Rolando Rivi, il giorno del perdono
La figlia di Corghi: “Qualcuno mi ha guidata”

16/4/2018 – Un abbraccio alla fine della messa celebrata dal vescovo Camisasca ha suggellato il perdono. Un gesto di riconciliazione che porta in sè il senso della storia e dello spirito, che a tutti noi dice che un gesto d’amore può riscattare dall’odio e salvare il mondo, è avvenuto a nella pieve di San Valentino di Castellarano, di fronte alle reliquie del beato Rolando Rivi
Maris Corghi, la figlia del partigiano comunista che il 13 aprile 1945 uccise il martire bambino, proclamato  Beato nel 2013 da Papa Francesco, ha pronunciato la sua richiesta di perdono dopo l’omelia del vescovo nel 73mo anniversario del martirio. Era presente ed è intervenuto insieme a lei il cugino del beato, Alfonso Rivi, insieme ad altri famigliari. E l’abbraccio alla fine della celebrazione liturgica, in un clima di commozione indicibile, ha messo il sigillo alla riconciliazione.

Il Beato Rolando Rivi, martire bambino

Il Beato Rolando Rivi, martire bambino

Meris Corghi ha voluto portare a compimento il pentimento per l’efferato delitto, espresso in punto di morte dal padre Giuseppe Corghi.
«Giuseppe Corghi era mio padre, io sono Meris, Meris Corghi – ha detto la donna – e sono onorata di essere qui. Durante un percorso che mi ha trasformato profondamente nell’animo, ho sentito che c’era qualcosa che dovevo fare, ma non sapevo cosa, non sapevo praticamente nulla di questa vicenda perché io non ero nata all’epoca e dopo ero troppo piccola per capire i discorsi, ma piano piano hanno cominciato ad affiorare dei tasselli, ho cominciato a pormi delle domande e ho iniziato il cammino che mi ha portato fino a qui oggi… Possiamo diventare una valanga di cuori, una valanga di amore».

«Non ho quasi idea di come sia successo – ha detto ancora – so soltanto che è stato come essere guidata: sì, sono stata guidata, forse dalla presenza di mio padre nel cercare la risoluzione per poter ritrovare la pace, forse dalla luce divina che ognuno di noi porta nel cuore, forse dallo stesso beato Rolando, che desidera più di ogni altro, in questo momento storico così decisivo per il mondo, l’unione e la pace. Ho detto, io sono solo una figlia, e la risposta che ho trovato nel cuore è stata: siamo tutti figli, figli dello stesso Padre e fratelli, ognuno con i suoi personali fardelli. Vi chiedo con immensa umiltà di permettermi di pronunciare queste parole che mi sono state dettate dal cuore. Sono una figlia anche io, come tutti».

Il vescovo Camisasca ha parlato di miracolo: “Attraverso un’azione paziente e tenace, il Signore ha saputo farsi strada nel cuore delle persone e arrivare a questo miracolo”.
Giuseppe Corghi era a capo del battaglione Frittelli della divisione Modena Montagna appartenente alla Brigata Garibaldi. Il 10 aprile 1945 sequestrò Rivi assieme al compagno partigiano Delcisio Rioli. Tolsero l’abito al giovane seminarista, e dopo e giorni di servizi  lo portarono in un bosco, lo costrinsero a scavarsi la fossa e lo uccisero. Il giorno successivo, il padre del ragazzo e il al prete  di San Valentino  don Alberto Camellini trovarono il corpo dopo aver seguito le indicazioni degli stessi assassini. Corghi e Rioli vennero processati e condannati a 22 anni di carcere: ne scontarono sei a seguito delle amnistie.
La figlia di Corghi ha ricevuto da una zia le parole di pentimento per il delitto pronunciate dal padre in punto di morte.
Da ieri la pieve di San Valentino, come ha annunciato Camisasca, è ufficialmente intitolata al beato Rolando Rivi.

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