BANDIERA ROTTA
Il Pd è morto nel cemento, nelle poltrone e nella finanza, ma a Reggio si combatterà come a Stalingrado

DI DARIO CASELLI 

Dario Caselli

30/6/2018 – Un minuto di silenzio e una prece per il Partito Democratico, che certo non è morto, ma giace esanime, in attesa di soccorsi, sotto le rovine di quelle che erano le sue roccaforti: Siena, Massa, Pisa, Imola, Sarzana, dove regnava dal secondo dopoguerra.

Sono rovine che si aggiungono a quelle dei terremoti precedenti: Genova, Torino, Carrara, ecc.

Nel caos che segue i crolli, i superstiti invocano un’ autocritica, un cambio di linea, un Comitato Centrale – che è stato abolito da tempo – una guida. E mentre la Provvidenza si rifiuta di mandare un uomo, molti dicono di essere inviati da lei: Martina il reggente, che non ha retto nulla, neppure il suo pensiero leggero; Calenda che vuole portare il partito ancor più a destra, dove si registra il tutto esaurito, verso un fronte repubblicano forse con un altro partito “esaurito” come Forza Italia. Poi Zingaretti, un po’ di lotta, tipo svoltiamo a sinistra, ma anche di governo, non si butta niente, neppure Lotti e la Boschi.

Vecchi, Renzi e Delrio sul palco dell’Ariosto

Renzi ormai segue le orme di Obama, vende
chiacchiere a pagamento, insomma; un Veltroni salvinizzato, da non si interrompe un’ emozione, a basta con la discussione, ci vuole il chiarimento.
Infine Beppe Sala, il sindaco dei salotti milanesi, che siccome viene da destra e stava col sindaco Letizia Moratti, viaggia verso sinistra, come tutta la buona borghesia milanese, abituata a fare la rivoluzione con il maggiordomo. Ha organizzato un
pranzo normale, dopo i tanti galà, al Parco Sempione con gli immigrati, una cosa così trendy, da pubblicità Benetton, mentre la Lega, dopo Sesto San Giovanni, conquistava pure Cinisello Balsamo.
Caduta quasi tutta la Toscana, restano in piedi i bastioni emiliani dove si andrà al voto nel 2019, con le Europee. Segni di cedimento ne abbiamo già avuti molti: alle recenti politiche il centro-destra salvinizzato ha conquistato Piacenza, Parma, Cento, Ferrara; Modena ha retto a fatica, centro-destra vittorioso a Sassuolo e sconfitto al Senato per 49 voti; Bologna con il progressista Pierferdinando Casini e Reggio Emilia.
Nella nostra amata Reggio, Graziano Delrio ha preso un ottimo
38%, che però significherebbe, se riconfermato, ballottaggio sicuro. Ora è facile prevedere che Reggio sarà la Stalingrado del Pd, facile prevedere che lotteranno coi denti per mantenere il potere assoluto che detengono da sempre e che accompagna i reggiani dalla nascita alla morte.
Il blocco di potere che è oggi il Pd, controlla ospedali, asili, mense. Per anni questo blocco politico-sociale è stato un elemento di crescita di Reggio Emilia, oggi viene percepito come un comitato d’ affari, che ha come obbiettivo l’occupazione delle poltrone e la difesa della propria sopravvivenza. Mentre politici “moralisti” come Delrio, trasmettono rabbia non contro la destra, cosa legittima, ma contro gli italiani che l’hanno
votata, dalle parole sprezzanti trasuda una vuota arroganza, mentre agitano una Costituzione che nessuno minaccia e che volevano cambiare e credono che la colpa dei loro guai sia di quel 60% di italiani che, non capendo nulla, hanno votato no al referendum costituzionale.
Il “moralismo”, oltre che per combattere il “populismo”, serve anche a coprire la lotta di fameliche correnti che si disputano ferocemente gli ultimi brandelli di potere.
Viene agitata la bandiera dell’antifascismo, in assenza di fascismo, per coprire sotto il gonfalone decorato, il fallimento di un’ esperienza di governo in cui abbiamo un primo cittadino che non ha mai risposto alle domande sull’acquisto e la ristrutturazione della sua casa, dove nessuno spiega come mai a
Reggio si tenga un processo contro la ‘ndrangheta in cui i pubblici ministeri chiedono condanne per 1700 anni di carcere, al netto, temiamo, dei riti abbreviati.
Dove il crollo di molte cooperative: Unieco, Coopsette, Orion, Cormo, Reggiolo, ha portato alla perdita di posti di lavoro e di denaro da parte dei soci prestatori. Dove il Comune e la Provincia hanno inanellato il fallimento delle Fiere di Reggio, l’irrilevanza dell’aeroporto o il restauro di Monfalcone – oggi abbandonato a se stesso – e stanno spendendo milioni di denaro pubblico nella creazione di un Tecnopolo che temo fallirà per mancanza di utenti.
Intanto continua la sistemazione di amici e clientes in posti
pubblici o in Iren, con stipendi che non sarebbero dignitosi per loro, se non toccassero almeno i centomila euro.
Il sacco edilizio gestito dal Pd, che ha reso ricchi pochi, ha cambiato la fisionomia dei quartieri, molti dei quali sono stati investiti dai problemi di un’ immigrazione forte, sempre difesa dal Pd, nel nome di un’ integrazione che non è mai avvenuta, ma che ha scaricato i suoi problemi sui quartieri popolari, ma su questo che è il duro vivere quotidiano, torneremo ancora.
Come torneremo a parlare di insicurezza, che per il Pd non esiste, ma basta leggere ogni giorno i giornali locali per trovarci molta cronaca nera, molti reati e molti extracomunitari
coinvolti.
Dire questo è essere razzisti? O significa semplicemente non essere ipocriti e non aver paura di dire che è ora di cambiare. Un potere che dura da così tanto tempo, crea una serie di opacità, collusioni, intrecci di interessi, mediocrità, conformismo, che bloccano la crescita della Città e ne segnano il declino.
Questo dovrebbero capirlo anche i politici “moralisti”, quelli che la politica è solo “servizio”, quelli che la mafia esiste solo quando vota gli altri. Quelli che stanno sempre con la
ragione e mai col torto, è un Pd che è morto.

