Tullio Masoni, ovvero Noè sui tetti di Reggio
Il vigneto in terrazzo è un sogno futurista

di Pierluigi Ghiggini
2/5/2018 – E’ lui il capitolo che manca ancora nelle Storie di insospettabili giardinieri, il bel libro che Delfina Rattazzi ha dedicato anni fa ai giardini-rifugio, spesso sconosciuti, di celebrità mondiali: dalla collezione di iris di Catherine Deneuve all’orto in carcere di Nelson Mandela, da Walt Disney a Yves Saint-Laurent e Pierre Bergè, sino al dal buon retiro di Sting in Lunigiana.
allora calzerebbe a pennello un capitolo nella nuova, ipotetica edizione dedicato a Tullio Masoni da Reggio Emilia, l’unico vignaiolo pensile del mondo, che ha trasformato un tetto del centro storico di Reggio emiliain un vigneto vero, dal quale nasce un signor vino celebrato a livello internazionale. Un vigneto al tempo stesso opera d’arte, dove per linee arcane i tralci sono coccolati dalla struttura ispirata all’elica del Dna e alle ottave musicali.
«C’è una matematica del vino», assicura Masoni. Ma questo aspetto esoterico, che connette il vigneto urbanissimo di via Mari 10, con le radici sacre della bevanda di Noè, di Odino e dell’Ultima Cena, non può far velo al fatto che lì c’è il vigneto produttivo più piccolo del mondo, e contemporaneamente più grande e forse l’unico sopra i tetti della città.

Tullio Masoni nel suo vigneto sui tetti di Reggio

Tullio Masoni nel suo vigneto sui tetti di Reggio

he ne scaturisce è l’unico al mondo esposto in permanenza nelle gallerie d’arte, è corteggiato da persone famose che darebbero chissà cosa per una delle 31 bottiglie prodotte ogni anno dal 2010; ed è pure entrato nell’elite dei vini italiani più apprezzati. «In una degustazione a Parigi il mio ViaMari10 ha sbaragliato altri cinque vini italiani di pregio – spiega Masoni, mentre accarezza come un papà le foglie di vite rigogliose – Ha entusiasmato Pierrik Bourgault e ha ricevuto i complimenti di Edvige Regnier, l’enologa direttrice dell’accademia Cordon Bleu, che mi ha mandato delle mail lusinghiere invitandomi a Parigi».

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La vite che si arrampica sino al quarto piano

La vite che si arrampica sino al quarto piano

La vigna è installata in grandi vasi al quarto piano di una casa che fronteggia il complesso di palazzo Da Mosto, sormontati da tutori opera di Oscar Accorsi. C’è la coda per partecipare alla vendemmia e alla spremitura fatta rigorosamente con i piedi. Ne esce un rosso Sangiovese potente, di 14 gradi e più, un miracolo enologico, di sopravvivenza urbana e al tempo stesso una produzione attentamente progettata, eseguita e sorvegliata. «Qui la vite è rigogliosa, vive nel sole, si nutre dei rumori e delle imprecazioni in molte lingue che risuonano nella zona. In questo senso è «globale». Anche la terra dei vasi lo è: terra del Vesuvio, delle crete senesi, anche dell’Etna. C’è terra che arriva da tutta Italia».
Alla vite del tetto si aggiunge quella piantata quattro anni fa nel terreno di via Mari «di epoca romana» e che con pazienza e determinazione Noè-Masoni ha educato a salire, salire, salire sino al quarto piano. Un’altra incredibile invenzione, a dimostrazione che la comunicazione tra il contadino e la pianta è un fatto reale.
ViaMari10, se vogliamo, è una contestazione radicale del modo in cui la città viene vissuta oggi. E’ di fatto il prototipo dei giardini verticali di Boeri, che da Milano stanno conquistando la Cina dove l’archistar italiana una città di trentamila abitanti fatta di orti e giardini su molti piani. Però Tullio Masoni rifiuta l’etichetta di ecologista: si sente piuttosto un futurista alla Marinetti.

Il vigneto di Tullio Masoni

Il vigneto urbano e pensile di Tullio Masoni

«Il vino – precisa – non è un prodotto naturale. E’ un’alchimia, è un’invenzione dell’uomo. E anche ViaMari 10 è una pura invenzione: ho voluto dimostrare che anche al quarto piano di questo edificio in cui le donne di Reggio vennero ad attingere l’acqua per far battezzare i loro figli da Giuseppe Garibaldi, si può fare un vino eccellente. Se guardi le mappe di Reggio dei secoli passati, vedrai che la città era disseminata di orti. La vite e il vino sono stati scacciati dallo sviluppo violento delle città.
Ma io mi tengo lontano dalla retorica, e non ho neppure una finalità ecologista».

