Campovolo, troppe domande senza risposta

di Giacomo Giovannini (*)
Arena Grandi Eventi al Campovolo: l’idea di realizzare un luogo dedicato allo svolgimento di spettacoli anche di grande richiamo, di per sé è giusta, così come le motivazioni tese a dare centralità alla nostra città sfruttando il valore aggiunto della stazione Mediopadana, e creare nuove opportunità di lavoro e di investimento.
Il metodo e la scelta del luogo non lo sono stati.
Perché non è sufficiente inserire la proposta di un’arena spettacoli nel proprio programma elettorale per imporre una scelta strategica così impattante alla città, senza confronto o discussione pubblica a partire dalle sedi istituzionali.

Arena Campovolo,rendering del progetto Coopservice: visione generale

Arena Campovolo,rendering del progetto Coopservice: visione generale

La politica oggi vive questo tipo di degrado, che si concretizza nell’annuncio della pubblicazione di un bando, su un progetto costruito nelle segrete stanze, ancora prima di avere approvato la necessaria variante urbanistica per poterlo realizzare. In un’area per altro dove sono stati rilevati pesanti e diffusi abusi edilizi senza che chi ha responsabilità ben chiare nell’Amministrazione nel contrasto all’illegalità abbia compiuto tutti gli atti conseguenti.
Il messaggio che politicamente il Partito Democratico ha trasmesso alla città è degno del Marchese del Grillo.

Perché ci sarebbe bisogno di un confronto pubblico approfondito?
Non certo per perdere tempo, ma per discutere, analisi e progetti alla mano, se la scelta che si sta assumendo sia effettivamente la migliore per la città. Altrimenti l’ulteriore messaggio politico del Pd, non è che questo progetto vuole «parlare all’Italia e all’Europa», ma che si parli alle esigenze delle proprie casse e della propria festa magari riconvertita alle funzioni concertistiche.
L’area aeroportuale ha precise funzioni definite dai milionari investimenti pubblici sostenuti sino ad oggi, vale a dire ospitare e sviluppare attività legate all’aeronautica ad alta specializzazione.
Questo è il motivo per cui Enac ha concesso alla società Aeroporto la gestione trentennale dell’area: utilizzare da aprile a ottobre quel luogo per altre attività significa intralciare se non già ostacolare le attività caratteristiche dell’aeroporto.

Realizzare una mega arena per un utilizzo limitato solo alla bella stagione, significa poi consegnare alla città un’opera dimezzata: perché Reggio non può dotarsi di una struttura che dia risposte a livello internazionale per tutto l’anno anche nel settore della convegnistica oltre che per gli spettacoli?
S’è sempre sentito dire che una nuova arena polifunzionale coperta sarebbe costata tra i 10 e i 12 milioni, ebbene tra restyling del Palabigi e la nuova arena aeroportuale se ne spenderanno oltre 10 milioni (in aumento) di cui la metà pubblici: siamo di fronte ad una buona programmazione?

Vi è poi un grave problema infrastrutturale che assume anche una significativa connotazione ambientale.
Si è già infatti sperimentato nei precedenti eventi la difficoltà di accessibilità di quell’area che ha in via dell’aeronautica il principale collegamento pendolare nord-sud ad est di Reggio.
Il sindaco vuole bloccare la città, oltre che l’intero quartiere di Santa Croce per sei mesi l’anno?
E che dire dell’annuncio di 30mila posti di parcheggio all’interno dell’area operativa dell’aeroporto? Reggio è una delle città padane con la peggior qualità dell’aria.
E’ questa la politica ambientale di una Giunta o basta lavarsi la coscienza con qualche domenica ecologica?

Vi sarebbe poi da determinare dove possa rintracciarsi l’interesse pubblico su questa partita: l’investimento della Regione è in partenza cospicuo (1,7 milioni di euro), l’introito della società Aeroporto per la sub-concessione è tutto da scoprire e valutare.

Ma forse è tutta qui la differenza con la scelta di una ubicazione alternativa che sarebbe risultata logisticamente certamente migliore, quella a nord della città, laddove ad esempio la società Aurora (Coop) aveva abbozzato di realizzare la città della musica (Pua1) o meglio ancora nell’area delle Fiere: ma certo per essere utilizzati degli ambiti diversi si sarebbe dovuto far fronte ad un investimento superiore rispetto quella dell’aeroporto per acquisire l’area.

Per come gestita questa vicenda, pare proprio che l’unico vero obiettivo politico sia stato quello di annullare gli spazi democratici per potersi presentare alla scadenza di mandato con almeno una carta da spendere, ma poiché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, staremo a vedere se lo scoglio dell’aumento di costi e dei ricorsi pendenti al Tar, al di là delle cartoline elettoralistiche, bloccheranno un progetto mal pensato e peggio costruito.
*Vicepresidente Alleanza Civica

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

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