Quel 68 che diede la scossa (anche) a Reggio
Una ricerca di Istoreco coordinata da Carrattieri

16/4/2018 – Istoreco Reggio sta raccogliendo testimonianze e materiali sulla lunga e per molti indimenticabile stagione del ‘68. Un lavoro curato in particolare da Mirco Carrattieri, ricercatore di storia contemporanea a Bologna, già presidente dell’istituto reggiano e oggi direttore del museo di Montefiorino.
«Reggio Emilia – spiega Carrattieri alla Voce – partecipa al progetto regionale, realizzato dalla rete degli Istoreco, sulla storia del ‘68 in Emilia-Romagna. Il gruppo nel complesso lavora da due anni, con materiali e analisi storiche soprattutto sul ‘68 nelle nelle università. Sono state individuate le forti disponibili e realizzate una ventina di video interviste.
Quale il contributo di Reggio a questo lavoro?
Oltre a tre di queste interviste, abbiamo realizzato la mappatura delle fonti, e stiamo raccogliendo opuscoli, volantini e materiale vario soprattutto da fondi privati.

Mirco Carrattieri

Mirco Carrattieri

Cosa emerge da questi documenti?
I contributi interessanti non mancano. Comunque i risultati della ricerca saranno pubblicati in un libro e, a partire da settembre, in un sito nel quale sarà presentata anche la mappatura del ‘68 reggiano con le schede relative. Inoltre come Istoreco Reggio usciremo a fine anno con un numero speciale della rivista Ricerche Storiche, fra l’altro in una veste completamente rinnovata.
Dalla ricerca emerge senza dubbio un ‘68 differente a seconda dei contesti regionali. Notevole il ruolo dell’università di Bologna come centro di elaborazione della protesta, tuttavia emerge anche un quadro importante dei movimenti nelle scuole superiori.

Una manifestazione del 68 a Reggio

Una manifestazione del 68 a Reggio

Ciò vale a maggior ragione per Reggio, dove non c’era l’università…
Gli istituti superiori reggiani sono atttraversati da diversi moti negli anni scolastici tra il 1969 e il 1971. Non solo occupazioni degli istituti, ma altre forme di protesta, con elaborazione molto diverse e anche originali.
Quali?
La protesta generale si intreccia con la rivendicazione degli organi collegiali e delle assemblee d’istituto, e anche a Reggio il movimento esce dalle scuole per riversarsi nelle piazze a fianco degli operai in lotta. Ma più in generale si caratterizza, come del resto in tutto il Paese, come una grande rivoluzione del costume e del modo di comunicare.

Può parlarci degli elementi di spicco del ‘68 reggiano?
Posso indicarne almeno due: una notevole vivacità dei giornalini studenteschi, alcuni dei quali davvero interessanti, e in parallelo la vivacità di un mondo cattolico variegato. Si formano diverse associazioni di studenti cattolici, ed è molto attiva la sinistra dc dove si succedono diversi leader alcuni dei quali, come Castagnetti e Emerenzio Barbieri, assumeranno ruoli di spicco nella politica nazionale.
ci fu grande fermento anche nelle comunità di base che – nella chiesa del Vescovo Baroni, arrivato a Reggio nel 1965 – recepiscono il Concilio Vaticano II con esperienze notevoli, come la Comunità di San Faustino guidata da don Lumetti.

68 tre
E il Partito Comunista?
Elemento interessante sono le dinamiche del Pci e della Fgci, la federazione dei giovani comunisti che spesso entra in conflitto con i gruppi extraparlamentari. Da sottolineare l’esperienza di Reggio 15, rotocalco politico che esce dal 1966 al 1971: prende tutta la stagione del movimento, vi scrivono essenzialmente giovani e esponenti del Pci e del Psi, però mai appiattiti sull’amministrazione comunale.

68 2
Come si caratterizzarono a Reggio i gruppi extraparlamentari?
Come altrove, anche a Reggio Emilia nascono e si dissolvono con grande rapidità. Qui la capacità della Fgci di inglobare giovani e gruppi alla propria sinistra fa sì che maoisti, terzomondisti, sinistra extraparlamentare in genere mantengano un peso molto limitato. In una fase successiva saranno presenti anche Lotta continua e Potere Operaio, ma in ruoli marginali.
Quando nasce l’esperienza dell’appartamento di via Emilia San Pietro, dove si riunivano giovani di diverso orientamento, e anche quelli che andarono a formare il nucleo reggiano delle Br?
Nell’appartamento passarono un po’ tutti, anche quelli, come ha accennato, diventati famosi come nucleo storico delle Brigate Rosse . In realtà l’appartamento era piuttosto un luogo di aggregazione generazionale, di svago prima ancora di elaborazione politica

Molti ritengono che il nucleo storico delle Br sia nato lì…
Sono contrario a legare la genesi del terrorismo con questioni che francamente c’entrano poco. Quei militanti, come Prospero Gallinari o Franceschini, diventarono terroristi al contatto con le voci delle grandi città e delle grandi università. Le loro idee, mi passi la definizione sbrigativa, arrivavano «da fuori» semmai su può discutere sulla pervasività del Partito Comunista che finì per spingere verso l’estremismo quelli che non si riconoscevano nella logica del partito. Ma non fu nel ‘68 la genesi del terrorismo.

Si parla del 68 piuttosto come di una rivoluzione del costume…
Certamente. qui a Reggio l’effetto fu principale fu un grande movimento di sprovincializzazione. Erano gli anni in cui il sindaco Bonazzi portava il Gruppo 63 il Living Theater, che restò in città per lungo tempo. Reggio diventa il crocevia di molte avanguardie europee, come Fluxus. Sono gli anni della rivista Malebolge. Molto significativa, fra l’altro, la manifestazione del gennaio 1969 con gli studenti in piazza contro l’invasione della Cecoslovacchia, vale a dire contro il mondo comunista.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *