Addio al giornalista Mario Vighi
E’ morto al teatro Valli, la libertà era il suo credo

Mario Vighi

di Pierluigi Ghiggini

 

4/6/2018 – E’ una notizia di quelle che non vorremo mai scrivere. Mario Vighi, 64 anni, giornalista e uomo di cultura, è morto oggi pomeriggio al teatro Valli. qualcuno lo ha trovato esanime a terra, durante le prove di uno spettacolo, e ha tentato inutilmente di rianimarlo. Era malato da tempo.

Da anni responsabile Comunicazione e Editoria  della fondazione I Teatri di Reggio, Mario Vighi  era, tra i giornalisti emiliani, tra i più competenti e autorevoli nel mondo della cultura.  Era anche tra i più eleganti, garbati e capaci di conferire – cosa rara – un certo sguardo diverso ad ogni n0tizia, più acuto e  profondo del solito,  mai privo di una punta di disincanto e di ironia.

Mario Vighi

In confidenza con scrittori, poeti, registi , grandi nomi dello spettacolo,  Mario Vighi era di Parma, ma la sua carriera giornalistica, dopo gli esordi a Bologna, si era svolta quasi interamente a Reggio Emilia. Era stato  a Telereggio, poi direttore di Retemilia e, alla chiusura dell’emittente, per un certo tempo cronista ai Mattina, i fascicoli locali dell’Unità pubblicati tra il 1996 e il 1998. Molti i casi di cronaca da lui seguiti da vicino, spesso anticipando la concorrenza.

Poi la collaborazione col  Valli che si è consolidata nel tempo: Vighi non era solo il caposervizio comunicazione, ma  il braccio destro e il consigliere ascoltato (non senza scontri, anche memorabili) di presidenti e direttori dei Teatri. Si devono a lui molti geniali manifesti di spettacoli e stagioni, e la stessa idea del festival Aperto.

Era soprattutto un uomo libero e amabile , un pensatore, un vero umanista e  un sognatore : un uomo raro che ricorderemo per la sua ironia, per l’eloquio elegante con l’immancabile erre arrotata dei parmigiani. E non dimenticheremo mai, con un tuffo al cuore, quel “siate felici” con cui la sua voce fuori campo , da anni, apriva ogni serata del Valli insieme all’invito a spegnere in cellulari in sala.

IL CORDOGLIO E IL RICORDO DEL SINDACO DI REGGIO EMILIA

“Siate felici”. Generazioni di spettatori e amici de “I Teatri” sono stati accompagnati, per anni, dalla voce di Mario Vighi, nel momento del “buio in sala”. Proprio lui, giornalista di razza nato a Parma ma cresciuto professionalmente a Reggio Emilia, dove aveva guidato da direttore l’emittente Retemilia in un’epoca in cui scrivere significava battere sui tasti della mitica “Olivetti Lettera 22”, si rivolgeva bonariamente ai più giovani ricordando loro di “assicurarsi di aver spento i cellulari” e li introduceva alla magia delle rappresentazioni dal vivo al Valli.
Mario da oggi non c’è più: ci ha lasciati per un malore proprio mentre si trovava dentro quella che, nel corso dei decenni, era diventata la sua seconda casa, il più importante teatro cittadino, di cui era il capoufficio stampa sin dai tempi della presidenza di Elio Canova. Aveva appena “licenziato” la nuova stagione dell’opera lirica, inviando i materiali stampa alle redazioni e mi piace immaginarlo alla sua scrivania, fra ritagli di quotidiano, libretti di sala e volumi di letteratura sparsi alla rinfusa, in un caos creativo che era il suo mondo da sempre.
Nel tempo Mario ha collaborato a stretto contratto con Giuseppe Gherpelli, Daniele Abbado, più recentemente con il nuovo direttore Paolo Cantù. Il mondo della cultura reggiana perde un giornalista e un intellettuale di grande valore, un uomo sincero e poco incline ai compromessi, trasparente e appassionato sino al limite estremo dello scontro dialettico acre, sugli argomenti in cui credeva e a cui aveva dedicato la propria vita. Qualcuno in città osservava che che Mario aveva un brutto carattere, ma come ha sempre detto Enzo Biagi: “Se uno ha un carattere, di solito è un brutto carattere”.
I Teatri di Reggio Emilia perdono un professionista serio, qualificato e completamente dedito al proprio mestiere, un giornalista competente e un uomo che alla principale istituzionale culturale cittadina ha dedicato tutto se stesso. Come Presidente voglio – anche a nome del Consiglio d’Amministrazione, del Direttore, del Collegio dei Revisori e del Comitato di Indirizzo – rivolgere ai suoi familiari, ai colleghi, ai tanti amici che lo piangono i sentimenti di cordoglio e di partecipazione al lutto.
Con Mario Vighi condividevamo la passione per Bruce Springsteen. Uno dei suoi motti, quando il lavoro quotidiano si faceva duro, era: siamo nati per correre, parafrasando il Boss.
Ciao Mario. Di solito in queste situazioni si usa dire: riposa in pace. Io confido che tu stia continuando a correre a modo tuo, come hai sempre fatto nella tua vita. Sii felice”. Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia.
COSì LO PIANGONO I COMPAGNI DI LAVORO

“Mario Vighi, il combattente, ci ha lasciato. Per noi era Mario e basta.

È in teatro che Mario, ogni giorno, da 20 anni, ha combattuto innanzitutto per le idee, con stile, immensa intelligenza, e perciò senza bisogno di diplomazie. L’energia culturale, la carica umana, il guizzo che non t’aspetti e cambia il modo di vedere le cose: sono doti che ce lo hanno reso fratello e indimenticabile – mentre ancora non ci rendiamo conto che se n’è andato.

Mario ha agito su tanti campi di battaglia, il giornalismo, la letteratura, la politica, ma i più lo piangeranno semplicemente perché Mario era Mario.

E un grande umanista anarchico, sappiamo che questo gli piacerà.

Ciao, sarai sempre con noi”. I colleghi e gli amici della Fondazione I Teatri

 

 

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