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

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6 risposte a BANDIERA ROTTA
Il Pd è morto nel cemento, nelle poltrone e nella finanza, ma a Reggio si combatterà come a Stalingrado

  1. dario Rispondi

    02/07/2018 alle 10:21

    Complimenti per l’articolo, cosa aggiungere? L’ipocrisia del non vedere,l’ipocrisia del non capire,l’arroganza dal momento che? Hanno portato una città operosa ricca al fallimento del mondo cooperativo e non solo, e ciliegina hanno regalato la città alla mafia,”capolavoro” vergogna mai.

  2. Luisa Valdesalici Rispondi

    02/07/2018 alle 13:22

    Il partito Democratico pur manifestando incongruenze già dalla fondazione è andato peggiorando negli ultimi anni alla guida Renzi. D’altronde si è iscritto al PD nel 2007 facendo parte prima del PPI. A livello nazionale e locale è stata la rottamazione vera e propria del PD da parte di colui che, secondo me falsamente, voleva rottamare la vecchia guardia. Ha elevato a potenza chi nel PD ,per convenienza e non convinzione, si era appropriato del potere in collusione con poteri di ogni genere. Il PD è morto, ma non per coloro, l’elite, che ne ha tratto giovamento e che, a valanga, ha agevolato molte imprese locali che beatamente se la godono. Perché con non meno di centomila euro, o peggio, con non meno di centomila euro nemmeno dichiarati, AEmilia docet,non si vive male e allora il PD è vitale. Morto per tanti, ma per molti assai utile.

  3. Guido Rispondi

    02/07/2018 alle 14:10

    Anamnesi perfetta, condivisa al 100/ bravo Caselli, ma molti non lo diranno mai, non perché sono ottusi, ma perché sarebbe riconoscere che hanno sbagliato

  4. Fausto Poli Rispondi

    02/07/2018 alle 22:37

    Mi sembra che il dentista Caselli voglia allietare i presenti a un finto funerale. Nomi e cognomi. Non si può coprirsi e non ammettere che l’ ente fiera fu rapinato. Quel partito ha un potere enorme. Enorme. A Milano e’ il PD che amministra. E’ morto il PD ? I fa marcire a noi.

    Riflettiamo. Gnudi e’ nel PD…..

  5. Caselli cita Guccini? Rispondi

    03/07/2018 alle 00:02

    …sciacquati la bocca!

  6. Mina Rispondi

    03/07/2018 alle 17:20

    Speriamo che sia morto per sempre… è ora di cambiamento di ricostruzione e di rendere ai cittadini e al popolo tutto più accettabile dignitoso e reale, trasparente.
    Basta con i raggiri giochi di sistema malato, incomprensibile, volto solo a creare insoddisfazioni e malessere generale. Chi è causa del suo male pianga se stesso. Ieri abbiamo pianto noi , oggi tocca a chi ci ha messo nella crisi più totale. Adios

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