. C’e’ infine un quarto indagato, una sorta di “esperto informatico”, appena maggiorenne che “craccava” i telefoni sottratti alle vittime delle rapine ed e’ accusato di ricettazione.

L’operazione è stata illustrata questa mettuna dal sostituto Santangelo, dal comandante della Squadra Mobile di Reggio Emilia Guglielmo Battisti e dalla vice Maria Raffaella Abbate, in procinto di assumere il comando della Mobile a Macerata.

Il dirigente della Mobile di Reggio Emilia Guglielmo Battisti

I reati contestati ai tre arrestati sono di rapina aggravata e lesioni. Per risalire ai giovani rapinatori gli investigatori si sono avvalsi dei tabulati dei telefoni rubati, ma anche dell’ascolto delle persone offese.

Da queste testimonianze, spiega Battisti, “e’ emerso il timore che noi nutriamo dell’esistenza di un ‘sommerso’ molto grosso di reati non denunciati. Per questo facciamo appello anche ai genitori a venire a denunciare situazioni capitate ai figli, che vanno affrontate senza nascondersi”. L’appello delle Forze dell’ordine arriva dunque a contrastare la paura instillata dalla ‘gang’ nelle vittime (adolescenti tra i 15 e i 17 anni) tale che uno dei rapinati ha persino abbandonato la scuola, nonostante l’ottimo profitto.

Le “prede”, come la banda le definiva in rete, venivano sempre accerchiate da sole da più componenti, portate in luoghi appartati e derubate. Un trattamento riservato ad una di loro con cadenza settimanale da oltre un anno. Gli episodi si sono verificati in un caso in un centro commerciale e in altri quattro nella zona del Parco del Popolo e del polo scolastico di via Makalle’. La Questura prosegue ora le indagini per individuare gli ultimi membri della baby gang.

(FONTE: AGENZIA DIRE)

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