Il pozzo di Garibaldi in via Mari

Il pozzo di Garibaldi in via Mari

L'acqua del pozzo di Garibaldi in bottiglia

L’acqua del pozzo di Garibaldi in bottiglia

Eppure il tuo vigneto suggerisce un modo diverso di vivere la città. In qualche modo è rivoluzionario. «Appunto. La vite non è un’insalata. Tu puoi intervenire, educarla, ti accompagna per tutta l’esistenza e se lo vuoi, cambia con te. Il mio vigneto non è abbandonato ai capricci della natura: un sistema di irrigazione a tempo gli garantisce sempre l’acqua. E’ vero, qui travolgi la logica del cemento, non con la “naturalità” ma con l’invenzione. Senza dimenticare che in questa sfida c’è una buona componente di autoironia».
Le bottiglie con l’etichetta ViaMari10 non sono in vendita: «Il mio vino lo regalo a chi ha già tutto, oppure a chi ha bisogno di un’iniezione di fortuna». Il Noè dei tetti di Reggio lavora, in fondo, per l’umanità.

NOE’ SUI TETTI DI REGGIO: TULLIO MASONI RACCONTA LA SUA CREATURA ARRAMPICATA VERSO IL cIELO

di Tullio Masoni 

Mi definiscono il più piccolo produttore di vino al mondo nel libro “Storie di vino e cucina” di Federico Graziani e Marco Pozzali (Mondadori) in cui sono in compagnia dei più importanti vini italiani e internazionali, ma c’è una sorta di matematica del vino, il ViaMari10 è un vino frattale, cioè il piccolo che racchiude il grande. Gli altri sono banalmente vini euclidei.
Il ViaMari10 ne è il risultato, proprio perchè è inversamente proporzionale, è il più grande vino dell’impossibile che preserva il futuro. Madame Regnier, presidente del Cordon Bleu di Parigi è rimasta sconvolta dal mio vino, invitandomi nella sua prestigiosa accademia a portare il verbo del vino italiano… l’ho invitata invece qui in Via Mari a Reggio Emilia…
Il ViaMari10 mette in crisi le convenzioni sociali, il vigneto che si sposta nel centro storico della città si emancipa, parla le lingue, le vendemmiatrici svolgono il loro lavoro in abiti firmati tutte eleganti e profumate che possono essere delle flautiste internazionali come Aleksandra Grebovic ( nell’annata 2014) piuttosto che finaliste di Miss Italia, potatrici che hanno fatto la scuola dell’arte e conferiscono un tocco di gusto al cordone speronato, l’enologo che è in realtà è una poetessa alla Emily Dickinson, lei non lasciava mai il suo letto, la mia vive dentro una enorme botte, è astemia e proprio per quello che non essendo contaminata ha un’ottima sensibilità papillare, è fondamentale conoscersi poco per avere un rapporto decente.
La mia uva si arrampica sull’arte, i due tutori della vigna sono opera di Oscar Accorsi, sono basate costruttivamente, sulla doppia elica del DNA, utilizzato come pattern visivo. I due oggetti non sono uguali, hanno un ritmo diverso: uno è il doppio dell’altro. Viste in senso longitudinale si percepisce la struttura di cui sopra ma, in senso ortogonale ciò che vediamo è, per i musicisti, la rappresentazione grafica di due onde sonore, coi loro ventri in fase negativa e positiva.
L’ampiezza è uguale nelle due travi e, visto il rapporto detto sopra, risultano essere una nota fondamentale e l’altra all’ottava sopra, o primo armonico. La mia vigna si adagia sopra questa struttura musicale.
Il ViaMari10 è l’unico vino al mondo presente nelle gallerie d’arte, a Reggio Emilia fa bella mostra di sé nella Galleria Bonioni in Corso Garibaldi. Durante le varie lavorazioni il mio vino viene trattato con campi elettrici che gli fanno sprigionare più polifenoli, conferendogli un profumo più intenso. Ho ridefinito i parametri del vino postmoderno per purificare l’umanità dai falsi vini di campagna. Il vino è morto, è risorto col ViaMari10 .

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

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2 risposte a Tullio Masoni, ovvero Noè sui tetti di Reggio
Il vigneto in terrazzo è un sogno futurista

  1. giulio Rispondi

    12/05/2018 alle 18:34

    Bravo Masoni. Finalmente qualche Marinetti e/o Sterpini-surrealista o, perché no, Corrado Costa che rompe il grigiore della città e stimola interessi oltre il piccolo mondo provinciale!

  2. carlo baldi Rispondi

    12/05/2018 alle 19:08

    segue: si potrebbe aprire anche un bistrot nei paraggi , così si farebbe concorrenza al “vignoble” di Montmartre. Se nascesse poi un Utrillo potrebbe realizzarsi un secondo Lapin Agile , luogo di incontro di artisti e poeti!

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