Da Casa Cervi alle stragi del Crostolo
Il 25 aprile divide ancora Reggio

24/4/2018 – Questo 25 aprile, a 73 anni dalla Liberazione e a 80 dalle infami leggi razziali, sarà ricordato perchè con la scomparsa di Otello Montanari, Reggio è tornata a riflettere sul Chi Sa Parli (un bagliore di verità presto tradito, ma che ha fatto maturare molti frutti). E soprattutto perchè la Chiesa reggiana, con il perdono di San Valentino e  la lettera di don Eugenio Morlini sulla Riconciliazione Collettiva, dopo decenni di sostanziali silenzi ha ripreso in mano la bandiera della pacificazione e della giustizia per dimenticati delle stragi del dopoguerra.

Eppure come oggi il 25 Aprile offre la rappresentazione plastica di una Reggio ancora divisa dalla guerra civile. Da un lato la grande festa di Casa Cervi e il corteo della Liberazione in centro a Reggio (col sindaco Vecchi che incredibilmente mette revisionismo e negazionismo sullo stesso piano), e dall’altra una manifestazione ignorata dalle istituzioni ma di grande significato simbolico: l’omaggio alla croce di legno alzata sull’argine del Crostolo tra Cadelbosco e Castelnovo Sotto, a ricordo delle stragi compiute lì da partigiani comunisti nei giorni della Liberazione, con un centinaio di trucidati in gran parte civili inermi. Quello fu l’eccidio più grande nei giorni del terrore rosso, per il quale nessuno ha mai chiesto scusa o perdono, ma per il quale Cadelbosco e Castelnovo Sotto vanno annoverate tra le città martiri del comunismo.

Dunque il 25 aprile alle 10 una delegazione del Centro Studi Italia e delle famiglie dei caduti della Rsi, guidata dall’avvocato Luca Tadolini,  andrà a deporre fiori e a rendere omaggio alla croce sull’argine del Crostolo. Non ci saranno ovviamente rappresentanti nè di partiti nè delle istituzioni. Eppure molti morti attendono ancora una vera sepoltura: non si sa neppure dove siano le ossa. L’appello di don Morlini, perché finalmente si dica dove furono interrati quei morti, non può cadere nel vuoto.

Renato Braccini restaura la croce sull'argine del Crostolo

Renato Braccini restaura la croce sull’argine del Crostolo

E’ la ragione per cui oggi Luca Tadolini ha inviato una lettera al vescovo di Reggio Massimo Camisasca e allo stesso don Morlini, informandoli delle dieci croci poste a ricordo delle stragi del Cavone di Campagnola, dell’argine del Crostolo, a Osteriola, sopra Cervarolo, a Monteorsaro, a Costa Borga di Vetto, al Ponte della Governara, a Cernaieto e Cà de Caroli.

“Questi luoghi, questi fatti e le persone che ne furono drammaticamente coinvolte sono vivi nella memoria e negli studi di tanti reggiani pur esclusi da manifestazioni, riconoscimenti, celebrazioni pubbliche e importanti. Chi ha insistito nell’esporsi  su questi temi ha trovato le difficoltà che certamente Voi conoscete.

Nei decenni scorsi persone coraggiose sono state di consiglio e di insegnamento, e volentieri ricordiamo come esempio i Vostri Don Pignagnoli e Don Camellini.

Visti gli eccezionali eventi di San Valentino – conclude la lettera di Tadolini – e le Vostre e importanti dichiarazioni sulla Riconciliazione, speriamo nella fine delle esclusioni e dei silenzi sulla violenza che si abbattè sulla moltitudine dei Vinti della Guerra del Reggiano per motivi che non sono né di verità né di libertà”.

Il punto è proprio questo: la verità e il rispetto per tutti i morti. Si può eccepire sul fatto che sia possibile una autentica riconciliazione, senza una volontà politica determinata, e non solo dei singoli individui.

Tuttavia nessuno può sfuggire al dovere umano della verità e di aprire gli occhi davanti a pagine infami per le quali nessuno ha pagato e  non vi è ancora giustizia. Quel senso e quel dovere della verità che è mancato a sinistra (dove prevalgono il disprezzo per i vinti, il settarismo e le manipolazioni) per lungo tempo anche nella Chiesa, per tacere degli istituti di ricerca, della scuola e delle università piegate per lo più  alla vulgata (quella storia della Resistenza che secondo Pansa è interamente da riscrivere). E che continua a gridare le proprie ragioni dalle ignote tombe dei dispersi.

Troveranno il modo il Vescovo, don Morlini e altri preti di andare in pellegrinaggio anche alle croci dei Vinti?

(Pierluigi Ghiggini)

 

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