1.500 firme dei cittadini contro l’antennone Wind di via Gran Sasso: il Comune ferma i lavori

Frasi di protesta nel cantiere dell’antenna telefonica di via Gran
Sasso d’Italia

21/6/2018 – Domani mattina, venerdì 22 giugno,  una delegazione di cittadini di via Gran Sasso sarà in Comune per consegnare agli assessori Tutino e Montanari una petizione con oltre 1.500 firme raccolte in pochi giorni contro la mega antenna telefonica Wind (alta 33 metri) in costruzione nella  zona a fianco del centro sociale Il Melograno, a poca distanza da una scuola elementare e una scuola per l’infanzia. La preoccupazione è alta e per gli effetti dei campi elettromagnetici, e la protesta in breve tempo è dilagata, anche con cartelli affissi al recinto del cantiere. D’altra parte i cittadini contestano al Comune di non aver promosso un vero coinvolgimento dei residenti: l’assemblea in cui fu illustrato il progetto risale al 2015.

Il comune intanto, in via prudenziale, d’intesa con Wind ha fermato i lavori in vista di una nuova assemblea pubblica: l’annuncio è arrivato ieri pomeriggio con un lungo comunicato nel quale palazzo Civico rivendica “la massima trasparenza” nella questione. Una decisione per placare gli animi, ma anche il riconoscimento implicito che qualcosa non ha funzionato nel meccanismo partecipativo. In questo senso, una prima vittoria degli abitanti di via Gran Sasso e dei frequentatori del centro diurno.

E veniamo al comunicato della Giunta, che tiene a precisare come, in quanto opere dichiarate di pubblica utilità (come gli elettrodotti), i ripetitori telefonici sfuggono all’autorità comunale “e pertanto hanno come unico sostanziale vincolo il via libera delle autorità ambientali (Arpae e Ausl). È Arpae, agenzia ambientale competente in materia di controlli, che, simulando i campi elettromagnetici in funzione della potenza e dell’irraggiamento del segnale, fornisce il parere determinante per qualsiasi autorizzazione. In base alle stesse simulazioni, Ausl esprime le proprie valutazioni in merito ai potenziali pericoli per la salute dei cittadini”.

Il comune afferma dunque di avere le mani legate: “In assenza di vincoli sovraordinati (ad esempio imposti dalla Soprintendenza) o di difformità con le norme urbanistiche, un eventuale diniego imposto dal Comune non avrebbe efficacia e, soprattutto, legittimità a fronte di un ricorso qualora non vi fossero elementi oggettivi connessi alla tutela della salute riscontrati dagli organi competenti”. “Dalle valutazioni di Arpae, l’altezza dell’impianto (33 metri) e la diffusione in orizzontale del segnale – aggiunge il Comune – rende trascurabile l’effetto sugli edifici posti al di sotto dell’antenna ed è stata invece valutata da Arpae l’entità della diffusione sugli edifici posti a un’altezza comparabile con quella dell’antenna, con una previsione di valori tali da portare l’agenzia a rilasciare un parere positivo. L’operatore di telefonia non ha fornito, nè ad Arpae nè al Comune, eventuali ipotesi alternative su terreni o coperture private. E’ stata invece valutata un’altra soluzione su area pubblica che – tuttavia – oltre a non essere a maggiore distanza dalle abitazioni e dai servizi del quartiere, non avrebbe avuto requisiti tecnici adeguati”.

Resta in sospeso una considerazione: il centro sociale il Melograno è pubblico, quindi anche il terreno su cui sorge è di proprietà pubblica: chi è il proprietario del terreno su cui viene costruito l’antennone Wind proprio a ridosso del centro sociale? Oppure, chi lo ha venduto alla compagnia telefonica? Domande essenziali per comprendere quale sia il ruolo effettivo, nella vicenda, dell’amministrazione comunale di Reggio.

 

Condividi

Una risposta a 1

  1. Paolo Rispondi

    21/06/2018 alle 19:15

    L’area è in un parco pubblico.. quindi ovvio che è del comune. Che è obbligato dalla legge a darlo all’operatore delle antenne. Legge Gasparri. Grazie al centrodestra per avere fatto queste normative

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *